Candeline e prospettive

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di Irene Auletta

Ha solo lei? Che peccato!

Quante volte ho incontrato questa frase e quante, in questi ventun’anni di vita insieme, la stessa si è arricchita di significati e sentimenti molto differenti. 

In realtà, ripensandoci oggi, non ho alcun dubbio nell’affermare che dopo di te, non ho mai desiderato avere altri figli. Sarà perchè l’impatto è stato molto forte o perchè il tempo del nostro incontro per un po’ ha congelato tutto ma, di fatto, non ho mai pensato che avere solo te andasse a braccetto con una qualche mancanza.

Certo, all’inizio in questo interrogativo avvertivo come la dichiarazione di un senso di imperfezione o di un progetto realizzato a metà che faceva risuonare la musica graffiante e stonata del mio dolore. Ma, con il tempo, la melodia è diventata sempre più dolce e soave fino a strapparmi un sorriso e una domanda di risposta.

Perchè “che peccato” ho chiesto di recente mentre l’ultima impacciata protagonista della domanda faceva riferimento a sé e al suo essere già nonna, quasi a nominare un dispiacere per un ulteriore mancanza a “mio favore”.

Difficile dire se quello che provo e sento è verità vera oppure un riflesso dorato della storiella La Volpe e l’uva. Forse non mi importa neppure dirmelo perchè oggi penso solo a te.

Penso forte al tuo compleanno sperando che scrivendolo ti arrivi tutto il mio amore e voglio pensare solo alla bellezza che hai portato con il tuo arrivo in ogni sorriso, in ogni abbraccio e in ogni sguardo carico di curiosità.

Penso ai regali che con tuo padre abbiamo perfezionato per te negli anni facendo scomparire le cose per impacchettarti esperienze.

Penso al gusto che ogni volta mi danno la tua espressione stupita di fronte alla nostra stonata Tanti Auguri e la meraviglia con cui accogli le nostre sorprese.

Buon compleanno figlia del mio cuore. Il regalo anche quest’anno me lo fai tu, perchè da ventun’anni ho tantissimo te.

Già, proprio così.

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gia, proprio cosìdi Irene Auletta

Ma sarà sempre così?

Stamane sei già frizzante come l’aria e quando ti ricordiamo che andrai al nuovo Centro con il pulmino sembri attenta e pronta alla nuova ritrovata autonomia. Per due anni hai dovuto rinunciare a quella piccola possibilità, tornando ad affidarti agli accompagnamenti dei tuoi genitori da un capo all’altro della città. Anche quello ci ha riservato belle sorprese e già so che mi mancheranno i nostri viaggi, con la musica di sottofondo o nel silenzio delle nostre conversazioni d’amore.

Figurati se non mi commuovo solo a scriverne. Cavolo che lagna che è diventata tua madre.

Scaccio i pensieri delle nuove preoccupazioni che sono tornate a bussarmi nel petto. Come te la caverai nella nuova esperienza? Riuscirai a farti capire e un pochino rispettare? Vedranno in te qualcosa di diverso da quello che sai fare per incrociare il cuore di ciò che sei?

Non posso fare a meno di sbirciarti dal balcone e mi vergogno a dirlo anche a tuo padre che per fortuna ti accompagna verso la nuova abitudine con quella giusta distanza che lui sa mantenere nei confronti delle tue nuove esperienze. Per anni i viaggi con il pulmino sono stati il tempo della distanza tra casa e scuola e viceversa. Un tempo tuo per fare pausa dalle esperienze e dalle emozioni. Ora si ricomincia e spero farai buoni viaggi, figlia mia.

Ci accontentiamo di piccole cose noi che riusciamo a dare valore ai granelli di felicità e che, rispecchiandoci in essi, ritroviamo ogni volta il senso della vita. Almeno, per me è di certo così.

Ti guardo andare e il freddo accompagna quelle due righe sulle guance, amiche di tanti giorni.

Si figlia, credo proprio che sarà sempre così.

Ricordi nell’aria

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ricordi nell'ariadi Irene Auletta

Attraverso la città in un’ora insolita e per giunta nella sua veste pigra della domenica mattina. Ferma ad un semaforo mi raggiunge un flashback.

Una ragazza attraversa la strada, quasi sempre li, con lo zaino in spalla e la faccia seria. Quel percorso ripetuto per cinque anni, riemerge pian piano dalla memoria. Lo sguardo sempre basso ad alimentare quella postura scorretta per cui tu mi hai preso un po’ in giro al nostro primo incontro e su cui lavoro ancora oggi grazie al contributo delle lezioni Feldenkrais.

Alza lo sguardo Irene, vedrai che ti verrà più facile respirare, sentirti più sicura e meglio sostenuta dalla colonna.

Oggi me lo ripeto quasi da sola ma la ragazza che attraversa quelle strisce pedonali ancora non lo sa e le sue spalle reagiscono come possono a quel carico di responsabilità che per lei è troppo. Lontana dalla donna che sono diventata, andatura goffa e corpo nascosto da pantaloni larghi e camicie lunghe, mi vedo incrociare la strada e la vita.

E dopo poco, seguendo il mio viaggio, eccomi li,  di fronte al luogo che mi ha visto muovere i miei primi passi professionali. Dopo tanti anni, ogni volta, tante emozioni. Sono accadute molte cose importanti in quegli anni ed è come se quella struttura, sempre originale, le avesse trattenute per proiettarle stamane al mio passaggio. Quanta vita, tra ricordi ed emozioni.

Siamo due signore di mezza età, ha detto di recente mia sorella. È vero. A volte sento i miei anni, a volte meno e a volte cento. Stamane quell’ombrosa quindicenne mi fa l’occhiolino e mi accorgo che, seguendomi con la coda dell’occhio, mi sta facendo un sorriso che mi guida a destinazione.

Sei sempre sorridente … nonostante tutto, mi dice mia madre appena mi vede arrivare. L’abbraccio, senza dire nulla ma dentro di me il messaggio è chiaro.

Ho imparato mamma, ho imparato.

Che ci porti Babbo?

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Luna Finestrinodi Irene Auletta

Cosa le posso regalare per Natale? Dimmi tu quali sono i suoi gusti e cosa le può piacere di più.

Da anni mi ritrovo di fronte a domande analoghe e ogni volta provo a percorrere strade creative. Mezzi sorrisi, spiegazioni più o meno sofisticate e suggerimenti possibili attraversati sempre da un velato imbarazzo. Cosa posso dire figlia dei tuoi gusti, delle tue preferenze o delle tue passioni?

Qualche giorno fa, grazie ad una di quelle coincidenze che bisogna prendere al volo, abbiamo fatto un piccolo viaggio scegliendo di andarci in aereo. lo scorso anno sarebbe stato impossibile anche solo pensarlo perchè la tua salute era in uno di quei suoi momenti no che trasformano ogni scelta in un possibile problema da affrontare.

Levataccia al mattino, volo, ospitalità a casa di amici e nuovo volo, concentrati in un fine settimana lungo. Il pensiero mi attraversa di corsa e mascherato di leggerezza. Oddio, ce la farai? Non ti staremo chiedendo troppo? E se ti senti male oppure fai una di quelle tue piazzate in un momento poco opportuno?

Dopo un’ora di viaggio in auto arriviamo in aeroporto alle sei di mattina accolti, poco dopo, da una cornice di montagne illuminate di rosa dai primi raggi di un bellissimo sole invernale. Tu sei particolarmente frizzate, come l’aria. Hai capito che sta accadendo qualcosa di speciale e, al di là delle nostre parole e dei nostri racconti, sembri guidata da un’irrefrenabile curiosità.

Cammini per un lungo tratto di strada senza alcuna protesta, studiando tutto ciò che ci circonda. Alla fine, oltre lo vetrate lo vedi e allora non hai più alcun dubbio. Ridi e salti con gli occhi che brillano. Si amore, saliamo proprio lì e ci facciamo un giro in cielo per andare a trovare Alessia, Anna Maria e Mario. Ti ricordi quest’estate che bei bagni abbiamo fatto insieme nella loro piscina e quanto ci siamo divertiti?

Il viaggio lo passi attaccata al finestrino, distraendoti solo per guardarci emozionata con quei tuoi sorrisi che raccontano mondi di emozioni. Noi ci guardiamo pensando la stessa cosa. Anche solo questo momento ci dice che abbiamo fatto la scelta giusta. La tua reazione è uno speciale regalo di Natale per noi che cerchiamo di raggiungerti nei tuoi luoghi, sovente misteriosi.

Dei regali materiali non ti importa nulla e ora lo posso ammettere con il cuore leggero. Ti piacciono le emozioni e le esperienze e questo è il nostro vero dono per te, figlia meraviglia.

Ci hai insegnato, e ogni giorno ce lo rammenti, che l’oggi è prezioso e irripetibile. Questo Natale tu stai bene e questo è il mio regalo più grande.

Per te, un volo.

Diversamente clessidre

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tempo e clessidre di Irene Auletta

Ci prepariamo a qualcosa che sta per accadere e io cerco di usare toni e parole che possano incuriosirti, creando quel clima tipico che attende le sorprese che non possono essere pensate.

Quando il citofono ci richiama sei pronta a scoprire la novità e in ascensore esprimi la tua gioia con quei piccoli saltelli che sono a metà fra una ginnastica e una sorta di ballo. Scruti seria la strada senza scorgere nulla e solo quando intravedi arrivare una piccola macchina elettrica con a bordo tuo padre, realizzi il prossimo gioco pensato tutto per te. Senza alcuna esitazione sali sull’auto emozionata per la prossima avventura che vi vede, te e babbo, accomodati vicinissimi in un abitacolo che pare quello di un’automobile finta.

Mentre partite e vi allontanate sento le tue risate e già mi immagino come sarà difficile, dopo, interrompere quel nuovo gioco tanto gradito.

La scena successiva infatti ci vede lì, tu seduta sul marciapiedi che mi guardi con la minaccia di volertici sdraiare, io che aspetto e i passanti che ci guardano incuriositi da quella situazione che evidentemente stonando, attira l’attenzione. In due occasioni mi raggiungono delicate e gentili frasi. Ha bisogno di un passaggio? Posso darle una mano? Io sorrido solamente accennando un no con la testa, perchè so che in questi casi l’attenzione altrui spesso esalta quel tuo comportamento oppositivo che vanta un’ostentata esibizione di volontà.

Da che ne ho memoria lasciare le cose piacevoli per te è sempre stato un problema ma, di sicuro, crescendo, queste tue reazioni fanno ben comprendere la tentazione o reazione di quei genitori che, pian piano, finiscono con l’eliminare tutte le esperienze che possono far intravedere, anche solo da lontano, situazioni simili da gestire.

La fatica per te e la fatica per noi, porta con sè un retrogusto di rinuncia.

Eppure basta un po’ di tranquillità per accorgersi che è solo questione di tempi differenti perchè dopo circa quindici minuti, che in quella situazione sembrano interminabili, ti convinci ad alzarti e una volta in piedi mi abbracci forte in cerca di consolazione. Il traffico, i passanti e la città ci circondano mentre, ricordandomi di respirare profondamente, ti sussurro all’orecchio che ti capisco perchè lasciare le cose belle è davvero molto difficile.

Puoi scegliere così poco nella tua vita e stavolta sono riuscita a farti scegliere tempi e reazioni senza preoccuparmi troppo di tutto il resto. Strade complesse quelle da intraprendere in situazioni come queste che spesso sono il nostro quotidiano e che non sempre ci trovano pronti a fermarci o almeno a rallentare.

Ogni volta, con pazienza, tu provi a ricordarcelo. Ci vuole tempo per esprimere una volontà senza parole e ce ne vuole altrettanto per ascoltarla, nel rispetto del silenzio.

Esperienze speciali

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DSCN5881di Irene Auletta

Lo ricordo bene quel marzo di parecchi anni fa e la mia prima visita alla scuola speciale. Ci ero già stata nelle vesti di operatore e tornarci in quelle di madre non era stato affatto semplice. Ancora una volta di fronte a quelle domande ormai divenute compagne di viaggio.

Perchè proprio mia figlia? Cosa centra con questo posto e con le persone che lo abitano? Come si sopravvive a questo dolore?

Eppure, neppure per un secondo ho pensato che quella non fosse la scelta giusta per te, per offrirti nuove possibilità per imparare e per diventare grande nel rispetto delle tue possibilità e caratteristiche. Ho lottato aspramente, ingoiando chiodi, con chi ha criticato la nostra scelta, chi ha giudicato senza nessun scrupolo, chi non ha trattenuto commenti idioti.

Non sono stati anni facili, perchè la vita non è facile. Però siamo stati fortunati e abbiamo avuto la possibilità di incontrare le due insegnanti che ci sono rimaste accanto per tutto il viaggio e ti hanno insegnato ciò che noi non avremmo mai potuto fare.

Il senso di tutto il percorso, lo ritrovo commossa, proprio in questi giorni di saluti, in tutte le tracce che testimoniano la tua storia degli ultimi anni raccolte in ricordi, racconti, quaderni, fotografie. Tante emozioni che si affastellano e che mi accompagnano oscillando tra un sorriso costante e un magone che mi stringe la gola.

Ancora oggi le domande amiche sono sempre al mio fianco ma sono diventate un po’ più leggere anche grazie agli incontri, alle nuove condivisioni e al passare del tempo.

Si aprono nuove strade, si intravedono altri possibili incontri e l’orizzonte è sempre lì, con i suoi raggi di luce e le sue ombre. Noi non siamo più gli stessi e neppure tu, nonostante il tuo aspetto fatichi a reclamare gli anni passati, conferendoti sempre un aspetto da bambina. Nel nostro bagaglio abbiamo aggiunto un’esperienza importante che tratteniamo, riconoscenti, negli occhi e nel cuore.

Ora, teniamoci forte per mano e andiamo avanti.

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