Ma quanto pesano?

Lascia un commento

ma quanto pesano?di Irene Auletta

Ci sono tante espressioni e modi di dire carichi di significato che finiscono con il creare magici legami tra emozioni, sentimenti e il peso degli organi o di alcune parti del corpo.

Dopo tanto tempo sento di nuovo il cuore leggero come se mi ci avessero tolto un peso pazzesco da sopra. Così esordisce una conoscente che incontro dopo parecchio tempo, mentre mi racconta degli ultimi mesi vissuti con il fiato sospeso in attesa dell’esito di alcuni esami clinici. Chi di noi non ha vissuto sensazioni simili insieme alla conseguente impressione che il respiro sia aumentato di volume andandosene ora a spasso per il corpo a correre e a saltellare gioioso?

Allo stesso modo la sensazione contraria di cuore pesante sembra far arrancare tutto il resto del corpo schiacciato da un fardello posizionato all’altezza dello stomaco o sulle spalle. Allargate il respiro e provate ad aprire le spalle, ce lo ricorda spesso Angela, la nostra insegnante Feldenkrais. Ognuno ha i suoi pesi esistenziali da portarsi appresso ma forse possiamo imparare a farlo senza accasciarci ai piedi della vita.

Quest’estate ho incrociato due anziane signore evidentemente entrambe compromesse nella loro colonna vertebrale. Della prima mi ha colpito l’incedere che la mostrava camminare quasi piegata in due, in apparenza sempre triste, appoggiata al braccio di qualche accompagnatore. Ogni tanto ci si sente proprio così, piegati e incassati dal peso del dolore.

L’altra signora invece, seppur segnata da un problema fisico serio, ha attirato la mia attenzione per la luminosità e i colori vivaci dei suoi prendisole, oltre che per la disinvolta esibizione della sua sigaretta mattutina.

Modi e modi di affrontare gli eventi imprevedibili della vita. E’ così che mi sento ora mentre sorrido di fronte a queste tue fotografie estive, che ti ritraggono nuotare allegra e felice, circondata dai riflessi dorati delle onde.

Ambivalente, sempre. A tratti leggera e al tempo stesso con il cuore pesante del giorno dopo accompagnato dalla febbre puntuale che ha bussato alla nostra porta quasi a ricordarci che ogni allegria, per qualcuno, ha sempre un costo.

Ah ….. Bilancia pazzerella!

Madri all’antica

4 commenti

madri antichedi Irene Auletta

Conosco questa signora da circa quattordici anni e già all’epoca del nostro primo incontro suo figlio era morto da molti anni. Mi ha sempre colpito, nel suo racconto di ieri e di oggi, quella memoria che riemerge ogni volta emozionata come se la perdita di quel suo primogenito fosse avvenuta solo poco tempo prima.

Quando un figlio ha male a un dente la madre sente male al cuore … o almeno per me è così. Dici che per le altre madri e’ diverso? Sarà che ho perso un figlio ma il dolore e’ sempre li come il suo posto nel mio cuore che nessun altro può invadere. Per voi madri moderne e’ diverso? Dico male tesoro?

Con quella esse aspra tipica dell’accento abruzzese che rende speciale il suo “tesoro” la signora Wanda mi commuove sempre perché so che mi guarda con occhi speciali ogni volta che si rivolge a me esclamando eh … noi mamme!

Parliamo mentre lei si dedica ad impastare le sue impareggiabili frittele, commentando il coraggio di una giovane madre che lei conosce da quando era bambina e che, dopo una difficile infanzia, ha avuto il primo figlio gravemente disabile senza rinunciare ad altre due successive gravidanze che le hanno fatto incontrare due splendidi bambini sani. Da qualche anno questa donna la conosco anch’io. Ci salutiamo timidamente, incrociandoci in spiaggia, a volte solo un un sorriso complice che ci sa vicine in un destino simile.

Mi sembra però che noi mamme, quando attraversiamo certi dispiaceri, rimaniamo per sempre tristi, al di là delle altre gioie che possiamo incontrare nella vita.

Non lo so Wanda come sono le altri madri ma io, che potrei essere tua figlia, mi sento molto vicina al tuo sentire, alla tua rinnovata commozione dopo anni dalla perdita e ai tuoi occhi sempre pieni di lacrime quando nomini il tuo figlio adorato scomparso. Ogni madre può vivere in modo diverso il rapporto con i propri figli e, ogni madre con un figlio malato o disabile, può trovare le sue vie per incontrare la vita e ciò che le ha riservato.

Luce e ombra, zucchero e sale, tristezza e speranza. Io sono così, forse decisamente all’antica.

Staffette

5 commenti

Staffettadi Irene Auletta

Ogni tanto immagino che accada così anche nella vita.

Ed ecco il numero dieci che si avvicina e sembra pronto per il cambio con il numero quindici! Avvicinamento tattico e poi lo scatto per il cambio e il volo in avanti verso altro obiettivo.

Fantastico di una telecronaca che dica più o meno così e, in fondo, la staffetta mi pare proprio una bella metafora esistenziale del prendere la rincorsa per affrontare nuovi traguardi e poi “passare il testimone”.

Accade tra maestri e allievi e tra genitori e figli. Quel passaggio di prove, esperienze e storie che dovrebbe lasciare all’orizzonte i più maturi per garantire la scena libera ai nuovi protagonisti dell’esperienza della vita.

Mia madre, che ha sempre adorato il biondo platino e i tacchi alti, negli ultimi anni me lo ripete spesso. Se ti piacciono fallo finché puoi … Vedi, ora che sono diventata vecchia, le mie passioni le ho passate a te e a tua sorella!

E io a chi le passero’? Come potrò vivere il piacere e le emozioni di una figlia “signorina”, come si diceva una volta per accogliere e festeggiare il menarca? Chi lo sa. So per certo però che, insieme a tanto altro, biondo platino e tacchi rimarranno lì, presenti in tante altre storie, ma di sicuro, non nella nostra.

In realtà, anche io e te non perdiamo occasioni per scambiarci la staffetta della vita ma in quel modo tutto speciale che condividono tante madri e figlie, come noi. Tu cresci pian piano e io spero solo di invecchiare al rallentatore. Come dice una mamma amica che come me vive la storia con una figlia “pazzerella”, dobbiamo sempre tenerci in allenamento e può essere che questo ci aiuti pure a rimanere giovani. Chissà.

In questi giorni di cambiamenti e di corpi che si trasformano, il mio e il tuo cercano di trovare nuovi equilibri sempre nel silenzio che caratterizza la nostra storia. Racconti muti di umori, timori, dolori.

Ci guardo qui a passeggiare su questa accogliente spiaggia d’Abruzzo e, per sdrammatizzare, penso a come si dice da queste parti. Insieme, io e te, facciamo ancora una bella lontananza. E va bene così.

Lo spazio vicino fa sentire troppo il cuore e quello, si sa, rimane per pochi intimi.

Buone vacanze!

Lascia un commento

image

 

Nella pausa fermentano idee e pensieri ….

Arrivederci a presto, Irene  Auletta

 

 

Il posto dei saperi

Lascia un commento

pulizie e cucinajpgdi Irene Auletta

Ogni tanto ritorna. Una sorta di bisogno di pulizia semantica che, come patita dell’ordine e della cura, anche sul fronte dei linguaggi e dei significati mi ha fatto sviluppare nel corso degli anni una sorta di attenzione, pure un po’ maniacale.

Questi genitori non cambieranno mai. Povero bambino, si meriterebbe due genitori diversi! La madre è davvero troppo ansiosa. Perchè questi due continuano a fare figli? Lo capiranno mai che il figlio a ventidue anni non è più un bambino anche se disabile?

Ci sono affermazioni che sono come note stonate sempre ma che finiscono addirittura con il diventare stridenti se pronunciate nei contesti sbagliati. Ogni volta in cui nel mio lavoro sono chiamata a fare una valutazione, ne sento tutto il peso della parola che impone serietà e competenza, soprattutto quando in gioco ci sono persone e vicende umane.

Troppo spesso assistiamo a scivolate di stile e di contenuto in comunicazioni bisognose di tatto, cura e attenzione. Parlare dei loro figli con i genitori, vuol dire intraprendere un rispettoso percorso di incontro in territori complessi incrociando menti, cuori, culture e storie.

Ultimamente, in diversi contesti, ho sentito una forte distanza da frasi troppo affacciate al balcone dei sentimenti. Se devo sentire cosa farei d’istinto … Se ascolto la mia pancia. Dal punto di vista emotivo e via, su questa scia. Certo che la dimensione emotiva è importante e certo al quadrato che l’attenzione posta al complesso dialogo tra razionalità e attenzione alle emozioni è questione delicata e degna di nota.

Il fatto è che però, non di rado, fatico a rinvenire  il gusto del sapere  tecnico. Mi chiedo cosa accadrebbe se un chirurgo in sala operatoria si lasciasse prendere dalle emozioni, se un ingegnere di fronte ad un progetto ascoltasse molto la “sua pancia”, se un meccanico si perdesse tra le vie del cuore piuttosto che tra gli ingranaggi di un motore.

Trovo assai rischioso quello che può accadere proprio nelle professioni educative e di aiuto soprattutto se penso a quanto spesso oggi arrivano ai servizi socioeducativi richieste di “valutazione delle funzioni e delle competenze genitoriali”.

Sento dire spesso che non ci sono ricette. Ecco, appunto. Oggi vorrei dire a tutti coloro che si trovano a fare questa affermazione, e anche a me stessa, che quando siamo di fronte a dei genitori non siamo in una cucina e il nostro compito non è di elaborare un gustoso soufflé.

Ci sono certo la prima impressione, le reazioni emotive, il possibile coinvolgimento ma, attenzione, ci sono anche saperi, teorie, sguardi e approcci sperimentali. Conoscerli non è mai stato un opzional. Oggi, più che mai.

Tempi sordi

7 commenti

tempi sordidi Irene Auletta

Sempre più spesso mi trovo circondata da domande sospese che mi interrogano rispetto alla difficoltà crescente di accorgersi che nella comunicazione esiste anche qualcun’altro. Commenti inappropriati, dichiarazioni cieche, totali disattenzioni all’interlocutore in una crescente concentrazione verso il proprio discorso.

Ciascuno di noi viene toccato, e a volte ferito, dalla disattenzione altrui e può essere che, dentro lo stesso meccanismo comunicativo, faccia anche lui la medesima cosa senza alcuna consapevolezza e in totale buona fede.

Ma cosa possiamo fare per allertare i sensi e l’attenzione? Come possiamo aiutarci dandoci segnali di allarme che orientino noi stessi e gli altri verso comunicazioni più attente e rispettose? Cosa ci succede nei nostri incontri quotidiani? Parliamo tanto di ascolto e altrettanto se ne scrive ma poi l’impressione è di essere travolti da un’ondata di individualismo sfrenato che forse non risparmia nessuno e che conferma quasi ogni giorno l’urgenza di intraprendere strade differenti.

Liberandomi da atteggiamenti giudicanti e moralisti, vorrei avere a disposizione qualcosa che, come gli occhiali dati in dotazione per assistere a proiezioni cinematografiche in tre dimensioni, offrisse nei vari incontri visioni e prospettive differenti. Qualcosa che segnali l’impertinenza, nelle sue differenti totalità.

Ciao cara …. ti abbraccio!  Allarme giallo. Non ci conosciamo quasi e siamo all’interno di una relazione professionale.

I figli sono una grande gioia e forse la cosa più bella che può capitare. Allarme rosso. Hai di fronte una persona che desidererebbe tanto averne (e tu lo sai!) ma non riesce o non può averne.

Simpatici davvero gli handicappatini! Allarme rosso vermiglio. Te lo ricordi vero che la signora che hai di fronte, amica o collega che sia ha una figlia disabile?

Non vedo proprio l’ora di staccare la spina e andare in vacanza a rilassarmi! Allarme blu cobalto. Stai parlando con qualcuno che ti sta raccontando delle sue fatiche e del fatto che non solo non fa vacanze da anni, ma che ogni giorno si arrabatta per capire come sbarcare il lunario e garantire alla sua famiglia una vita almeno decente?

E, via discorrendo su questa via, ognuno potrebbe sbizzarrirsi a partire da sè e dai propri incontri quotidiani. Educarsi a tacere e a non scivolare nelle ovvietà e nelle banalità, potrebbe essere un’ottima tappa di partenza.

Oggi voglio godermela tutta, curandomi nel silenzio.

Amori a colori

Lascia un commento

amori a coloridi Irene Auletta

Mi sorprendo spesso ad ascoltare alcuni commenti delle madri e nel riscoprirne al contempo ambivalenti sentimenti di grande vicinanza e distanza abissale. Dopo anni di frequentazioni è quasi possibile riconoscere delle frasi ricorrenti e tipiche che, ad un attento ascoltatore, possono svelare l’età di quel figlio e di quella storia di incontro.

Sono tante le notti insonni, è vero che ci si abitua però che fatica! Piange ancora tanto ma speriamo che questo periodo passi presto. E’ uscito per la prima volta solo e poi mi ha detto: “mamma devi abituarti ormai ho dieci anni”. Bellissima pagella, sono contenta. Primo viaggio all’estero da sola, un misto di soddisfazione e preoccupazione. Capisco che questa è l’età della stupidera ma sono davvero insopportabili. Ma ora che ha un lavoro perchè non si decide anche ad andare per la sua strada?

Immagino che molte madri come me, abitanti di storie diverse, vivano gli stessi sentimenti e, con il passare degli anni, mi pare di cogliere sempre con maggiore chiarezza quelle dinamiche ricorrenti che si guardano con quell’amore sempre un po’ velato dalle ombre della malinconia. In fondo ci sono figli, come la mia, che a quasi diciassette anni chiedono un continuo equilibrio tra corpi ragazzi e comportamenti e gesti infantili. Quali bisogna accogliere e a quali dare la precedenza?

Ogni volta che sento dire che sei monella o che fai i capricci vorrei schiacciare il tasto del rewind per permettere all’interlocutore di ripetere la frase in modo adeguato alla tua età. Nei miei giorni peggiori credo di incenerire con lo sguardo soprattutto quando alle parole, si uniscono gesti altrettanto impertinenti e inappropriati.

I progetti sull’autonomia sono fra i più nominati per chi incontra storie di disabilità ma ci sono ancora tanti percorsi da scoprire e intraprendere per aiutare genitori e operatori a trovare nuove strade possibili e più adeguati vocabolari per raccontare.

Io ci provo ogni giorno con molta fatica e, devo riconoscere, con altrettanta solitudine. Come dico spesso però, può essere che l’esperienza che attraverso come madre abbia il suo maggiore vantaggio e valore in ciò che mi permette di imparare come genitore e di insegnare nella mia professione educativa. Tutto il resto fa parte di quelle storie che per la loro delicatezza, chiedono di essere trattate con cautela e protette dagli sguardi altrui.

Siamo un po’ così noi che dobbiamo barcamenarci tra primi reggiseni e accudimenti infantili, tra proteste adolescenti e abbracci da bambini piccoli, tra urla e pianti disperati. Isole tra isole e orizzonti cangianti. Per fortuna i cieli ci sostengono nel loro mutare colore e, tra azzurri, rossi e neri, c’è sempre lo spazio per un respiro arcobaleno.

 

Diversamente clessidre

8 commenti

tempo e clessidre di Irene Auletta

Ci prepariamo a qualcosa che sta per accadere e io cerco di usare toni e parole che possano incuriosirti, creando quel clima tipico che attende le sorprese che non possono essere pensate.

Quando il citofono ci richiama sei pronta a scoprire la novità e in ascensore esprimi la tua gioia con quei piccoli saltelli che sono a metà fra una ginnastica e una sorta di ballo. Scruti seria la strada senza scorgere nulla e solo quando intravedi arrivare una piccola macchina elettrica con a bordo tuo padre, realizzi il prossimo gioco pensato tutto per te. Senza alcuna esitazione sali sull’auto emozionata per la prossima avventura che vi vede, te e babbo, accomodati vicinissimi in un abitacolo che pare quello di un’automobile finta.

Mentre partite e vi allontanate sento le tue risate e già mi immagino come sarà difficile, dopo, interrompere quel nuovo gioco tanto gradito.

La scena successiva infatti ci vede lì, tu seduta sul marciapiedi che mi guardi con la minaccia di volertici sdraiare, io che aspetto e i passanti che ci guardano incuriositi da quella situazione che evidentemente stonando, attira l’attenzione. In due occasioni mi raggiungono delicate e gentili frasi. Ha bisogno di un passaggio? Posso darle una mano? Io sorrido solamente accennando un no con la testa, perchè so che in questi casi l’attenzione altrui spesso esalta quel tuo comportamento oppositivo che vanta un’ostentata esibizione di volontà.

Da che ne ho memoria lasciare le cose piacevoli per te è sempre stato un problema ma, di sicuro, crescendo, queste tue reazioni fanno ben comprendere la tentazione o reazione di quei genitori che, pian piano, finiscono con l’eliminare tutte le esperienze che possono far intravedere, anche solo da lontano, situazioni simili da gestire.

La fatica per te e la fatica per noi, porta con sè un retrogusto di rinuncia.

Eppure basta un po’ di tranquillità per accorgersi che è solo questione di tempi differenti perchè dopo circa quindici minuti, che in quella situazione sembrano interminabili, ti convinci ad alzarti e una volta in piedi mi abbracci forte in cerca di consolazione. Il traffico, i passanti e la città ci circondano mentre, ricordandomi di respirare profondamente, ti sussurro all’orecchio che ti capisco perchè lasciare le cose belle è davvero molto difficile.

Puoi scegliere così poco nella tua vita e stavolta sono riuscita a farti scegliere tempi e reazioni senza preoccuparmi troppo di tutto il resto. Strade complesse quelle da intraprendere in situazioni come queste che spesso sono il nostro quotidiano e che non sempre ci trovano pronti a fermarci o almeno a rallentare.

Ogni volta, con pazienza, tu provi a ricordarcelo. Ci vuole tempo per esprimere una volontà senza parole e ce ne vuole altrettanto per ascoltarla, nel rispetto del silenzio.

La guerra in salotto

Lascia un commento

guerra in salottodi Irene Auletta

Ci conosciamo da circa quattordici anni e spesso ci raccontiamo di quante cose sono accadute nel frattempo. E’ ancora nitido il ricordo di quel primo giorno quando, sostituendo la persona che aveva risposto al mio annuncio e con cui avevo appuntamento, ti sei presentata con l’idea di provare a conoscerci.

Eri in Italia da pochi mesi e già il tuo italiano era decisamente comprensibile e ricco. Ti definisti una persona tenace e, da allora, ho avuto più volte occasione di sperimentarlo in prima persona. Cercavi un lavoro e io in quel momento avevo bisogno di qualcuno che mi desse una mano con la mia delicata figlia, allora nel pieno di alcuni importanti problemi di salute. Mentre parlavamo lei ci gattonava intorno e qualcosa dei tuoi comportamenti mi suggerì quella fiducia che ancora oggi conferma il nostro rapporto. A parte me e suo padre, sei la persona con cui Luna ha trascorso più tempo, che meglio la conosce e che ha saputo starle accanto in momenti in cui altri sarebbero scappati a gambe levate.

Ogni tanto hai raccontato con discrezione qualcosa del tuo paese ma, in questi ultimi mesi, il racconto si è fatto sempre più preoccupato e serio. La tua città Sloviansk, ha iniziato ad apparire nei notiziari associata ad immagini di guerra che nel tempo hanno assunto toni sempre più cupi. Poi qualche sera fa la notizia.

Devo partire con urgenza, mia madre è rimasta là da sola e devo assolutamente portarla via. Le case vicine sono state bombardate ed è giunto il momento che lei lasci tutto … Finalmente si è convinta a trasferirsi dai cugini e ad affrontare circa quaranta ore di viaggio per raggiungerli.

Incredibile come le notizie prendendo corpo diventino immediatamente più tragiche e angoscianti. Eppure che la situazione fosse grave l’avevo già capito ma ora stava diventando bollente di fronte ad una persona che conosco da anni alle prese con un viaggio terribile e con un’esperienza difficile anche solo da immaginare vagamente.

A furia di sentire parlare di atrocità è probabile che si finisca con il difendersi, prendendo distanze da notizie drammatiche. Il senso di impotenza spesso mi lascia muta, incapace di pronunciare anche le più banali frasi di circostanza.

Solo quattordici anni fa non avrei mai potuto neppure lontanamente immaginare una storia di questo genere e ora che credevo di aver raggiunto una serenità mi ritrovo, con molta paura, pronta a partire per attraversare una guerra.

Il silenzio in questi casi è pieno di mille parole ed emozioni che sembrano allinearsi al battito del cuore. Cosa si può imparare da un’esperienza di questo tipo? Come ti posso salutare esprimendoti con un abbraccio vera solidarietà e autentica comprensione?

Che caldo che fa in questi giorni anche se è niente rispetto alla calura di settimana scorsa. E’ stato davvero insopportabile. Un vero inferno! Credo di essere una delle poche persone di questa città che vive senza aria condizionata in casa e lei cosa ne pensa?

La persona che mi incrocia con questo commento in un contesto di lavoro non sa che stavo pensando proprio a te, non sa che anch’io non ho l’aria condizionata in casa e me ne vanto, non sa che sto fantasticando una strategia per allontanarmi gentilmente e non risponderle in malomodo. Mi ha però confermato che nella vita, di inferni se ne attraversano tanti e diversi.

Se è sufficiente un condizionatore, fate attenzione. Vi trovare di certo di fronte ad uno taroccato.

Stabilmente instabili

Lascia un commento

stabilmente instabili jpgdi Irene Auletta

Da quanto seguo le lezioni Feldenkrais la questione dell’equilibrio è tra quelle che ricorre sovente e ciò mi intriga parecchio.  Ne avevo già scritto qualche anno fa, ma ogni volta mi sembra di aggiungere nuovi livelli di ascolto, comprensione e consapevolezza.

Rispetto a questo percorso è forte il legame, sempre più chiaro, che tiene per mano dimensioni della mia vita privata e altre legate alla mia professione. Quando penso ad Angela, la nostra insegnante, ne sento sempre la doppia relazione che mi lega a lei come madre, che da anni le affida la figlia e come allieva, che da meno tempo le affida anche la cura del proprio corpo. Un filo leggero, che brilla di poche parole e che trattiene sedici anni di storia con moltissime sfumature di emozioni.

Allo stesso modo gli apprendimenti legati al corpo hanno assunto nel tempo uno spessore sempre più consistente che, con grande fluidità, incontra e attraversa anche le riflessioni che accompagnano le mie pratiche professionali nell’incontro con operatori e genitori dei servizi socioeducativi.

Mettetevi in questa posizione, ascoltate i punti di appoggio, immaginate che linee ideali formino figure …. Trattenete le immagini. Provate a fare questi movimenti dandovi la possibilità di sperimentare e provare forme di movimento non abituali, concedendovi la possibilità di perdere l’equilibrio, fidandovi della vostra capacità di riacquistarlo, trattenendo un’esperienza di apprendimento organico.

Ma è poi così differente con quanto accade circa le altre dimensioni dell’apprendimento? Quando Angela dice che la vera stabilità è quella che sa misurarsi con la perdita dell’equilibrio, con l’errore e con la possibilità di ritrovarsi, penso istintivamente a quante volte nel mondo dei servizi educativi, nominando l’esigenza di autorevolezza, si fatica a delinearne i confini. Viene più facile dire cosa non è scartando gli opposti di istanze autoritarie piuttosto che quelli di un lassismo permissivo.

Oggi penso che essere figure adulte autorevoli forse vuol dire proprio questo. Esibire una stabilità capace di rassicurare per gli aspetti di forza e di fermezza, non nascondendo al tempo stesso le dimensioni di perdita di equilibrio che permettono movimento, scoperte e nuove possibilità.

Camminate sentendo forte il contatto con la terra e al tempo stesso non dimenticate di volgere lo sguardo all’orizzonte e di guardare il cielo e le stelle.

Ancora una volta mi penso e ti penso. Noi pellegrine alla ricerca costante di modi per essere e per attraversare la vita. Alcuni ingredienti non possono mancare.

Sole e vento, lacrime e sorrisi, radici e ali.

 

 

Older Entries Newer Entries