Dichiarazioni di indipendenza

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di Anna Maria Manzo

Ci risiamo, tra pochi giorni e’ Natale e io sono in ritardo, non ti ho preso ancora nessun regalo, non so proprio cosa farti trovare sotto l’albero.

Ogni anno è sempre più difficile, sei sempre meno interessata ai cd dei tuoi cantanti preferiti e ai giornali illustrati. Le sole cose che riempivano le tue giornate, erano questi i regali che ti piaceva trovare sotto l’albero, questi i tuoi unici interessi. Che caspita ti posso regalare quest’anno figlia ?

Certo se fossi una ragazza di 23 quasi 24 anni come tutte le altre della tua età me la potrei cavare con un capo di abbigliamento alla moda o con dei biglietti per assistere ad un concerto con gli amici o con mille altre cose. Ma noi siamo lontani anni luce dalla normalità dei tuoi anni. Da un po’ di tempo, anzi, troppo tempo ti interessa solo starmi vicino, sentire le storie che ti piacciono, i nomi delle persone a cui vuoi bene ripetuti all’infinito e poi stare mano nella mano, in strada , a letto, in macchina o davanti la televisione. Non mi molli nemmeno un attimo, neanche con gli occhi.

Ecco figlia il regalo giusto per me e per te, per noi, un po’ di indipendenza l’una dall’altra. Un po’ di tempo per te senza me e per me senza di te. Un dono che farebbe bene ad entrambe. A te per imparare che non solo io sono la tua vita e a me per imparare a respirare senza di te. Un regalo difficile da trovare ma non impossibile, tu aiutami però, io da sola non posso farcela!

Buon Natale Alessia!

Doni possibili

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doni possibilidi Irene Auletta

Cosa regali quest’anno a tua figlia? La domanda arriva da una collega ma si ripete in diverse occasioni. E ogni volta prendo tempo anche se ormai la risposta, da parecchi anni, è molto chiara dentro di me. Le regalo esperienze, ho detto, perché questi sono i doni che preferisci.

E così, proprio in occasione di questa vigilia natalizia, mi ritrovo a dedicare parte del mio tempo di lavoro ad una madre, perché possa incontrare i suoi figli in una visita protetta.

Organizzare un pranzo all’interno di un servizio sociale non è il massimo ma, con un po’ di fantasia l’ambiente può essere scaldato. Porto da casa mia una tovaglia adatta alla festa, piatti e bicchieri colorati e altre piccole cose da mettere a disposizione.

Quando la signora arriva, prima dei suoi figli, le chiedo cosa ha portato e di cosa eventualmente ha bisogno. In un sacchetto ingombrante intravedo doni che sono oggetti e anche non poco costosi, soprattutto pensando alla situazione in particolare. Per il pranzo quasi nulla, in attesa dei doni altrui. Metto a disposizione della signora quanto ho portato io e quello che altri operatori hanno pensato di offrire e il cibo, dolce e salato, inizia a scaldare la stanza di Natale.

Proprio pensando a mia figlia penso che Natale è un’esperienza di casa, di incontri, di sorprese e di affetto. Per qualcuno quasi impossibile da vivere.

Mentre il pranzo prende il suo tempo, cerco di disturbare il meno possibile rimanendo in un’altra stanza, seppur vigile a quello che accade. Ci siamo solo noi in questa giornata che annuncia feste e tutti gli altri uffici sono già chiusi. Si alternano sentimenti diversi mentre intercetto i dialoghi tra madre e figli. Quando le cose hanno occupato la scena il silenzio prende tutto lo spazio e, mentre i figli sono concentrati a sperimentare i loro oggetti tecnologici la madre è alle prese con il suo cellulare. Non si vedranno prima di dieci giorni ma al momento questo è il massimo che possono condividere.

Penso che le disabilità relazionali sono tra le peggiori che incontro nel mio lavoro e mi accorgo che, proprio nel dialogo tra genitori e figli, producono toni graffianti. Le cose sono solo cose e probabilmente per questa madre non potrebbe essere diversamente. Lei stessa forse non immagina neppure dove poter attingere alla ricerca di altro, di sentimenti, di carezze o di parole affettuose.

Verso la fine dell’incontro li sento ridere e il clima mi raggiunge più sereno. Ci sono esperienze un po’ al limite che comunque possono essere dono e oggi sento di aver fatto la mia parte. Buon Natale a tutti penso, mentre di buon umore ritorno alla mia vita.

Natale forever

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Natale forever

(continua a leggere su FattoreFamiglia)

Appuntamento dicembrino della rubrica Riflessi Generazionali. Poteva non starci una riflessione pedagogica sul Natale…?

Che ci porti Babbo?

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Luna Finestrinodi Irene Auletta

Cosa le posso regalare per Natale? Dimmi tu quali sono i suoi gusti e cosa le può piacere di più.

Da anni mi ritrovo di fronte a domande analoghe e ogni volta provo a percorrere strade creative. Mezzi sorrisi, spiegazioni più o meno sofisticate e suggerimenti possibili attraversati sempre da un velato imbarazzo. Cosa posso dire figlia dei tuoi gusti, delle tue preferenze o delle tue passioni?

Qualche giorno fa, grazie ad una di quelle coincidenze che bisogna prendere al volo, abbiamo fatto un piccolo viaggio scegliendo di andarci in aereo. lo scorso anno sarebbe stato impossibile anche solo pensarlo perchè la tua salute era in uno di quei suoi momenti no che trasformano ogni scelta in un possibile problema da affrontare.

Levataccia al mattino, volo, ospitalità a casa di amici e nuovo volo, concentrati in un fine settimana lungo. Il pensiero mi attraversa di corsa e mascherato di leggerezza. Oddio, ce la farai? Non ti staremo chiedendo troppo? E se ti senti male oppure fai una di quelle tue piazzate in un momento poco opportuno?

Dopo un’ora di viaggio in auto arriviamo in aeroporto alle sei di mattina accolti, poco dopo, da una cornice di montagne illuminate di rosa dai primi raggi di un bellissimo sole invernale. Tu sei particolarmente frizzate, come l’aria. Hai capito che sta accadendo qualcosa di speciale e, al di là delle nostre parole e dei nostri racconti, sembri guidata da un’irrefrenabile curiosità.

Cammini per un lungo tratto di strada senza alcuna protesta, studiando tutto ciò che ci circonda. Alla fine, oltre lo vetrate lo vedi e allora non hai più alcun dubbio. Ridi e salti con gli occhi che brillano. Si amore, saliamo proprio lì e ci facciamo un giro in cielo per andare a trovare Alessia, Anna Maria e Mario. Ti ricordi quest’estate che bei bagni abbiamo fatto insieme nella loro piscina e quanto ci siamo divertiti?

Il viaggio lo passi attaccata al finestrino, distraendoti solo per guardarci emozionata con quei tuoi sorrisi che raccontano mondi di emozioni. Noi ci guardiamo pensando la stessa cosa. Anche solo questo momento ci dice che abbiamo fatto la scelta giusta. La tua reazione è uno speciale regalo di Natale per noi che cerchiamo di raggiungerti nei tuoi luoghi, sovente misteriosi.

Dei regali materiali non ti importa nulla e ora lo posso ammettere con il cuore leggero. Ti piacciono le emozioni e le esperienze e questo è il nostro vero dono per te, figlia meraviglia.

Ci hai insegnato, e ogni giorno ce lo rammenti, che l’oggi è prezioso e irripetibile. Questo Natale tu stai bene e questo è il mio regalo più grande.

Per te, un volo.

Sorprese di Natale

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sorprese di Nataledi Irene Auletta

Non sono un’amante delle feste scolastiche e in genere questo è il momento che finora mi ha sorpreso più a disagio sia come genitore che come operatore. In verità mi è capito spesso di confrontarmi anche con molti altri genitori perplessi e può essere che il bisogno di certi rituali di festeggiamento abbia talmente preso la mano da far un po’ smarrire i reali destinatari e il senso della proposta stessa. Parlo di ciò che accade dall’asilo nido in poi e di certo, in una struttura che accoglie bambini e ragazzini disabili, la questione si pone allo stesso modo e forse con qualche accento interrogativo in più.

Con questo spirito e stato d’animo ho accolto la comunicazione del festeggiamento odierno a cui per fortuna i genitori non erano invitati e così arrivo a prenderti al Centro che frequenti da pochi mesi e che ancora mi interroga sul senso della tua presenza lì.

Mi accoglie un’atmosfera giocosa, rumorosa, frizzante e caotica. I ragazzi eccitati ciondolano nella stanza, accennando balli e strani minuetti accompagnati da quel chiacchiericcio e da quelle risate da adolescenti che in più occasioni mi hanno fatto chiedere se quello è il posto giusto per te. Tu mi sembri sempre un altro pianeta tra diversi pianeti ma questo pomeriggio ti trovo perfettamente a tuo agio nella scena che mi si presenta appena apro la porta.

Mi vedi e mi saluti subito ma è chiaro che non intendi lasciare quella situazione di festa e che neppure desideri coinvolgermi in modo particolare nei preparativi in atto. Come dire, rimani pure qui ma stai al tuo posto!

Mi faccio da parte e ti osservo mentre non perdi neppure un frammento di ciò che ti accade intorno e cerco un continuo equilibrio tra emozioni assai differenti che viaggiano tra la gola e lo stomaco. Vieni coinvolta in una danza e mentre ti sorrido provando a nascondere alcuni pensieri, mi accorgo che il tuo sguardo inizia a rassicurarmi.

Mentre io ho paura che inciampi, che gli altri non riescano a seguire il tuo ritmo, che per te sia troppo, mi guardi felice e perfettamente a tuo agio in quella scena per me nuova e quando incroci i miei occhi il tuo divertimento per me diviene inconfondibile tanto da farmi dimenticare tutti i timori.

Quando dopo un po’ per te è il momento di andare, me lo chiedi senza alcuna esitazione e solo quando siamo vicine alla nostra auto mi abbracci in un modo parecchio diverso dal solito. Cosa vuoi dirmi tesoro? Che sei contenta, che ti sei divertita, che posso stare tranquilla? Oggi pomeriggio mi hai dato una bella lezione. Stavolta, io sono decisamente indietro.

Abbi pazienza figlia mia, la mamma è davvero lenta!

 

Pensieri festivi

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immagini di cuoredi Irene Auletta

Nei momenti di pausa diminuisce la frenesia delle cose da fare e i pensieri prendono spazio e respiro. Mi guardo intorno e osservo gli addobbi natalizi che scaldano la mia casa.

Sono passati i giorni in cui aspettavo che fossi tu a spegnere le candeline sulla tua torta, ad aiutarmi ad addobbare l’albero e ad apprezzare i doni piuttosto che le carte luminose e cangianti che li contengono. Tu, figlia mia, mi hai costretto a trovare un nuovo senso alla meraviglia infantile, alla magia e all’incanto delle feste.

Ti osservo abbracciata a tuo padre, mentre guardate quei film che piacciono solo a voi, serena e tutta presa a non perderti un attimo di quel momento tutto vostro. Gli stringi le mani portandotele al viso come in una carezza perenne che puoi goderti in questi giorni di tempi lenti, quelli che tu ami di più.

Cosa vorrà dire per te il Natale? Ho smesso di chiedermelo da tempo, insieme ad una serie di  altre domande che da anni sono contenute in un pacchetto natalizio che fa meno paura. Si, perchè tu mi hai insegnato ad apprezzare il valore della festa, come momento per stare vicino alle persone più care e la magia dell’ozio in tutta la sua preziosità dello stare insieme. Che sia questa la meraviglia?

Tu nel frattempo diventi grande e impari ogni giorno qualcosa di nuovo.

Non spegni le candeline sulla torta, giochi con gli addobbi natalizi apprezzandone suoni e colori, ridi dei miei finti rimproveri quando rubi qualche campanellina sonora e dei doni contenuti nei pacchetti non te ne importa nulla, quasi sempre.

Impari quello che puoi e non quello che io vorrei e questo è il dono più grande che negli anni mi hai aiutato ad apprezzare, perchè sempre di imparare si tratta e questo è ciò che conta.

Vieni amore, inventiamoci un gioco. Sai cosa vuol dire giorni di festa?

Ci abbracciamo forte, forte. Ecco la risposta.

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