Viaggiando la vita

6 commenti

di Irene Auletta

In questi ultimi mesi complessi, come molti di noi, ho ascoltato e accolto tanti commenti e preoccupazioni e, mentre il mio sguardo e le mie parole si esprimevano in una certa direzione, dentro di me sentivo soffiare lontano un non detto. Pian piano quell’eco si è avvicinato sempre di più. Mesi difficili, vero ma… Momenti critici, vero ma… E poi quel ma è tornato amico nella pausa estiva.

Due settimane di notti pesantine, tutta una serie variegata di piccoli e grandi fastidi e infine, negli ultimi giorni, l’ennesima sorpresa. Pronti per il mare ti vedo con gli occhi un po‘ lucidi. Eccola di nuovo quest’anno, come accade tutti gli anni in vacanza, la febbre ancora ci mancava. Lo so che questa e’ la tua salute ma ogni volta ci rimango un po’ male. In oltre vent’anni ho perso il conto degli impegni saltati e delle occasioni perse, dei giorni bloccati a casa (per non parlare di quelli in ospedale!), dei piccoli o grandi malesseri che ogni volta si inventano qualcosa di nuovo per darmi pizzichi al cuore.

Insomma, noi viviamo da tempo con questi “imprevisti” e l’unico modo per non soccombervi e’ stato farseli amici. E allora quel ma silente dei mesi scorsi, si è rivelato con chiarezza non certo come un sottovalutare o non accogliere seriamente i commenti e gli stati d’animo altrui, ma un modo per prenderne distanza, per guardarli sempre da un’altra prospettiva, provando a restituirgli un differente tono e respiro.

Pochi giorni fa, nel viaggio di rientro a casa dalle vacanze mi ha raggiunto un messaggio molto triste. Un’amica e collega di vecchia data, da tempo con seri problemi di salute, è morta quella stessa mattina. Con Antonella abbiamo vissuto insieme tante esperienze, professionali e personali. Difficile pensare a due persone più diverse ma questo aspetto è stato per tanti anni una nostra ricchezza. Poi la vita sovente allontana ed entrambe le nostre, probabilmente, hanno presto strade non semplici da seguire. Eppure la notizia della sua morte mi ha subito fatto nascere il bisogno di raccogliere il nostro incontro, il cui filo d’affetto non si è mai interrotto, per poterlo raccontare, principalmente a suo figlio, ormai giovane uomo. 

Ho trovato una bellissima foto con lei e mia figlia piccola e subito l’ho condivisa con lui, per trattenere insieme un sorriso pieno di gioia in un loro momento di gioco.

Dal momento della notizia penso spesso a cosa possiamo imparare anche da questi incontri e storie che ci attraversano, lasciandoci tracce che molto spesso rimangono ben custodite negli scaffali della nostra memoria. Ma la morte, possiamo davvero pensarla come un’imprevisto o una sfortuna oppure, ancora una volta, come una sferzata della vita che ci rammenta il rischio di sprecare tempo prezioso facendo conteggi errati, perdendo così l’occasione di imparare e insegnare le sfumature dell’esistenza?

Per trovare la foto che avevo ben in mente, ci ho messo oltre  un’ora ritrovandomi invasa da tantissimi altri ricordi. Tanta vita mi è sfilata davanti agli occhi in immagini che hanno risvegliato ricordi di tutti i colori.

Una danza di emozioni fortissime ha continuato ad alternare gioie e dolori, timori e speranze, paure e nuove possibilità, vita e morte. La vita è davvero una bella sfida e ancora oggi, guardando il sorriso in quella foto, mi tengo stretto questo pensiero insieme al tuo ricordo e alle parole che ci siamo scambiate negli ultimi mesi di ritrovata vicinanza.

Sei tanto forte e hai molto da insegnare, mi hai ripetuto molte volte e allora, con tutta la forza che ora riesco a raccogliere, ti auguro buon viaggio Anto!

La madre che vorrei

Lascia un commento

di Nadia Ferrari

É la prima vacanza senza di te mamma, quanto l’ho sognata, desiderata, aspettata. Ricordo ancora con angoscia le fatiche ormai insostenibili degli ultimi tempi che mi hanno fatto rinunciare ad andare al mare ed ora che (finalmente!) sono in vacanza senza di te, quanto mi manchi! 

Torno da te una volta alla settimana per soli 15 minuti e in quei 15  minuti di agognata presenza arrediamo il nostro tempo di infinite dimensioni belle, tutte assurde. Domande stupide senza senso, risposte un po’ astruse a cavallo di molteplici tempi e diverse realtà. Ma siamo unite nel nostro comune destino di madre e figlia come non lo siamo mai state. 

Mentre raggiungo la RSA mi attraversa un’emozione così fisica per la voglia di vederti che mi irrigidisce un po’ il passo. Resto seduta al mio posto in trepida attesa e quando ti vedo sbucare dal centro sulla sedia a rotelle e sento che borbotti con chi ti accompagna perché tu non vuoi che si faccia qualcosa a tua insaputa, una gioia immensa mi pervade anima e corpo.  Mi vedi, ti rassereni, mi saluti, e comprendi finalmente perché sei lì. Mi chiami per nome. Che sollievo ti sono ancora presente! 

Mamma ciao! Come sei bella! Fai una smorfia e un gesto con le mani come a significare “non dire cazzate”. Non ti sono mai piaciute le smancerie. Allora mamma come stai? 

Eh Nadia sono qui … che cosa devo dire. Perché non vieni più a trovarmi? Te lo spiego ancora una volta cercando le parole più resistenti ma so che mentre te lo spiego l’hai già nuovamente dimenticato.  

Mamma hai mangiato? Mi raccomando mamma mangia sei un po’ dimagrita … Si Nadia mangio quando me lo danno eh!… ma solo quello che mi sento posso mica star male per fare un piacere a te! 

Ecco il tuo piglio di sempre. Di chi decide per sé senza mai farsi sottomettere… tu non ti sei mai fatta comandare da nessuno! Certo mamma mangia quello che ti senti. 

Poi mi chiedi di tuo nipote,  di tuo genero (se ti ricordi) e subito dopo di Fabio Bottero del tuo Massimotto ed infine non possono mancare i tuoi compagni della IVISC (la vetreria in cui hai lavorato come ultimo posto) Ecco la tua passione mamma: la politica. Anzi, meglio, il lavoro.

Si mamma tutti ti salutano il Paolo, l’Ermanno e il Bacchetta. Il tuo viso si illumina e il ricordo dei tuoi giovani compagni porta via il velo ombroso regalandomi uno dei tuoi più bei sorrisi. Il pensiero che “loro” (il tuo mondo, i tuoi ragazzi) non ti abbiano scordato ti fa felice. E allora racconti sempre entusiasta del piacere di lavorare. Se non sapessi il tuo passato da operaia in posti e turni faticosi penserei a lavori leggeri. Ma il lavoro ha rappresentato la tua realizzazione e libertà. 

Lo so mamma ci ho messo un po’ ma ora l’ho capito tu sei una donna libera. Lo sei sempre stata ed é forse questo che ti ha permesso di non sentirti mai seconda a nessuno, nemmeno a me. Per anni ho sofferto, giudicando questa tua interpretazione della libertà come una brutta forma di egoismo e forse é stato anche così, ma ora ti vedo determinata affrontare quel che ti tocca a testa alta, senza nessuna lamentela, facendoti rispettare, e mi piaci. Mi piaci proprio così come sei mamma. Finalmente senza alcuna vergogna! 

Mi sono massacrata nel cercare di comprendere quale madre e quale donna fossi cercando di trovare un nesso tra le due cose ma la logica, talvolta, non basta. La realtà è troppo complessa per essere rinchiusa all’interno di un sistema logico: nella vita, i conti non tornano quasi mai. La verità è al tempo stesso una e molteplice e quando si cercano le parole giuste per comunicare quello che si prova, che si é,  il pensiero balbetta e perde il filo. Gli opposti non si escludono l’un l’altro anche quando sono le proprietà di uno stesso oggetto. 

Per anni mi sono avventurata nell’oscuro mondo del passato, alla ricerca di quel momento particolare, di quel punto in cui tutto sarebbe cominciato ed ora mi rendo conto che sono sempre stata al cospetto di un mistero, a qualcosa che non scoprirò mai. Ecco mamma dopo tanto cercare é forse questa l’eredità che da te posso raccogliere?

Nella vita ci sono tante cose che non dipendono da noi e per le quali non ci sono risposte. Più conosciamo, più soffriamo perché la conoscenza ci obbliga ad accettare il limite che qualcosa ci sfuggirà per sempre.

Ma stavolta, questo, l’ho afferrato forte.

Quella forza lì

3 commenti

di Irene Auletta

Mia madre e’ così. Dieci giorni fa ho temuto che fosse arrivata al suo capolinea e ieri sera faceva battute al telefono. Al suo invito a pranzo per domenica, conoscendola, cerco di rifiutare con delicatezza dicendole che mi sembra ancora troppo debole e che eviterei di arrecarle impiccio.

Ma che ci vuole per fare un po’ di spaghetti con le cime di rape? Che poi lo so che come li faccio io vi piacciono assai!

Eccola, riemersa ancora una volta, come tante volte l’ho vista nella mia storia di figlia e nella sua di donna molto malata.

Si… si… va bene, mi risponde mentre le faccio promettere che stavolta però accetterà il mio aiuto in cucina e già mi vedo a contrattare con lei ogni gesto.

Scola ora, aggiungi il peperoncino, girala bene eh?

Pensare che domenica dovrò anche provare a convincerla ad accettare un possibile ricovero e mi dovrò ingegnare perché le sue motivazioni ad una forte resistenza sono tutte stravalide. Dopo anni di esami e di ricoveri ora sei davvero stanca e io ti rispetto profondamente mamma, lottando con il mio egoismo che vorrebbe rimandare il più possibile il saluto.

Vabbè allora domenica vi aspetto, come sono contenta! Diglielo alla mia nipotina che nonna la pensa sempre.

Lo farò eccome e lo faccio sempre. Come madre mi ritrovo spesso a ripetere le tue frasi, a fare le tue battute. E Luna ride. Così sei sempre con noi.

Sempre, sempre.

Al tepore del tramonto

Lascia un commento

di Irene Auletta

La gentilezza è tutto nella vita, mi dice mia madre in un momento di grande difficoltà. So bene di essere fortunata ad avere ancora al mio fianco entrambi i miei genitori, ma ogni volta che accade qualcosa che mi fa intravedere la loro possibile perdita, il cuore perde un colpo.

La frase di mia madre mi accompagna in un rituale di cura che mi vede maestra quando mi trovo di fronte il corpo, seppur adulto, di mia figlia ma aiutare la propria madre, è un’esperienza assai diversa. Da te figlia mia però ho imparato il rispetto dei tempi, il tatto gentile, la domanda che anticipa il gesto e oggi la nonna ne ha potuto un po’ beneficiare. 

Tua figlia è fortunata ad averti come madre. Quante volte me l’hai detto in questi anni e con il passare del tempo questa frase mi arriva sempre più come preludio dei prossimi saluti. Aspetta ancora un po’ mamma, ce la fai? 

Oggi vi ho visto entrambi tanto invecchiati, ognuno con l’esasperazione delle sue caratteristiche uniche. Tu mamma con la tua attenzione sempre alta e con la preoccupazione sempre presente appena possibile. Come va la nostra signorina? Come mi dispiace che oggi hai dovuto lasciarla per venire qui da noi. E invece tu papà, sempre con il tono che di fronte al disagio diventa aspro. Tu mi hai insegnato che la paura si traveste sovente da rabbia e che il dolore si nasconde facilmente nelle pieghe di quel ringhiare che ho potuto sperimentare in diverse circostanze della mia vita.

Da donna adulta continuo ancora ad imparare da voi anche nella vostra ultima stagione perchè intravedo sempre con più chiarezza quegli abiti educativi di cui mi sono liberata, quelli che pian pian sto tentando di lasciar andare e quelli che invece rimangono stretti stretti vicino al mio cuore e alla mia persona. 

Con la vostra preziosa eredità continuo a imparare, ogni giorno, il valore del silenzio e l’attenzione a quei gesti amorevoli che, accompagnando la vita, continuano a raccontarne la storia affinché, nella memoria del corpo di chi li riceve e chi li dona, ne rimangano tracce indelebili. 

Atro, come genitore, non potrò lasciare.

RiflettendoCi

3 commenti

 

di Irene Auletta

Il ricordo mi raggiunge forte mentre sto cucinando. Quel gesto, quel movimento, fatto proprio come lo sto facendo io adesso, riflesso in un passato che mi vede spettatrice ad osservare mia madre. Le emozioni  di ieri che ancora oggi si incontrano valorizzando quel filo rosso invisibile ma tenace che ci lega, madre e figlia.

Come posso non pensare, quasi simultaneamente, a che fine faranno i miei gesti? Spariranno con me, perché per te figlia mia sarà impossibile riviverli domani. In questi casi è facile rimanere soffocati dal peso di un’eredità dispersa. I gesti di mia nonna, di mia madre, i miei, sono davvero destinati a morire con me?

Per fortuna l’arte culinaria mi distrae lasciando spazi a recenti memorie di altre narrazioni. Per una serie di coincidenze sono mesi di ricche raccolte nella mia vita professionale. Persone che non vedevo da anni mi raccontano tracce del nostro incontro come importante bussola, mi ricordano maestra, evocano frasi, gesti e progetti che non hanno dimenticato. A volte si scoprono importanti tracce di eredità proprio laddove non si cercano e ancora una volta mi ricordano che spostare lo sguardo, svela sempre possibilità. 

E così oggi, dopo un’intensa e ricca mattina di formazione, io e te ci regaliamo uno di quei nostri momenti insieme che sanno di noi. Facciamo tutto con calma, lentamente, assaporando, insieme al cibo, ogni momento. Tu sei felice di essere libera e io cerco di starti vicina senza ostacolare la tua voglia di esplorare e di curiosare. Sei diventata più sicura nel muoverti anche  fra tante persone e io più attenta a rispettare i tuoi desideri di viverti piccole e importanti autonomie. Stranamente però oggi sei tu che ti allontani ma ogni tanto torni a prendere la mia mano, per poi allontanarti nuovamente.

Che fine faranno i miei gesti figlia mia? La tua mano mi stringe forte riportandomi alla realtà. Gli occhi ti brillano di gioia come sanno brillare solo gli occhi della purezza e in quel momento i miei gesti li ritrovo proprio lì, in quel riflesso.

Il nostro domani, è oggi.

Il sol dell’avvenir

Lascia un commento

di Nadia Ferrari

Nel giorno della tua festa non posso fare a meno di pensare a te. 

Condividiamo un tempo ormai così lungo ornato di eventi, incontri, ricordi. Come non amarti se sei gran parte della mia vita?

Ti ho amato molto “caro il mio lavoro” soprattutto in gioventù allora eri addirittura una priorità insieme a te ho creduto di poter cambiare il mondo e forse ci sono anche riuscita se penso al minuscolo mondo che ruota attorno a me. 

È con te che ho incontrate le più belle persone della mia vita, donne e uomini, colleghe e colleghi, formatori e dirigenti, meravigliosi compagni di avventure. Irrinunciabili maestri e maestre che, appassionati e costretti a far di te il luogo dell’educazione, della giustizia, dell’eguaglianza, mi hanno insegnato la ricerca della “qualità” nelle cose che si fanno … fatiche comprese. 

Me lo hanno insegnato mostrandomelo. 

“Non esiste nessun manuale che parli del problema essenziale della manutenzione della motocicletta: tenere a quello che si fa. Questo è considerato di scarsa importanza, o viene dato per scontato. (…) La qualità, sappiamo cos’è eppure non lo sappiamo. Questo è contraddittorio. Alcune cose sono meglio di altre cioè hanno più qualità. Ma quando provi a dire in che cosa consiste la qualità astraendo dalle cose che la posseggono, paff, le parole ti sfuggono di mano (Robert M. Pirsig)

È capitato a tutti credo almeno una volta nella vita di veder lavorare uno specifico insegnante, un allenatore, un dipendente pubblico, un impiegato, un medico, un imprenditore, un cameriere, un operaio, una badante e pensare che quella persona stava facendo bene il suo lavoro. 

È un problema di senso amarti non di prestigio. 

Lavorare stanca, logora, di lavoro si può anche morire, non è facile amarti quando riveli queste parti di te. Ci vuole coraggio, impegno e lotte affinché tu contribuisca realmente e per tutti a migliorare la vita che abitiamo. Come in ogni amore ci sono luci ombre, cadute e rinascite, cose belle e cose da dimenticare. Come in ogni amore esiste un filo sottile e invisibile di reciprocità per migliorare è necessario prendersi cura anche di te, sarebbe bello pensare a te come ad un albero.

 “Gli alberi hanno bisogno di due cose: sostanza sotto terra e bellezza fuori. Sono creature concrete ma spinte da una forza di eleganza. Bellezza necessaria loro è vento, luce, uccelli, grilli ed un traguardo di stelle verso cui puntare la formula dei rami”. (Erri De Luca)

Nel giorno della tua festa infine non posso non pensare a mia madre ormai 88enne, invalida grave, che ancora oggi alzandosi con una fatica incommensurabile per recarsi al centro diurno si confonde e mi dice “dai andiamo che devo andare a lavorare”. Sei ancora tu vestito di demenza che la fa alzare ogni mattino.  È nel giorno della tua festa che sento forte il senso che hai rappresentato per mia madre, figlia delle lotte operaie, artigiana dell’emancipazione, e che io ricevo in eredità.

Una eredità che oggi mi commuove.

 

L’eredità spezzata – Capitolo 1

2 commenti

Cover-EBOOK_Leredita-spezzata

di Igor Salomone

Mancano ormai solo sette giorni. Ed è il momento di un regalo.

Prima però voglio ringraziare tutti gli amici e le amiche che hanno condiviso i post di settimana scorsa, promuovendo un libro che non hanno letto e del quale sanno poco o nulla. Con una grande attestazione di fiducia e di stima, L’eredità spezzata ha iniziato così a circolare ancora prima della pubblicazione. Dunque, grazie.

A distanza di una settimana dall’uscita, voglio svelare però qualcosa di più. Dopo le suggestioni della copertina e del titolo e dopo le poche righe dedicate al soggetto del romanzo in quarta, resta da scoprire lo stile di scrittura e il mood del racconto. Per questo ho deciso di rendere pubblico in anteprima mondiale il primo capitolo di L’eredità spezzata. Così poi non avrete più scuse: o non vi piace e avrete un buon motivo per non comprarlo, oppure vi piace e sarete costretti ad acquistarlo per vedere come va a finire. Magari anche più copie per vedere se va a finire sempre nello stesso modo. Al limite poi le regalate.

Igor Salomone, L’eredità spezzata, Capitolo 1 Scomparso

Vi auguro una buona lettura. Attendo il vostro parere e le vostre impressioni. Fatelo dove volete, sui social, sul blog, all’indirizzo mail eredita.spezzata@gmail.com , ma fatelo.

Naturalmente siete liberi di scaricarlo, condividerlo, stamparlo, ciclostilarlo, fotografarlo, leggerlo pubblicamente durante un meeting, un corso, un convegno, una manifestazione di piazza, un rito religioso, oppure farci un poster, un ta-tze-bao, un volantinaggio aereo, un video virale e, eventualmente, persino un attacco hacker in stile Anonymus.

Ah, anche un condividi su Fb può andar bene.

Nel prossimo post effettuerò l’estrazione dei fortunati vincitori che si aggiudicheranno le tre copie omaggio messe in palio settimana scorsa. Stay tuned.

A presto

L’eredità spezzata – Indovina il soggetto

Lascia un commento

Cover-3D-trasparenza_Leredita-spezzata

di Igor Salomone

Ecco i 10 finalisti del contest “Indovina il soggetto” de L’eredità spezzata che ho lanciato con questo post. Si trattava di indovinare il soggetto del romanzo a partire dalla copertina e dal titolo. Svelato il soggetto nel post successivo, ora si tratta di proclamare il vincitore. Ma non è cosa facile…

Praticamente nessuno ha indovinato il soggetto, e questo è un bene perchè significa che non era scontato, ma ora che faccio…? Mi oriento al tentativo che si è avvicinato di più, quindi proclamo vincitrice del concorso Alice Tentori, in particolare per l’incipit:

“saga familiare il cui protagonista, a seguito di un evento traumatico, va a ricercare le sue origini”

Congratulazioni Alice! e un grazie per la partecipazione a tutti gli altri.

Una menzione particolare va invece a Simona Felice e Marco Cossalter per il tentativo più divertente. In omaggio la prima recensione del libro…

Alice Tentori
Secondo me il romanzo potrebbe narrare una saga familiare il cui protagonista, a seguito di un evento traumatico, va a ricercare le sue origini. Egli si interroga sulla sua persona, ‘che tipo di uomo sono diventato’ è la domanda più ricorrente. Il protagonista ha bisogno di ricostruire e riconoscere dentro di sé quali insegnamenti ha ricevuto, quali modi di vivere/pensare gli sono stati trasmessi. Ha bisogno anche di capire come è riuscito, partendo dalla sua eredità familiare ad essere la persona che è. Solo ‘spezzando’, scomponendo la sua storia in piccole esperienze di vita riuscirà a trovare le risposte che cerca

Barbara Fontanella
“Eredità spezzata” e,soprattutto la foto della copertina portano anche me, spontaneamente, ad una saga familiare;insegnamenti di vita, amore, conflitti,confronti ed emozioni che fanno diventare uomo e che lo stesso uomo sogna di passare ad altri. Ma la vita lo pone di fronte ad una realtà che fa pensare che questa eredità possa rimanere spezzata …. solo vivendo, a partire e grazie a quelle radici, si accorge che i rami del proprio albero hanno soltanto preso direzioni diverse, inconsuete ma che raggiungono altri cieli, di altri universi.

Annalisa Grimoldi
Se il protagonista é impegnato nel compito esistenziale di capire “ciò che non ha ricevuto” continuo a pensare che la storia riguarda qualcuno che vive in una dimensione del futuro…frutto della nostra epoca avara di dimensioni simboliche capaci di custodire il passato e tenere memoria

Marco Cossalter
Si narra di una triste vicenda: il protagonista, fascinoso rude boscaiolo altoatesino, riceve la notizia di un misterioso lascito ricevuto dal defunto pro-pro-zio Frank Joseph Ugo von Salomonen. Recatosi dal Capomastro del borgo di Terralieten per l’espletamento delle volontà testamentari, scopre con gaudio e giubilo malcelati che trattasi di un prezioso vaso a bottiglia, di epoca Imperiale Wanli – Dinastia Ming – a forma ovoide, con lungo collo. Ricevuto il raro cimelio, le mani del ns, più avezze a maneggiar accette e nodosi tronchi che porcellane, si lasciano sfuggire il fragile vaso che, cadendo, si frantuma in mille pezzi, lasciando basito lo sfortunato protagonista. Da qui l’originale titolo, “l’eredità spezzata”……

Chiara Marchisio
si parla comunque di disabilità ma non dalla nascita… da un certo punto in poi per un incidente o cose simili… e della storia del rapporto padre figlio da quel momento in poi…

Biagio Bellonese
Si parla della tua storia familiare. Del tuo rapporto con tuo padre..

Simona Felice
Ma ora che vedo copertina e titolo intuisco che forse il percorso che ho visto non poteva che incanalarsi in questa insenatura… del racconto di un figlio che diventa padre ma al tempo stesso è impossibilitato ad esserlo, almeno per la forma di paternità che ha conosciuto da figlio e quello che sembra un inevitabile filo che lega la vita delle generazioni ad un certo punto si spezza e ha bisogno di un nodo.

Simona Felice
Niente, allora è la storia di un uomo caduto in disgrazia perché contava di vivere delle rendite dell’eredità paterna ma il patrimonio constava tutto in buoni postali degli anni 80 miseramente mangiati dal cane.

Anna Fortunato
La complessa ed emotiva relazione padre-figlio nel ricordo del narratore

Sabina Fusco
Gli elementi sono pochi: 1-una foto che richiama l’epoca felice in cui si diventa genitori e si crescono i figli con ottimismo e speranza nel futuro; 2- un titolo che esprime una delusione, un contrasto forte tra “eredità “, parola carica di significati come trasmissione di valori, testimonianze e tanto amore e “spezzata”, aggettivo che fa pensare ad un trauma che ha reso impossibile quel passaggio di un patrimonio morale a chi amiamo! Il soggetto del romanzo potrebbe essere la storia di una famiglia qualunque che per qualche motivo si ritrova a rinunciare a quel bisogno, innato nell’uomo, di trasferire le proprie caratteristiche, fisiche e morali, le proprie conoscenze e, in una parola, il proprio amore, ai suoi discendenti! Voglio credere però che il romanzo abbia un lieto fine: la nostra eredità è quello che lasciamo nel corso della nostra vita in tutti coloro che ci conoscono, è tutto quello che con le nostre azioni crea un effetto e lascia un segno, nel bene e nel male, della nostra persona. Insomma, un romanzo ottimistico!

Alessandro Mosconi
Argomento: “Quando da padre hai la certezza che i nostri geni, almeno biologicamente parlando, si estingueranno con noi… o meglio con i nostri figli”
J J J Lo ammetto… sono condizionato nella mia immaginazione… dall’esperienza!!!! ;

L’eredità spezzata – Il soggetto

2 commenti

Cover-FULL_Leredita-spezzata-1

di Igor Salomone

Ecco finalmente la copertina al gran completo.
La settimana scorsa, con questo post, ho iniziato il countdown che ci accompagnerà sino all’8 marzo, data di pubblicazione del mio romanzo. Da oggi, quindi, il soggetto è svelato.

A breve analizzerò tutti i contributi pervenuti per individuare i fortunati vincitori della copia omaggio.
A occhio, li ho seguiti man mano che arrivavano, nessuno ha indovinato il soggetto. La maggior parte dei “concorrenti” si è fatta trarre in inganno dall’accoppiata foto/titolo, scorgendovi una continuità con Con occhi di padre e immaginando dunque nuove pagine scritte sull’onda del rapporto tra un padre e un figlio disabile. Era un’idea, errata purtroppo…
Non tutti però hanno scelto quella strada. Qualcuno si è lanciato in ipotesi diverse, quindi per non far andare a vuoto il contest, aggiudicherò la copia omaggio a chi si è avvicinato maggiormente al soggetto del libro.

Ora che il soggetto è in chiaro, potete sbizzarrirvi nell’immaginare la trama. Anche in questo caso, se vorrete condividere i vostri pensieri o soddisfare delle vostre curiosità, scrivetemi a eredita.spezzata@gmail.com  oppure fatelo su Facebook.

Da qui alla prossima settimana, intanto, lancio un nuovo contest: tre copie omaggio estratte tra tutti coloro che condivideranno questo post. Potrebbe sembrare marketing, infatti lo è, ma serve sopratutto a dirvi che se avete voglia di condividere questa notizia, potete farlo senza bisogno di chiedermelo.

Fra una settimana esatta, invece, terzo e ultimo annuncio. E un omaggio per tutti quelli che mi seguono e mi seguiranno…

L’eredità spezzata – Conto alla rovescia

17 commenti

Cover-EBOOK_Leredita-spezzata

di Igor Salomone

Avreste mai detto che avrei scritto un romanzo?

Chi non mi conosce, cioè il mondo intero, non si porrà questa domanda, naturalmente. Semmai si chederà cosa ci sia di strano: tutti scrivono un romanzo prima o poi. Per questo nessuno ha più tempo di leggerli.

Nella piccolissima nicchia di chi mi conosce, invece, la stragrande maggioranza penserà che anch’io, come tutti, alla fine ho scritto un romanzo. E che sono troppo impegnati a leggere le migliaia di romanzi in circolazione per avere il tempo di leggere il mio.

Resta un’esigua minoranza alla quale a tutti gli effetti la domanda iniziale è rivolta. Di questa esigua minoranza, una parte è composta da tutti quelli che a vario titolo si sono affaticati sui miei saggi pedagogici. Se hanno superato il trauma, forse questo post potrebbe risvegliare la loro attenzione.

Infine, la parte rimanente, oramai un residuo estremamente minoritario, in tutto quatto o cinque persone, è quella che da tempo mi chiede: perchè non scrivi un romanzo?

Ecco, in pratica questo libro è colpa loro. Se volete vi fornisco nomi e indirizzi.

Quindi eccolo qua. O, per lo meno, ecco qua copertina e titolo. Da oggi inizia il conto alla rovescia. Al momento in cui scrivo mancano esattamente 22 giorni 8 ore e 58 minuti. Ma già sono di meno, se volete restare aggiornati tenete d’occhio il countdwon sul mio sito.

Per ammazzare il tempo, oltre a rispondere alla domanda iniziale, mi piacerebbe provaste a indovinare che tipo di romanzo ho scritto. Avete una settimana di tempo prima che lo sveli pubblicando il secondo annuncio e la quarta di copertina.

Per non perdere l’occasione di lanciarmi nel fantastico mondo del book marketing, mi spingo a mettere in palio tre copie del libro che estrarrò tra chi riuscirà a indovinarne il soggetto. Astenersi quelli con cui ne ho già parlato, i primi lettori e i correttori di bozze…

Ho persino aperto una nuova fiammante mail dedicata: eredita.spezzata@gmail.com

Dai, aiutatemi a riempire l’attesa sino al secondo annuncio di mercoledì 21 febbraio! Pubblicherò la quarta di copertina, svelerò qualche elemento della trama e magari, se qualcuno me lo chiederà, potrei persino parlare dei motivi che mi hanno spinto a raccontare questa storia…

************

Older Entries

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: