Quella forza lì

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di Irene Auletta

Mia madre e’ così. Dieci giorni fa ho temuto che fosse arrivata al suo capolinea e ieri sera faceva battute al telefono. Al suo invito a pranzo per domenica, conoscendola, cerco di rifiutare con delicatezza dicendole che mi sembra ancora troppo debole e che eviterei di arrecarle impiccio.

Ma che ci vuole per fare un po’ di spaghetti con le cime di rape? Che poi lo so che come li faccio io vi piacciono assai!

Eccola, riemersa ancora una volta, come tante volte l’ho vista nella mia storia di figlia e nella sua di donna molto malata.

Si… si… va bene, mi risponde mentre le faccio promettere che stavolta però accetterà il mio aiuto in cucina e già mi vedo a contrattare con lei ogni gesto.

Scola ora, aggiungi il peperoncino, girala bene eh?

Pensare che domenica dovrò anche provare a convincerla ad accettare un possibile ricovero e mi dovrò ingegnare perché le sue motivazioni ad una forte resistenza sono tutte stravalide. Dopo anni di esami e di ricoveri ora sei davvero stanca e io ti rispetto profondamente mamma, lottando con il mio egoismo che vorrebbe rimandare il più possibile il saluto.

Vabbè allora domenica vi aspetto, come sono contenta! Diglielo alla mia nipotina che nonna la pensa sempre.

Lo farò eccome e lo faccio sempre. Come madre mi ritrovo spesso a ripetere le tue frasi, a fare le tue battute. E Luna ride. Così sei sempre con noi.

Sempre, sempre.

Al tepore del tramonto

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di Irene Auletta

La gentilezza è tutto nella vita, mi dice mia madre in un momento di grande difficoltà. So bene di essere fortunata ad avere ancora al mio fianco entrambi i miei genitori, ma ogni volta che accade qualcosa che mi fa intravedere la loro possibile perdita, il cuore perde un colpo.

La frase di mia madre mi accompagna in un rituale di cura che mi vede maestra quando mi trovo di fronte il corpo, seppur adulto, di mia figlia ma aiutare la propria madre, è un’esperienza assai diversa. Da te figlia mia però ho imparato il rispetto dei tempi, il tatto gentile, la domanda che anticipa il gesto e oggi la nonna ne ha potuto un po’ beneficiare. 

Tua figlia è fortunata ad averti come madre. Quante volte me l’hai detto in questi anni e con il passare del tempo questa frase mi arriva sempre più come preludio dei prossimi saluti. Aspetta ancora un po’ mamma, ce la fai? 

Oggi vi ho visto entrambi tanto invecchiati, ognuno con l’esasperazione delle sue caratteristiche uniche. Tu mamma con la tua attenzione sempre alta e con la preoccupazione sempre presente appena possibile. Come va la nostra signorina? Come mi dispiace che oggi hai dovuto lasciarla per venire qui da noi. E invece tu papà, sempre con il tono che di fronte al disagio diventa aspro. Tu mi hai insegnato che la paura si traveste sovente da rabbia e che il dolore si nasconde facilmente nelle pieghe di quel ringhiare che ho potuto sperimentare in diverse circostanze della mia vita.

Da donna adulta continuo ancora ad imparare da voi anche nella vostra ultima stagione perchè intravedo sempre con più chiarezza quegli abiti educativi di cui mi sono liberata, quelli che pian pian sto tentando di lasciar andare e quelli che invece rimangono stretti stretti vicino al mio cuore e alla mia persona. 

Con la vostra preziosa eredità continuo a imparare, ogni giorno, il valore del silenzio e l’attenzione a quei gesti amorevoli che, accompagnando la vita, continuano a raccontarne la storia affinché, nella memoria del corpo di chi li riceve e chi li dona, ne rimangano tracce indelebili. 

Atro, come genitore, non potrò lasciare.

RiflettendoCi

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di Irene Auletta

Il ricordo mi raggiunge forte mentre sto cucinando. Quel gesto, quel movimento, fatto proprio come lo sto facendo io adesso, riflesso in un passato che mi vede spettatrice ad osservare mia madre. Le emozioni  di ieri che ancora oggi si incontrano valorizzando quel filo rosso invisibile ma tenace che ci lega, madre e figlia.

Come posso non pensare, quasi simultaneamente, a che fine faranno i miei gesti? Spariranno con me, perché per te figlia mia sarà impossibile riviverli domani. In questi casi è facile rimanere soffocati dal peso di un’eredità dispersa. I gesti di mia nonna, di mia madre, i miei, sono davvero destinati a morire con me?

Per fortuna l’arte culinaria mi distrae lasciando spazi a recenti memorie di altre narrazioni. Per una serie di coincidenze sono mesi di ricche raccolte nella mia vita professionale. Persone che non vedevo da anni mi raccontano tracce del nostro incontro come importante bussola, mi ricordano maestra, evocano frasi, gesti e progetti che non hanno dimenticato. A volte si scoprono importanti tracce di eredità proprio laddove non si cercano e ancora una volta mi ricordano che spostare lo sguardo, svela sempre possibilità. 

E così oggi, dopo un’intensa e ricca mattina di formazione, io e te ci regaliamo uno di quei nostri momenti insieme che sanno di noi. Facciamo tutto con calma, lentamente, assaporando, insieme al cibo, ogni momento. Tu sei felice di essere libera e io cerco di starti vicina senza ostacolare la tua voglia di esplorare e di curiosare. Sei diventata più sicura nel muoverti anche  fra tante persone e io più attenta a rispettare i tuoi desideri di viverti piccole e importanti autonomie. Stranamente però oggi sei tu che ti allontani ma ogni tanto torni a prendere la mia mano, per poi allontanarti nuovamente.

Che fine faranno i miei gesti figlia mia? La tua mano mi stringe forte riportandomi alla realtà. Gli occhi ti brillano di gioia come sanno brillare solo gli occhi della purezza e in quel momento i miei gesti li ritrovo proprio lì, in quel riflesso.

Il nostro domani, è oggi.

Il sol dell’avvenir

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di Nadia Ferrari

Nel giorno della tua festa non posso fare a meno di pensare a te. 

Condividiamo un tempo ormai così lungo ornato di eventi, incontri, ricordi. Come non amarti se sei gran parte della mia vita?

Ti ho amato molto “caro il mio lavoro” soprattutto in gioventù allora eri addirittura una priorità insieme a te ho creduto di poter cambiare il mondo e forse ci sono anche riuscita se penso al minuscolo mondo che ruota attorno a me. 

È con te che ho incontrate le più belle persone della mia vita, donne e uomini, colleghe e colleghi, formatori e dirigenti, meravigliosi compagni di avventure. Irrinunciabili maestri e maestre che, appassionati e costretti a far di te il luogo dell’educazione, della giustizia, dell’eguaglianza, mi hanno insegnato la ricerca della “qualità” nelle cose che si fanno … fatiche comprese. 

Me lo hanno insegnato mostrandomelo. 

“Non esiste nessun manuale che parli del problema essenziale della manutenzione della motocicletta: tenere a quello che si fa. Questo è considerato di scarsa importanza, o viene dato per scontato. (…) La qualità, sappiamo cos’è eppure non lo sappiamo. Questo è contraddittorio. Alcune cose sono meglio di altre cioè hanno più qualità. Ma quando provi a dire in che cosa consiste la qualità astraendo dalle cose che la posseggono, paff, le parole ti sfuggono di mano (Robert M. Pirsig)

È capitato a tutti credo almeno una volta nella vita di veder lavorare uno specifico insegnante, un allenatore, un dipendente pubblico, un impiegato, un medico, un imprenditore, un cameriere, un operaio, una badante e pensare che quella persona stava facendo bene il suo lavoro. 

È un problema di senso amarti non di prestigio. 

Lavorare stanca, logora, di lavoro si può anche morire, non è facile amarti quando riveli queste parti di te. Ci vuole coraggio, impegno e lotte affinché tu contribuisca realmente e per tutti a migliorare la vita che abitiamo. Come in ogni amore ci sono luci ombre, cadute e rinascite, cose belle e cose da dimenticare. Come in ogni amore esiste un filo sottile e invisibile di reciprocità per migliorare è necessario prendersi cura anche di te, sarebbe bello pensare a te come ad un albero.

 “Gli alberi hanno bisogno di due cose: sostanza sotto terra e bellezza fuori. Sono creature concrete ma spinte da una forza di eleganza. Bellezza necessaria loro è vento, luce, uccelli, grilli ed un traguardo di stelle verso cui puntare la formula dei rami”. (Erri De Luca)

Nel giorno della tua festa infine non posso non pensare a mia madre ormai 88enne, invalida grave, che ancora oggi alzandosi con una fatica incommensurabile per recarsi al centro diurno si confonde e mi dice “dai andiamo che devo andare a lavorare”. Sei ancora tu vestito di demenza che la fa alzare ogni mattino.  È nel giorno della tua festa che sento forte il senso che hai rappresentato per mia madre, figlia delle lotte operaie, artigiana dell’emancipazione, e che io ricevo in eredità.

Una eredità che oggi mi commuove.

 

L’eredità spezzata – Capitolo 1

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Cover-EBOOK_Leredita-spezzata

di Igor Salomone

Mancano ormai solo sette giorni. Ed è il momento di un regalo.

Prima però voglio ringraziare tutti gli amici e le amiche che hanno condiviso i post di settimana scorsa, promuovendo un libro che non hanno letto e del quale sanno poco o nulla. Con una grande attestazione di fiducia e di stima, L’eredità spezzata ha iniziato così a circolare ancora prima della pubblicazione. Dunque, grazie.

A distanza di una settimana dall’uscita, voglio svelare però qualcosa di più. Dopo le suggestioni della copertina e del titolo e dopo le poche righe dedicate al soggetto del romanzo in quarta, resta da scoprire lo stile di scrittura e il mood del racconto. Per questo ho deciso di rendere pubblico in anteprima mondiale il primo capitolo di L’eredità spezzata. Così poi non avrete più scuse: o non vi piace e avrete un buon motivo per non comprarlo, oppure vi piace e sarete costretti ad acquistarlo per vedere come va a finire. Magari anche più copie per vedere se va a finire sempre nello stesso modo. Al limite poi le regalate.

Igor Salomone, L’eredità spezzata, Capitolo 1 Scomparso

Vi auguro una buona lettura. Attendo il vostro parere e le vostre impressioni. Fatelo dove volete, sui social, sul blog, all’indirizzo mail eredita.spezzata@gmail.com , ma fatelo.

Naturalmente siete liberi di scaricarlo, condividerlo, stamparlo, ciclostilarlo, fotografarlo, leggerlo pubblicamente durante un meeting, un corso, un convegno, una manifestazione di piazza, un rito religioso, oppure farci un poster, un ta-tze-bao, un volantinaggio aereo, un video virale e, eventualmente, persino un attacco hacker in stile Anonymus.

Ah, anche un condividi su Fb può andar bene.

Nel prossimo post effettuerò l’estrazione dei fortunati vincitori che si aggiudicheranno le tre copie omaggio messe in palio settimana scorsa. Stay tuned.

A presto

L’eredità spezzata – Indovina il soggetto

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Cover-3D-trasparenza_Leredita-spezzata

di Igor Salomone

Ecco i 10 finalisti del contest “Indovina il soggetto” de L’eredità spezzata che ho lanciato con questo post. Si trattava di indovinare il soggetto del romanzo a partire dalla copertina e dal titolo. Svelato il soggetto nel post successivo, ora si tratta di proclamare il vincitore. Ma non è cosa facile…

Praticamente nessuno ha indovinato il soggetto, e questo è un bene perchè significa che non era scontato, ma ora che faccio…? Mi oriento al tentativo che si è avvicinato di più, quindi proclamo vincitrice del concorso Alice Tentori, in particolare per l’incipit:

“saga familiare il cui protagonista, a seguito di un evento traumatico, va a ricercare le sue origini”

Congratulazioni Alice! e un grazie per la partecipazione a tutti gli altri.

Una menzione particolare va invece a Simona Felice e Marco Cossalter per il tentativo più divertente. In omaggio la prima recensione del libro…

Alice Tentori
Secondo me il romanzo potrebbe narrare una saga familiare il cui protagonista, a seguito di un evento traumatico, va a ricercare le sue origini. Egli si interroga sulla sua persona, ‘che tipo di uomo sono diventato’ è la domanda più ricorrente. Il protagonista ha bisogno di ricostruire e riconoscere dentro di sé quali insegnamenti ha ricevuto, quali modi di vivere/pensare gli sono stati trasmessi. Ha bisogno anche di capire come è riuscito, partendo dalla sua eredità familiare ad essere la persona che è. Solo ‘spezzando’, scomponendo la sua storia in piccole esperienze di vita riuscirà a trovare le risposte che cerca

Barbara Fontanella
“Eredità spezzata” e,soprattutto la foto della copertina portano anche me, spontaneamente, ad una saga familiare;insegnamenti di vita, amore, conflitti,confronti ed emozioni che fanno diventare uomo e che lo stesso uomo sogna di passare ad altri. Ma la vita lo pone di fronte ad una realtà che fa pensare che questa eredità possa rimanere spezzata …. solo vivendo, a partire e grazie a quelle radici, si accorge che i rami del proprio albero hanno soltanto preso direzioni diverse, inconsuete ma che raggiungono altri cieli, di altri universi.

Annalisa Grimoldi
Se il protagonista é impegnato nel compito esistenziale di capire “ciò che non ha ricevuto” continuo a pensare che la storia riguarda qualcuno che vive in una dimensione del futuro…frutto della nostra epoca avara di dimensioni simboliche capaci di custodire il passato e tenere memoria

Marco Cossalter
Si narra di una triste vicenda: il protagonista, fascinoso rude boscaiolo altoatesino, riceve la notizia di un misterioso lascito ricevuto dal defunto pro-pro-zio Frank Joseph Ugo von Salomonen. Recatosi dal Capomastro del borgo di Terralieten per l’espletamento delle volontà testamentari, scopre con gaudio e giubilo malcelati che trattasi di un prezioso vaso a bottiglia, di epoca Imperiale Wanli – Dinastia Ming – a forma ovoide, con lungo collo. Ricevuto il raro cimelio, le mani del ns, più avezze a maneggiar accette e nodosi tronchi che porcellane, si lasciano sfuggire il fragile vaso che, cadendo, si frantuma in mille pezzi, lasciando basito lo sfortunato protagonista. Da qui l’originale titolo, “l’eredità spezzata”……

Chiara Marchisio
si parla comunque di disabilità ma non dalla nascita… da un certo punto in poi per un incidente o cose simili… e della storia del rapporto padre figlio da quel momento in poi…

Biagio Bellonese
Si parla della tua storia familiare. Del tuo rapporto con tuo padre..

Simona Felice
Ma ora che vedo copertina e titolo intuisco che forse il percorso che ho visto non poteva che incanalarsi in questa insenatura… del racconto di un figlio che diventa padre ma al tempo stesso è impossibilitato ad esserlo, almeno per la forma di paternità che ha conosciuto da figlio e quello che sembra un inevitabile filo che lega la vita delle generazioni ad un certo punto si spezza e ha bisogno di un nodo.

Simona Felice
Niente, allora è la storia di un uomo caduto in disgrazia perché contava di vivere delle rendite dell’eredità paterna ma il patrimonio constava tutto in buoni postali degli anni 80 miseramente mangiati dal cane.

Anna Fortunato
La complessa ed emotiva relazione padre-figlio nel ricordo del narratore

Sabina Fusco
Gli elementi sono pochi: 1-una foto che richiama l’epoca felice in cui si diventa genitori e si crescono i figli con ottimismo e speranza nel futuro; 2- un titolo che esprime una delusione, un contrasto forte tra “eredità “, parola carica di significati come trasmissione di valori, testimonianze e tanto amore e “spezzata”, aggettivo che fa pensare ad un trauma che ha reso impossibile quel passaggio di un patrimonio morale a chi amiamo! Il soggetto del romanzo potrebbe essere la storia di una famiglia qualunque che per qualche motivo si ritrova a rinunciare a quel bisogno, innato nell’uomo, di trasferire le proprie caratteristiche, fisiche e morali, le proprie conoscenze e, in una parola, il proprio amore, ai suoi discendenti! Voglio credere però che il romanzo abbia un lieto fine: la nostra eredità è quello che lasciamo nel corso della nostra vita in tutti coloro che ci conoscono, è tutto quello che con le nostre azioni crea un effetto e lascia un segno, nel bene e nel male, della nostra persona. Insomma, un romanzo ottimistico!

Alessandro Mosconi
Argomento: “Quando da padre hai la certezza che i nostri geni, almeno biologicamente parlando, si estingueranno con noi… o meglio con i nostri figli”
J J J Lo ammetto… sono condizionato nella mia immaginazione… dall’esperienza!!!! ;

L’eredità spezzata – Il soggetto

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Cover-FULL_Leredita-spezzata-1

di Igor Salomone

Ecco finalmente la copertina al gran completo.
La settimana scorsa, con questo post, ho iniziato il countdown che ci accompagnerà sino all’8 marzo, data di pubblicazione del mio romanzo. Da oggi, quindi, il soggetto è svelato.

A breve analizzerò tutti i contributi pervenuti per individuare i fortunati vincitori della copia omaggio.
A occhio, li ho seguiti man mano che arrivavano, nessuno ha indovinato il soggetto. La maggior parte dei “concorrenti” si è fatta trarre in inganno dall’accoppiata foto/titolo, scorgendovi una continuità con Con occhi di padre e immaginando dunque nuove pagine scritte sull’onda del rapporto tra un padre e un figlio disabile. Era un’idea, errata purtroppo…
Non tutti però hanno scelto quella strada. Qualcuno si è lanciato in ipotesi diverse, quindi per non far andare a vuoto il contest, aggiudicherò la copia omaggio a chi si è avvicinato maggiormente al soggetto del libro.

Ora che il soggetto è in chiaro, potete sbizzarrirvi nell’immaginare la trama. Anche in questo caso, se vorrete condividere i vostri pensieri o soddisfare delle vostre curiosità, scrivetemi a eredita.spezzata@gmail.com  oppure fatelo su Facebook.

Da qui alla prossima settimana, intanto, lancio un nuovo contest: tre copie omaggio estratte tra tutti coloro che condivideranno questo post. Potrebbe sembrare marketing, infatti lo è, ma serve sopratutto a dirvi che se avete voglia di condividere questa notizia, potete farlo senza bisogno di chiedermelo.

Fra una settimana esatta, invece, terzo e ultimo annuncio. E un omaggio per tutti quelli che mi seguono e mi seguiranno…

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