Questo slideshow richiede JavaScript.

di Igor Salomone

Mi chiedono come mai mi incazzo di fronte alle ottusità burocratiche. Dopo tutti questi anni di arti marziali dovrei saper mantenere la calma di fronte a certe cose. In effetti. Non è mai bello perdere le staffe e non mi sento mai bene con me stesso quando succede. E succede.

L’altro giorno apro il frigo, prendo un contenitore con il cibo, mi volto per posarlo, sento uno strano rotolare proveniente dal frigo lasciato aperto, mi attardo a chiedermi che cosa mai fosse quel buffo rumore e, quando finalmente mi decido a voltarmi, tipo dopo un secondo scarso, è troppo tardi per fermare la bottiglia che vedo con effetto slow motion cadere rovinosamente sul pavimento andando in frantumi e spandendo l’intero contenuto sul pavimento, sulla porta, sui miei pantaloni, sul frigo stesso. Era piena, nuova, un Berlucchi d’annata tenuto per le grandi occasioni e dimenticato in frigo dopo l’ultima grande occasione. Naturalmente era l’ora di cena e mia figlia premeva per mangiare mentre nella prossima mezz’ora avrei dovuto raccogliere cocci e spumante e lavare il pavimento.

Non ho fatto neanche un plisset. Neanche un piccolo moto di rabbia. Neppure un fremito. Dopo un paio di secondi di sbigottimento, sono andato in bagno e ho preso il necessario per sistemare il caos.

Allora perché dò fuori di matto davanti a una dannatissima fattura elettronica da compilare on line?

E’ una bella domanda. Ci rifletterò a lungo. Vorrei come il Po di Kung fu panda, raggiungere la pace interiore, possibilmente senza digiunare per cinquant’anni, anche alle prese con la follia delle procedure amministrative e delle logiche organizzative. Ma sarà dura.

Temo che le arti marziali mi abbiano insegnato l’autocontrollo davanti a un avversario in carne e ossa. Anche quando l’avversario è il sottoscritto. Ma l’anonimato delle procedure burocratiche e delle regole organizzative non lo reggo.

Se una persona qualsiasi fa una serie di cazzate, magari mi irrita, ma cerco di capirne le ragioni. E in questo modo difendo me e nello stesso tempo difendo anche la persona che ho di fronte. Ma nel compilare una fattura elettronica mi imbatto in una quantità di codici, numeri, nomi, parametri che non sono mai esattamente quelli che mi aspetto, denominati con un linguaggio imperscrutabile, costruiti su una logica lontanissima dalla mia, con la spada di Damocle della sessione che di lì a breve scadrà e mi costringerà a iniziare tutto da capo e sapendo che, alla fine di tutto, l’operazione probabilmente non andrà a buon fine per mille e uno motivi del tutto incomprensibili, provo un unico sentimento che mi sommerge: l’impotenza.

Non posso difendermi, da chi mi difendo? e come? devo solo subire. Per questo perdo il controllo.

L’impersonale della burocrazia è una finzione: dietro ogni procedura, dietro ogni modulo, dietro ogni format, ci sono persone concrete che hanno preso decisioni concrete scegliendo di fare le cose in un modo piuttosto che in un altro. E quelle persone vorrei averle almeno per una volta nella vita davanti agli occhi. Per chieder loro conto delle ragioni per cui noi tutti siamo costretti a compilare cose assurde, ripeterle un tot di volte, avanzare come in un gioco dell’oca e come in un gioco dell’oca sbagliare e dover tornare indietro per ricominciare da capo.

Se le avessi davanti agli occhi, sono sicuro, saprei come difendere le mie ragioni e accogliere le loro. E non perderei il controllo.

Anche se quelle persone concrete e in carne ed ossa dovessero difendere le loro logiche trattandomi da stupido. Perché una procedura non la capisco, ma le persone sì, nonostante di fronte all’ottusità delle procedure scelgano talvolta di comportarsi in modo ottuso, invece di interpretarle in modo intelligente.