Essere tua madre

2 commenti

di Irene Auletta

Quindi anche sua figlia quest’anno sta facendo gli esami di maturità? Domande buttate lì, tra quasi estranei, che ogni volta mi pongono di fronte ad un bivio. Faccio finta di nulla e rispondo in modo evasivo, oppure? Oppure.

Reduci da una piccola ennesima prova che hai dovuto affrontare, e noi con te, ogni volta mi accorgo ti quanto sei cresciuta, del tuo coraggio e della forza che metti tenacemente nel modo di incontrare la vita. Tu che continui a insegnarmi a vedere il bello tra le ombre, a non perdere occasioni per sorriderci e dare valore a ciò che non può mai e poi mai essere dato per scontato.

Così, come è quasi impossibile aiutarti a prefigurare quanto ti sta per accadere, allo stesso modo il tuo vivere nel presente diventa una possibilità per lasciarsi alle spalle, forse più velocemente, fatiche e momenti difficili. Quante tracce rimangono dentro di te di quello che attraversi? Non lo saprò mai, ma oggi riesco anche a dirmi che non importa, perché questa è la tua storia.

In questi giorni raccolgo commenti su una nostra foto. O meglio, su un’immagine di un tuo profilo vicino alle nostre mani intrecciate. Parlano di madri e figli, del legame forte e di quel patire tutto femminile di fronte alla fragilità di un figlio. Ed è proprio questa la storia delle madri e ognuna, nella sua cornice di vita, lì impegnata a dipingere il suo quadro, ai suoi occhi unico e speciale.

Per me, essere tua madre vuol dire ogni giorno sentirsi un po’ meno originale e cogliere un battito all’unisono che posso condividere con molte altre donne. Madri o non madri, con figli grandi o piccoli, con figli disabili o senza alcuna difficoltà. Proprio questo ho sentito forte nei messaggi ricevuti in questi giorni e nei pensieri di vicinanza che ci hanno fatto compagnia.

Volersi sentire a tutti costi speciali o pensarti così, fa parte di quella storia passata che mi vedeva a cercare nella matassa dolorante di ciò che non sarebbe mai stato, qualche filo risplendente di luce che in realtà rischiava di allontanarmi da ciò che sei. Oggi, essere tua madre vuol dire costruire ogni giorno una nuova possibilità , andare alla ricerca di fonti di forza per potertene fare dono, non perdere occasione per gustarsi la bellezza, vivere l’allegria per continuare a insegnartela.

Ma più di ogni cosa e sopra qualsiasi altra, esserlo vuol dire che tu, e solo tu, sei mia figlia. Tra orgoglio, amore e dolore. Sempre.

Persa nei vostri sguardi

2 commenti

persa nei vostri sguardi

di Irene Auletta

Quante volte mi sono ritrovata a guardarti da non molto distante mentre tuo padre prova a orientare il tuo sguardo. Guarda Luna sta arrivando mamma! L’hai vista è proprio lì davanti a te! E tu che cerchi, curiosa e al tempo stessa confusa di fronte a quello scarto tra il desiderio di incrociarmi e gli occhi che non ti permettono ancora di raggiungermi.

Esclusi i problemi di vista, negli anni abbiamo intravisto uno di quegli effetti bizzarri difficili da nominare che bussano tutti lì, alla porta di quei danni neurologici che solo linguaggi molto tecnici sono in grado di dire.

Qualche giorno fa ho proposto a mia madre di accompagnarmi a fare una piccola commissione che la riguardava e per la quale le dico che è importante la sua presenza. Negli ultimi anni appare sempre molto stanca e ciò che una volta le piaceva assai oramai pare abitare un mondo lontano. Per non farla affaticare le propongo di aspettarmi mentre vado a prendere l’auto.

Mamma, mamma, eccomi. Li all’angolo della strada vedo un’anziana signora che si guarda intorno smarrita e con lo sguardo, esattamente come accade anche a te, mi passa oltre senza vedermi. La vedo persa e mi accorgo che anch’io mi sento un po’ come lei. Le vado incontro cercando di sorridere. Mamma ti ho chiamato più volte, non mi hai sentita? Sto diventando proprio vecchia, mi risponde e tante volte mi sento proprio svanita!

Per la prima volta metto insieme le due diverse situazioni che vivo come madre e come figlia. I vostri sguardi che faticano a rintracciarmi, le vostre espressioni confuse, gli occhi che mi attraversano. Sento un pizzico al cuore e stavolta capisco perché. In quella frazione di tempo sono persa anch’io insieme a voi ma in un mondo destinato a non raggiungervi mai.

Mi sento persa nei tuoi occhi di figlia e mi vedo scomparire nei tuoi di madre. A me il compito di riportarmi con i piedi per terra.

Si mamma, forse stai davvero diventando svanita! ti dico provando a sdrammatizzare mentre insieme ridiamo della parola utilizzata che, tuo malgrado, oltre il sorriso di apparenza mi lascia tutto il sapore della tristezza per l’irraggiungibile.

Preghiere così

7 commenti

FullSizeRender

di Irene Auletta

Entro o non entro? Ci arrivo guidata dai miei passi e quasi sento la tua mano che, pur a chilometri di distanza, si stringe nella mia tirandomi in quella direzione. Le chiese per te sono un’attrazione irresistibile e così, accompagnata dall’invisibile, entro.

È tardi e poco dopo l’ingresso mi accorgo di essere l’unica presenza in una vasta chiesta piena di meraviglie. Mi inoltro nel silenzio e sento quella preghiera laica che sorge spontanea quando meno l’aspetto. Ti prego, ti prego.

Quasi mi spavento quando arriva alle mie spalle un anziano prete che, con aria sorniona, mi comunica di aver chiuso. Vorrà dire che stanotte rimarrò qui a pregare dico sperando che apprezzi il mio umorismo. Si, si, risponde lui con un sorriso d’intesa, se poi si stanca, al piano di sopra c’è un letto di scorta!

E così spontaneamente si offre di farmi da Cicerone e inizia a raccontarmi di quelle bellezze che incrociano tanti significati. E di quel crocifisso cosa ne pensa? Mi chiede all’improvviso. Sono un po’ in imbarazzo ma al tempo stesso mi sento rispondere che ogni tanto, in una situazione così, mi ci sento anch’io, collocata lì da alcuni chiodi della vita.

Oddio, ma cosa sto dicendo a questo prete? Proseguiamo camminando nella chiesa, in silenzio. Se ci fossi tu, qui con me, questo “giro turistico” ti piacerebbe un sacco. Poco dopo saluto e ringrazio, uscendo da una piccola porticina laterale che, non molto distante, mi fa intravedere il mare.

La magia mi accompagna mentre mi dirigo verso il canto delle onde e la sento li al mio fianco. Sarà questa la spiritualità? Ti prego, ti prego.

Tu sai perché.

Mondi in volo

Lascia un commento

Figli con le ali

di Irene Auletta

Ancora oggi non ci conosciamo di persona e i nostri primi contatti sono nati attraverso Facebook e gli scambi relativi ai miei post pubblicati su questo Blog. Il 16 ottobre del 2013 (potenza delle tracce scritte!) ricevo un tuo messaggio privato in cui mi proponi di leggere un tuo racconto. Mi colpisce subito la delicatezza della tua domanda e accolgo la richiesta sperando di poter offrire un contributo significativo.

Mi ritrovo qualche giorno dopo a leggere la tua storia che in molte sfumature riflette la mia. Osservo tra le pagine la crescita di tua figlia e della vostra relazione, sorridendo per quelle vostre piccole grandi conquiste e sentendo una strizzata al cuore di fronte alle delusioni e allo sconforto.

I miei timori di trovarmi di fronte ad una narrazione troppo intimistica, svaniscono sin dalle prime pagine e mi scopro a leggerti in un soffio con grande emozione, tornando dopo qualche giorno a rileggerti per gustare con maggiore quiete l’onda del tuo narrare.

Proprio di recente il tuo libro è stato pubblicato e fra pochi giorni farai la prima presentazione a Palermo, nella tua città, proprio mentre insieme ad altre madri stiamo cercando di organizzare prossimi momenti di incontro anche nelle nostre città, sparse tra Nord, Centro e Sud. Immagino la tua emozione e anche la gioia per la realizzazione di un progetto che si è preso tempo per crescere e maturare, esattamente come accade ai nostri figli.

Mi hai fatto un bel dono chiedendomi di scriverne una breve presentazione e spero che le mie parole introducano il lettore nell’avventura della storia, permettendogli di incontrare la tua nella sua unicità, pur nel riconoscimento di molte sfumature familiari.

Non ci conosciamo ancora di persona e sono certa che accadrà a breve, ma quando le nostre mani si stringeranno sapremo con certezza di esserci già scambiate mondi.

Grazie Fiorella e buona fortuna!

Balliamo?

1 commento

balliamo?

di Irene Auletta

E anche oggi, al tuo arrivo a casa, eccola puntuale. Una serie di non voglio agita come sai fare tu e con quella tenacia che facilmente rischia di farmi scivolare in un corpo a corpo che, ogni volta, mi lascia con la sensazione di un vuoto. Oggi pomeriggio ai soliti rituali si aggiungerà anche lo shampoo. Urge un pensiero creativo per non arrivare a sera distrutta.

Protesti per salire a casa, per spogliarti, per andare in bagno e infine di fronte alla vasca, il tono della tua voce non lascia dubbi sul dissenso. Mentre ti lavo i capelli provo a raccontarti qualcosa ma percepisco subito che il nervoso aumenta e quindi opto per il silenzio.

Come andranno le tue giornate? Che prove devi affrontare? Come riesci a farti capire? Cosa vogliono dire le proteste che in questi giorni caratterizzano il nostro incontro al tuo rientro dal Centro?

Ecco, forse ho trovato la strada, la nostra solita ricetta magica. A operazione completata ti abbraccio forte, forte e in silenzio ti consolo solo con il pensiero. Angela, la nostra maestra Feldenkrais, ci ha insegnato il valore dell’immaginazione e dei suoi effetti subito percepiti nel corpo. Funzionerà anche in questo caso? Nella mente ti racconto di quanto ti capisco, di come a volte la tua rabbia mi racconta storie, di quella comprensione che nasce nella pancia e a volte neppure arriva alla testa.

E rimaniamo così per qualche minuto in silenzio, con il mio desiderio telepatico di raggiungerti in qualche modo e le tue braccia che mi stringono senza pausa. Dall’esterno forse appariamo bizzarre ma in assoluto silenzio mi accorgo che balliamo e giuro che sento una musica. La senti anche tu tesoro?

Sarà un buon pomeriggio.

C’è magia

6 commenti

zittituttidi Irene Auletta

Quanto mi piacciono le sere così. Quelle in cui torno e ti trovo allegra ad accogliermi dopo che, poche ore prima, mi avevi salutata guardandomi male per averti lasciata appena tornata dal Centro per un impegno di lavoro. Proprio stasera che non c’è neppure tuo padre.

Guarda questo bel film con Inna e vedrai che appena finisce mamma torna! Se potessi spiegarti che vado a incontrare dei genitori per fare un incontro sul tema del passaggio dalla scuola dell’infanzia a quella primaria, chissà cosa mi risponderesti.

Ma tu non immagini neppure cosa faccio quando esco e tantomeno che, in ogni momento, sei nelle pieghe delle mie riflessioni, soprattutto quando lavoro con i genitori.

In questi giorni mi ritrovo spesso a pensare che la nostra storia arricchisce sempre i miei incontri professionali e, anche a distanza, tu sei lì con me insieme a quello che ogni giorno mi hai chiesto di imparare per poterti incontrare.

È stato bello ascoltarla, se ha figli saranno di sicuro molto fortunati! Capita di sentirselo dire a chi fa il mio lavoro ma per la prima volta stasera, insieme al sorriso e alle parole “di circostanza”, una frase mi è scappata dal cuore. Sono una madre molto fortunata e spero che un pochino anche mia figlia possa sentirsi così.

Ceniamo accompagnate da quel silenzio pieno di noi che mi da gusto più del cibo. È una sera magica, di quelle in cui la fortuna arriva frizzante e mi pizzica la gola fino al bacio della buonanotte e a quella frase che ti ripeto tutte le sere prima di addormentarti.

Da lassù fino a te, Luna della terra ….. e nel mezzo tutte le nostre parole segrete.

Danze

3 commenti

scacchi

di Irene Auletta

Il movimento è iniziato con il tuo inserimento alla scuola per l’infanzia che, come ho scritto altre volte, è stata per te una tra le esperienze più insignificanti e per me tra le più pesanti da sostenere. Ad un certo punto, quel contatto con il mio limite di madre mi ha chiesto di farmi da parte, di mettermi di lato, lasciando passare tuo padre a gestire quel rapporto con le insegnanti per me insostenibile.

Ed eccomi ancora qui, a distanza di oltre dieci anni a pormi la stessa domanda. Che ne dici vengo anch’io all’incontro di restituzione? E subito, di fronte al mio stesso sguardo critico, parto a dirmi perché si è perché no.

Mi sembra che ti sei già risposta da sola, mi dice tuo padre serio. I secondi perché hanno conquistato una vittoria schiacciante e io non posso fare altro che ritirarmi con un sorriso amaro.

Lo so che va bene così e che anche stavolta devo ascoltare quelle risposte chiarissime prima ancora di formularne gli interrogativi. Non sono in grado, sono partita con il piede sbagliato e devo fermarmi per lasciar decantare quel groviglio di emozioni che da settimane sono tornate a bussare alle mie possibilità.

È arrivato di nuovo il momento di farmi da parte e in qualità di madre mi accorgo di come, ogni volta, questo movimento mi ha permesso di imparare qualcosa. Secondo me se non vai gli dai una soddisfazione! Quante volte abbiamo sentito una frase così superficiale a risposta di questioni aperte di ben altro spessore?

Per me non è facile rinunciare ad esserci oggi come altre volte in passato, ma ogni volta, spostando lo sguardo da me a te, ho trovato la soluzione migliore. In questa nostra danza provo, inciampo, riesco e inciampo ancora.

Stavolta, è il turno del passo indietro.

Riflessi

Lascia un commento

margheritadi Irene Auletta

Entriamo quasi insieme nello stesso piccolo cortile interno e posteggiamo ai due lati opposti le nostre auto. Le portiere si aprono ed entrambi rimaniamo in attesa che il “misterioso” passeggero decida di uscire, con i suoi tempi. Mi sembra di riconoscere gli stessi toni di incoraggiamento e il delicato sollecito e quando i nostri sguardi si incrociano ci scambiamo un timido sorriso pieno di tanti discorsi e commenti muti.

Mentre sto cercando di convincerti a salire la scala, senza dover ricorrere all’ascensore, il signore di mezza età e il suo giovane figlio arrivano dietro di noi. Salite pure prima voi perché noi siamo sicuramente più lente, dico rivolgendomi ad entrambi. Il padre mi sorride e il ragazzo evita il mio sguardo, preso in un dialogo tutto suo. Voi due non frequentate lo stesso Centro e riconosco in quel ragazzo tratti e caratteristiche incrociati tante volte anche altrove e che mi hanno sempre creato tanta inquietudine.

Anche il signore ci rivolge un saluto e tu rispondi con uno dei tuoi sorrisi che cerchi di far passare anche attraverso gli occhi. Come ti chiami? ti chiede e subito, con molta delicatezza, aggiunge che se non ti dispiace può dirglielo anche la mamma. Seguono commenti sul nome, sulla tua espressione e sulla nostra nuova conoscenza con quel contesto. Davvero una bella ragazza, mi dice guardandoti e vedo nei suoi occhi una malinconia familiare che probabilmente rivolge ogni giorno a quel figlio che sembra tutto concentrato in un suo mondo parallelo.

Quando oggi arrivo a prenderti l’episodio mi ritorna subito in mente proprio mentre chiedo ad un operatrice di non tenerti bloccata per il polso, visto che ora ci sono io. Non smetterò mai di star male per quelle mani addosso tante volte inopportune e non smetterò mai di restituirne all’altro l’invadenza e, sovente, il non senso.

Il contrasto tra la delicatezza di quel padre e il gesto dell’operatrice, mi arriva forte come un odore pungente. Per fortuna non è lei la tua educatrice di riferimento, penso con un sospiro di pancia mentre la razionalità mi ricorda di non giudicare frettolosamente da un singolo gesto. Quando qualcosa ti riguarda il confronto fra testa e cuore è spesso un gran casino.

Cosa ne dici della nuova educatrice? ti chiedo mentre siamo in auto dirette verso casa. A me piace e mi sembra molto bello anche il suo nome di fiore, dico mentre mi guardi e mi ascolti ripeterlo scandito. Ridi e muovi le braccia con quel tuo gesto che esprime felicità. Buon segno.

Speriamo nei suoi petali.

Ruggiti del cuore

Lascia un commento

ruggiti del cuoredi Irene Auletta

E ogni volta ci devo fare i conti.

Stavolta non è neppure accaduto in nostra presenza e questo di certo non facilita le cose. Non ci sono considerazioni razionali che al momento mi siano di aiuto e, al contrario, l’eccesso di spiegazioni, interpretazioni, ipotesi non fa altro che alimentare quel ruggito che nasce dalla pancia e che negli anni sto provando a domare.

Ti sei fatta male. Non mi importa come, quando e perché ma solo che non sei stata compresa e, mentre soffrivi senza riuscire a farti capire io non ero lì, vicino a te per provare ad aiutarti. Quando sono arrivata a prenderti i suoni intorno a me sono diventati immediatamente ovattati e il desiderio di portarti via al più presto di certo non mi avrà fatto brillare di simpatia. Così, per usare un eufemismo!

In alcuni casi è difficile far capire che tutte le parole dovrebbero essere sospese perché non c’è posto per contenerle e io, in tali occasioni, ho urgenza di silenzio. Appena ti vedo capisco subito che ti sei fatta male e che la tua apparente ostinazione a collaborare in realtà è solo un segnale per chiedere aiuto e per comunicare quello che ti è accaduto. Com’è facile di fronte ad una ragazza come te farsi travolgere da tante altre interpretazioni e come, ancora una volta, le tue impossibilità comunicative trasformano un episodio normale in una vicenda assai complessa.

Arrivate a casa piangi forte e mi pare di ascoltare dolore, rabbia, paura. In questo siamo uguali perché anche le mie lacrime di compagnia sono esattamente delle stesse tinte. In me non c’è pensiero quieto, ma una furia primitiva che ogni tanto viene a salutarmi forse per ricordarmi che è sempre lì, anche se riesco a contenerla meglio.

La tua insegnante Feldenkrais ha il grande potere di tranquillizzarci e sapere che quello che è accaduto non ha recato conseguenze gravi mi restituisce respiro. Vederti seduta sulla sedia a rotelle ogni volta mi fa sentire un pizzico alla pancia, anche se tu ridi beata di quella postazione che ti restituisce la possibilità di muoverti, in qualche modo. Dopo solo pochi giorni ho già nostalgia di quando ti rincorro per casa mentre, soprattutto per attirare l’attenzione, travolgi ogni cosa che incroci al tuo passaggio.

Deve passare ancora un po’ di tempo perché la burrasca nella mia anima si acquieti e, nel frattempo, abbiamo aggiunto un altro pezzetto al puzzle della nostra storia.

Essere tua madre, per me, non può essere che questo.

Già, proprio così.

2 commenti

gia, proprio cosìdi Irene Auletta

Ma sarà sempre così?

Stamane sei già frizzante come l’aria e quando ti ricordiamo che andrai al nuovo Centro con il pulmino sembri attenta e pronta alla nuova ritrovata autonomia. Per due anni hai dovuto rinunciare a quella piccola possibilità, tornando ad affidarti agli accompagnamenti dei tuoi genitori da un capo all’altro della città. Anche quello ci ha riservato belle sorprese e già so che mi mancheranno i nostri viaggi, con la musica di sottofondo o nel silenzio delle nostre conversazioni d’amore.

Figurati se non mi commuovo solo a scriverne. Cavolo che lagna che è diventata tua madre.

Scaccio i pensieri delle nuove preoccupazioni che sono tornate a bussarmi nel petto. Come te la caverai nella nuova esperienza? Riuscirai a farti capire e un pochino rispettare? Vedranno in te qualcosa di diverso da quello che sai fare per incrociare il cuore di ciò che sei?

Non posso fare a meno di sbirciarti dal balcone e mi vergogno a dirlo anche a tuo padre che per fortuna ti accompagna verso la nuova abitudine con quella giusta distanza che lui sa mantenere nei confronti delle tue nuove esperienze. Per anni i viaggi con il pulmino sono stati il tempo della distanza tra casa e scuola e viceversa. Un tempo tuo per fare pausa dalle esperienze e dalle emozioni. Ora si ricomincia e spero farai buoni viaggi, figlia mia.

Ci accontentiamo di piccole cose noi che riusciamo a dare valore ai granelli di felicità e che, rispecchiandoci in essi, ritroviamo ogni volta il senso della vita. Almeno, per me è di certo così.

Ti guardo andare e il freddo accompagna quelle due righe sulle guance, amiche di tanti giorni.

Si figlia, credo proprio che sarà sempre così.

Older Entries Newer Entries