Mente vs Educazione 0-1

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Una popolazione umana di cacciatori-raccoglitori aveva maggiori chance di sopravvivenza non se sapeva imparare tantissimo, ma se riusciva a trasmettere abbastanza

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Sociometria del parco giochi

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Esiste una legge sociomatematica che dovrebbe funzionare più o meno così: dato uno spazio s e un numero n di bambini che lo occupano, quando n/s è maggiore di una costante Q, i bambini smettono di giocare e iniziano a urlare, correndo in tondo.

Essere e non essere

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Si è ció che si é anche in virtù di quello che non si puó essere

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Domande impossibili

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di Irene Auletta

Il nostro paese si è mosso quasi all’unisono, di fronte ad una tragedia.

I feriti sono tanti e certamente per ciascuno la tragedia assume tinte e intensità differenti.

L’attacco all’istituzione scolastica, alla cultura, alla giustizia, alle persone.

Ed è proprio a queste ultime che volgo il mio pensiero più forte.

Una ragazza di sedici anni che ha perso il futuro, senza alcuna possibilità di replica.

Un’altra, che sta lottando per avere ancora qualche chance e che probabilmente ancora non sa che nulla potrà più essere come prima.

Genitori distrutti dalla perdita e dal dolore.

Li immagino con lo sguardo vuoto, alla ricerca di un senso impossibile da ritrovare.

Ma quale può essere il senso di tutto questo?

Triangoli calciopedagogici

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C’è un campo di calcio a Bonassola – racconta un signore seduto in prima fila – troppo piccolo per avere un bordo campo con relative linee. Beh, dico fra me e me, in effetti è persin difficile pensare che in quel paesino arroccato sulle coste delle Cinque Terre possa esercì spazio per giocare a pallone. Salvo doverlo recuperare tra gli scogli dopo ogni tiro teso. Dunque – continua il nostro amico – non esisteva il fallo laterale. Cerco di capire dove voglia andare a parare. Mi stuzzica quell’incipit, ma non riesco proprio a intuire che c’entri con quello che stavamo dicendo.

Franco Bomprezzi e io dialogavamo da un’oretta attorno al mio libro, Con occhi di padre, durante la presentazione milanese di ieri alla libreria Odradek. Franco aveva appena letto quel lungo passaggio che inizia con “Hai fatto caso, Luna, che strano universo ti si è stretto attorno?”(p- 108) seguito dal lungo elenco degli incontri che segnavano allora e in gran parte segnano ancora la sua/nostra quotidianità. Voleva sottolineare che la disabilità, alla fine, è questo: relazione. Vale per tutti noi, ovviamente. Ma l’esperienza della disabilità rende evidente ció che potremmo rischiare di dimenticarci. Io ne avevo approfittato per dire che le relazioni creano un mondo e il mio ruolo di padre è ricomparso, dopo anni di oblio, quando ho iniziato a occuparmene, di quel mondo, dandogli la possibilità di esistere e prendendomene cura.

Lui, il padre-spettatore-uomo, continua con la partita a Bonassola raccontando che, al posto delle linee laterali, c’era un muro. Un muro che i giocatori utilizzavano per il dribbling, facendovi rimbalzare la palla quando dovevano scartare un avversario. Inventandosi una sorta di calciosquash. Questo mi fa venire in mente – conclude – che noi siamo abituati  ad agire sempre in linea diretta. Soprattutto con i figli. Invece si tratta di triangolare con il mondo. Come a Bonassola.

Fantastico…

Grazie, padre-spettatore-uomo. Non potevi regalarmi un’immagine piú convincente per cercare di dire quello che sto cercando di dire da anni sul ruolo paterno. Come ti ho detto ieri, la userò. Iniziando da qui e aggiungendo che il calcio bonassolese insegna anche un’altra cosa: il mondo va triangolato per quello che è, non per quello che si vorrebbe fosse o secondo le prescrizioni dettate dalle regole ufficiali. Ed è esattamente in questo modo che è possibile trasformarlo, abitandolo.

Grazie ancora a tutti. E alla prossima…

Qualità

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“Se hai paura, sei pericoloso. Se sei arrabbiato, sei stupido. Se hai paura e sei arrabbiato, sei uno stupido pericoloso”

Letta qui. Ma potrebbe provenire dalle antiche saggezza orientali risalendo persino a Sun Tzu

I colori della fatica

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di Irene Auletta

Molti della mia generazioni ricordano, nella loro educazione, una serie di valori ricorrenti, immancabili nella top ten pedagogica di molte famiglie di quel tempo.

Tra questi, i miei genitori, apprezzavano in particolare il senso della fatica, dell’impegno e dell’intramontabile (credevo allora!) necessità di “meritarsi le cose”.

Sono passati gli anni e intorno a me ho visto comparire strane categorie di individui.

Quelli distrutti alle otto di mattina, gli stravolti-sempre, gli insopportabili che ripetono appena possono che hanno bisogno di rilassarsi e i mitici stressati.

Insomma, mai come in questi ultimi tempi mi ritorna alla mente una vecchia pubblicità che, per reclamizzare un amaro, brindava “contro il logorio della vita moderna”. Se la memoria non mi inganna, erano gli anni settanta.

Probabilmente il logorio, mentre noi eravamo distratti da altro, ha preso il sopravvento contagiando una moltitudine di individui, fino a travolgere anche i bambini.

Così, oggi incontro sempre più spesso genitori stupiti dalla fatica di allevare bambini piccoli, insegnanti stanchi di insegnare e bambini o ragazzi stanchi di imparare.

Ma che fine ha fatto il valore della fatica? La possibilità di identificarla nel percorso necessario per raggiungere un risultato, un desiderio, un sogno?

Sono convinta, ogni giorno di più, che sia necessario trovare nuove strategie per insegnare anche il valore della fatica e per togliere il velo cialtrone a molte delle cose facili e senza senso che ormai circondano le nostre esistenze.

Mi chiedo però, come possiamo farlo, in presenza di adulti sempre stanchi, disillusi, con poche speranze. Dei sogni poi, neppure a parlarne.

Si, forse potremmo proprio partire da qui.

Dalla possibilità di tornare a sognare, immaginare, sperare, progettare.

Mi viene spesso in mente quello che provo mentre seguo fiduciosa il mio instancabile compagno di vita, nelle gite in montagna.

Il fiato corto, le gambe che si spezzano e il batticuore.

Poi, ogni volta, da anni, ci ritorno e ci riprovo.

Il paesaggio che è possibile ammirare, quando si raggiunge la meta, è insostituibile.

Magicamente, la fatica diventa leggera.

Dite che possiamo provarci anche con l’educazione?

Con occhi di padre alla libreria Odradek di Milano

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Beh, pubblicare questo invito il giorno della Festa della mamma non è male no….? comunque sono contento di questa nuova presentazione. L’ultima fatta a Milano è stata nel 2006, la seconda subito dopo l’uscita del libro. Ricordo una serata intensissima e con più di cento persone. Ricordo un grandissimo abbraccio collettivo. Ricordo Charmet, invitato a presentare il libro, stupito da un pubblico così numeroso e anche dalla fitta partecipazione: dopo diciotto interventi (18) abbiamo dovuto chiudere perchè ci stavano buttando fuori dalla sala Lazzati…

Sono passati molti anni, e anche parecchia acqua sotto i ponti. Giovedì sera parlerò del libro con Franco Bomprezzi e sarà ancora una volta un’esperienza nuova. Spero in una partecipazione numerosa anche questa volta. E poi ricordo a chi nel caso fosse sfuggito, che il libro è nuovo non solo perchè edito da Erickson, ma anche perchè ci sono parti nuove inedite.

 

E sfida sia!

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di Irene Auletta

Oggi non mollo e decido di ingaggiare una mini battaglia.

Arrivo sotto casa mia e vedo un signore che con un furgoncino ha appena posteggiato nello spazio, per disabili, a me riservato.

Gli chiedo gentilmente di spostarsi, indicando il pass esposto sulla mia auto.

Il tizio temporeggia, borbotta qualcosa di incomprensibile che fatico a interpretare come un complimento e poi, alzando le braccia in gesto di resa, sposta il suo automezzo.

Che faccio? Vado e ignoro la questione come accade molte volte?

Oggi proprio no. E guerra sia.

Vedo che sta posteggiando poco più avanti e lo aspetto, intuendo che la sua meta è il fiorista sotto casa mia dove arriva con una piccola consegna.

Voleva per caso dirmi qualcosa? Lo rintuzzo con decisione ma, mi pare, con molta gentilezza.

Scambio di battute al limite del surreale.

No, no … tanto avete sempre ragione voi!

Voi chi scusi?

Ci sono tanti problemi seri nella vita e voi ne approfittate!

Mi scusi, ma non capisco, sia più chiaro per cortesia.

Tutti a lamentarsi … e l’Italia va a rotoli!

Ultima battuta mentre il signore, almeno sessantenne, entra nel negozio senza mai guardarmi in faccia.

Ecco cosa vuol dire essere codardi e l’ignoranza fa da gran sfondo.

Mi vergogno per lui e, se ne ha, per i suoi figli che forse non si sentirebbero neppure mortificati dalla performance del loro padre. O chissà, magari sapendolo, vorrebbero sprofondare.

Ci sono giorni in cui la battaglia è energia perchè libera una forza buona, almeno in me.

Oggi mi è andata bene.

L’umiltà è una grande forza dell’anima.

Mi sa che, se “l’Italia va a rotoli”, è anche a causa di questa grande assente.

Vantaggi del consulente pedagogico

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…pranzare sulla terrazza sopra mare in attesa del corso pomeridiano. La terrazza e sui Bastioni di Cagliari. Il consulente pedagogico di Milano…

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