Diversamente clessidre

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tempo e clessidre di Irene Auletta

Ci prepariamo a qualcosa che sta per accadere e io cerco di usare toni e parole che possano incuriosirti, creando quel clima tipico che attende le sorprese che non possono essere pensate.

Quando il citofono ci richiama sei pronta a scoprire la novità e in ascensore esprimi la tua gioia con quei piccoli saltelli che sono a metà fra una ginnastica e una sorta di ballo. Scruti seria la strada senza scorgere nulla e solo quando intravedi arrivare una piccola macchina elettrica con a bordo tuo padre, realizzi il prossimo gioco pensato tutto per te. Senza alcuna esitazione sali sull’auto emozionata per la prossima avventura che vi vede, te e babbo, accomodati vicinissimi in un abitacolo che pare quello di un’automobile finta.

Mentre partite e vi allontanate sento le tue risate e già mi immagino come sarà difficile, dopo, interrompere quel nuovo gioco tanto gradito.

La scena successiva infatti ci vede lì, tu seduta sul marciapiedi che mi guardi con la minaccia di volertici sdraiare, io che aspetto e i passanti che ci guardano incuriositi da quella situazione che evidentemente stonando, attira l’attenzione. In due occasioni mi raggiungono delicate e gentili frasi. Ha bisogno di un passaggio? Posso darle una mano? Io sorrido solamente accennando un no con la testa, perchè so che in questi casi l’attenzione altrui spesso esalta quel tuo comportamento oppositivo che vanta un’ostentata esibizione di volontà.

Da che ne ho memoria lasciare le cose piacevoli per te è sempre stato un problema ma, di sicuro, crescendo, queste tue reazioni fanno ben comprendere la tentazione o reazione di quei genitori che, pian piano, finiscono con l’eliminare tutte le esperienze che possono far intravedere, anche solo da lontano, situazioni simili da gestire.

La fatica per te e la fatica per noi, porta con sè un retrogusto di rinuncia.

Eppure basta un po’ di tranquillità per accorgersi che è solo questione di tempi differenti perchè dopo circa quindici minuti, che in quella situazione sembrano interminabili, ti convinci ad alzarti e una volta in piedi mi abbracci forte in cerca di consolazione. Il traffico, i passanti e la città ci circondano mentre, ricordandomi di respirare profondamente, ti sussurro all’orecchio che ti capisco perchè lasciare le cose belle è davvero molto difficile.

Puoi scegliere così poco nella tua vita e stavolta sono riuscita a farti scegliere tempi e reazioni senza preoccuparmi troppo di tutto il resto. Strade complesse quelle da intraprendere in situazioni come queste che spesso sono il nostro quotidiano e che non sempre ci trovano pronti a fermarci o almeno a rallentare.

Ogni volta, con pazienza, tu provi a ricordarcelo. Ci vuole tempo per esprimere una volontà senza parole e ce ne vuole altrettanto per ascoltarla, nel rispetto del silenzio.

Libertà alla cannella

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libertà alla cannelladi Irene Auletta

Tesoro, dobbiamo assolutamente raccontare alla mamma che hai attraversato la strada da sola!

Tutum. Il cuore batte un colpo in accelerata mentre ti immagino fare qualcosa che per te non è affatto semplice. Penso che il babbo è davvero bravo a spingerti a provare, osare e sperimentare.

Il ruolo dei padri quando si manifesta con tale chiarezza è assai rassicurante e scalda parecchi angoli del cuore.

Ci separiamo perchè devo fare qualche commissione e al mio rientro vi vedo da lontano. Tu che attraversi ancora da sola sulle strisce pedonali mentre tuo padre ti attende sul marciapiede. Il sapore dell’ambivalenza è sempre un po’ dolceamaro ed è solo il gusto che sa di miele che mi spinge ad andare oltre la tua età anagrafica permettendomi così di assaporami con calma la scena. Rimango a distanza perchè non voglio disturbarvi in quel momento tutto vostro e anche da lontano si vede perfettamente il filo invisibile della fiducia e dell’amore che ti lega a tuo padre, tanto da farti sperimentare, con tutta l’evidente fatica, prove importanti.

Un raggio della memoria si illumina. Eravamo proprio lì, allo stesso angolo della strada vicino al nostro portone. Avevi sei anni e per l’ennesima volta avevo provato a invitarti a fare qualche passo da sola. Fino ad allora ogni volta, di fronte al mio invito, la tua mano si stringeva ancora più forte nella mia e, ogni volta, io risentivo nitidamente le parole di Angela, la tua insegnante Feldenkrais.

E’inutile che le gambe vadano avanti lasciando indietro la consapevolezza del gesto. Devono muoversi insieme e solo questo sarà il vero apprendimento.

Quanta sapienza in quell’invito ad attendere l’armonia tra gesto e coscienza. Io aspettavo, pensando spesso che non sarebbe mai accaduto e anche quel giorno ti ho rinnovato la domanda più per abitudine che per una reale convinzione.

Che ne dici, ci provi ad andare da sola per qualche passo? E tu, come al solito mi prendi alla sprovvista, mi lasci la mano e ti dirigi verso il portone, lentamente come a gustarti la tua “prima volta”.

Tutum, tutum, tutum.

Sono passati dieci anni da allora e io e tuo padre abbiamo migliorato l’armonia tra la mano che ti stringe forte e quella che ti permette di andare, lasciandoti. Si impara anche così a essere genitori.

La libertà, l’autonomia e le soddisfazioni hanno proprio il gusto dello sciroppo di Mary Poppins. Diverso a seconda di chi lo gusta e lo assapora.

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