Di madre in figlia

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di Irene Auletta

In questi ultimi anni stare insieme a mia madre mi ricorda quel lento oscillare dell’altalena che ti avvicina e allontana da ciò che provi a mettere a fuoco insieme alla consapevolezza che solo lasciandoti andare puoi apprezzarne la vista circostante, l’aria sulla pelle e il piacere di quel momento. Quando ci sei, e sei proprio tu, quel gusto familiare riemerge intenso dal passato e sa di forza e nostalgia. Le pause differenti, che si alternano a tali momenti, hanno sovente il colore della malinconia.

Anche mia figlia ti cerca disorientata e proprio ieri, ritrovandoti, ti ha accolto con un forte abbraccio di quelli impossibili da prevedere o anticipare anche di questi tempi. Il tuo stupore mamma mi ha inondato di dolcezza in quel ripetere che abbraccio, che abbraccio, questo si che è un bel regalo di Natale!

E così entrambe vi siete riprese lo spazio del vostro incontro mentre guardo mia madre che, “nel rispetto delle regole”, ti bacia sulle mani per mantenere la distanza.

Voi due insieme mi emozionate sempre tantissimo a memoria di quella figlia matura che ancora tiene in mano un filo d’unione antica e quella madre che, invadendomi la vita, cerca ogni giorno nuovi respiri.

In queste feste natalizie, che non amo più da molti anni, mi sembra che l’aria si sia fatta più pesante, mettendo insieme alle ansie collettive quelle più private che la vita non smette mai di riservarci. Per questo fatico a scrivere, le dita sui tasti dipingono ombre e le luci in lontananza non sempre riescono a brillare.

Poi, ripenso ad uno dei nostri recenti viaggi in auto da sole. Seduta al mio fianco, appoggi la testa sulla mia spalla facendo fermare il tempo e, in quello spazio tiepido, lascio le nuvole lontane e mi godo quegli attimi di bellezza pura. Tra le tante cose che mi hai insegnato c’è anche questa, quel fidarsi e affidarsi che mi auguro lasci tracce profonde nella tua memoria.

La danza tra tenere e lasciar andare può essere dolcemente struggente ma proprio mentre il dolore sembra prendere il sopravvento tu mi tiri per mano verso l’allegria, restituendomi con forza quello che provo a insegnarti ogni giorno.

E così mi ritrovo a cantare e insieme balliamo, balliamo, balliamo. Anche per oggi la luce è nostra amica. Mio padre guardandoci non perderebbe l’occasione per definirmi pazzerella. D’altronde, direbbe, sei nata proprio mentre c’era l’eclissi!

Grazie Luna … del cielo e della terra.

Quella giusta

2 commenti

eclissidi Irene Auletta

A volte ritornano. Quelle citazioni che sotto forme diverse sembrano tenersi tutte a braccetto anche quando hanno tonalità differenti. Chissà quante volte abbiamo sentito dire che le cose accadono a chi è in grado di sopportarle, che Giobbe è stato un grande esempio per molti di noi, che le persone travolte da grandi dolori si trasformano in qualche modo in adulti o bambini “speciali”.

Mio padre mi osserva ridere e scherzare con mia madre e mia sorella e nei suoi occhi mi sembra di scorgere un punto di domanda legato a quello che sa preoccuparmi molto, proprio in questi giorni. Non poteva che capitare a te, con quella voglia di ridere che hai sempre! mi dice. Poi, quasi stupito dalla sua stessa affermazione aggiunge la storia dell’eclissi che va bene per tutte le stagioni.

Si, mi porto appresso questa storia praticamente da sempre. Sono nata in una mattina di eclissi totale e così come mia madre non finisce mai di raccontarmi il buio improvviso alle nove di mattina in sala parto, mio padre giustifica quelle che per lui sono mie stranezze o doti particolari, citando questo evento.

Chissà. Certo che a proposito di luci e ombre l’eclissi totale si presta a parecchie interpretazioni e spiegazioni possibili.

Giorni fa mentre chiacchiero con una mia cara zia ad un certo punto capisco che non riesce a trattenersi quando mi dice che le dispiace molto di alcune cose che devo affrontare aggiungendo che proprio io, non me le meritavo.

Ed eccole che ritornano. Quelle frasi un po’ senza senso che però, proprio quando sono espresse da persone care a cui vuoi bene, ti permettono di andare oltre per afferrarne altri significati di cui sono portatrici.

Essere dispiaciuti per le difficltà che una persona sta affrontando è una cosa ma parlare di merito o demerito introduce chiavi interpretative che riecheggiano di una  resistente cultura cattoqualchecosa che ancora una volta fa riemergere la categoria dei peccatori, con tutti gli annessi e i connessi di punizioni e perdoni.

Mi colpisce sempre leggere di come molti genitori sono riusciti ad affrontare una bastardissima sindrome genetica manipolando il nome dello scienziato che l’ha scoperta al punto da farne diventare tutti i bambini che ne sono affetti degli angeli. Il pediatra che per primo l’ha riscontrata si chiamava Harry Angelman.

Capisco che alcune spiegazioni fanno ancora la parte della copertina di Linus e se tengono al caldo e rassicurano, vanno benissimo e forse ognuno, quando affronta qualche difficoltà o dolore, deve imparare a trovare quelle giuste per sè.

Se però penso all’educazione e al ruolo dei genitori ho bisogno di esplorare anche altre strade, perchè credo profondamente che si possa sempre insegnare qualcosa ma solo  a partire da quello che sta accadendo nella realtà.

Quindi per te, ragazza mia, niente ali e per me, nessuna croce o medaglia. Attraversiamo insieme luci e ombre tenendoci strette e chissà che l’effetto eclissi non ci dia una mano.

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