tra cielo e terra

di Irene Auletta

Perchè scrivi così poco del Dopo di Noi? Già, chissà perchè?

Negli anni mi sono venute in soccorso diverse risposte possibili tra cui, la figlia ancora piccola che posticipava in avanti il pensiero, il momento particolare già pieno di troppo altro, un’idea che stava ancora maturando. E via di questo passo

Poi oggi la domanda è tornata e non ho potuto più nascondermi. 

Eppure di questo tema ne parlo spesso nei contesti che attraverso per lavoro, sia con gli operatori che con i genitori, ci credo con forza e da anni sostengo il valore delle autonomie possibili e delle esperienze al di fuori del contesto familiare.

E allora perchè?

Nel dialogo fra me e me, devo riconoscere che il mio sguardo professionale non sempre è allineato con quello di madre e forse la risposta sta proprio qui. Incontro tanti operatori impegnati nei servizi rivolti alle persone con disabilità e oltre loro intravedo le culture ancora oggi presenti.

Ecco, la risposta è proprio lì.

Non sono pronta a lasciarti nelle mani di questa cultura che orienta pensieri, gesti, linguaggi, intenzioni. Non sono ancora pronta a immaginarti oltre me e dopo di me e più il tempo passa, più sento vicina l’esigenza di iniziare a pensarci sempre più seriamente. 

Mi accorgo che negli ultimi vent’anni, con il mio piccolo contributo, ho cercato di nutrire una cultura della disabilità che si avvicinasse un po’ di più al mio desiderio o forse anche solo alla mia speranza. Per te e per tante persone come.

Qualche giorno fa, di fronte ad una nuova esperienza, mi sono misurata con la rinnovata commozione di vederti andare con perfette sconosciute. Cosa riesci a rappresentarti di quello che sta accadendo, oltre le mie parole? Chi sono queste tizie e cosa dovrai fare con loro? 

Vai sei una ragazza e non hai bisogno che la mamma ti accompagni, ti aspetto nello spogliatoio! E come sempre lo dico a te e lo dico a me, mentre mi rimangono incollati nella mente i tuoi occhi che, andando, si girano come a chiedere conferma.

Dacci tempo vita e io, figlia mia, ti prometto che continuerò ostinatamente a provarci. Nel frattempo intorno a te continuiamo a far crescere possibilità per la giovane donna che sei diventata nella speranza che le costellazioni e le contingenze, in cielo e in terra, non smettano di cercarsi, facendo scoccare nuove sorprese.

A noi il compito di prenderci cura dell’attesa.