Auguri a mondo nostro

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di Irene Auletta

Un attimo di distrazione e i giorni lieti di una pausa di inizio vacanza vengono travolti da qualcosa che accade. 

Dai nostri amici girano indisturbati, e assai affettuosi, alcuni gatti e, sapendo delle tue reazioni allergiche, monitoriamo i contatti perché rimangano in una zona di possibilità. Nel nostro secondo giorno di permanenza, in pochi minuti ci accorgiamo che ti sei sdraiata su una copertina vietata ma ormai è troppo tardi. La reazione allergica prende il via e diventa tanto più forte per la tua incapacità di controllare il fastidio che ti spinge a fare esattamente il contrario di ciò che, in occasioni come queste, andrebbe fatto.

In un attimo gli occhi diventano gonfissimi e il resto del viso arriva congestionato alla sede della guardia medica. Quella di Aosta ci mancava e la tempestiva iniezione di cortisone avvia il lento recupero, facendo subito rientrare anche la paura associata. Soprattutto la mia.

Quando ti vedo così, mi appari ancora più fragile e anche tutto il periodo non semplice che stiamo attraversando da qualche mese, sembra incontrare una brusca battuta di arresto. Diventi piccola mentre ti lasci consolare e trattenere le mani dalla tentazione di continuare a toccare la parte del viso già tanto irritata.

Le cure continue che spesso tolgono energie, in queste circostanze si arricchiscono di nuova linfa di fronte ai tuoi occhi che pian piano tornano vicino alla normalità. Anche tu esibisci una pazienza per te quasi inimmaginabile. 

La mattina dopo ti svegli ancora leggermente segnata ma il peggio è passato. E’ proprio questa una delle nostre frasi preferite, il peggio è passato, che ci fa sentire sempre un po’ a metà strada tra le vie dei naufraghi e quelle dei miracolati.

Direi ottimo stato d’animo per proseguire in queste feste e quindi …

Buon Natale a noi e voi tutti!

Lezioni impreviste

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lezioni impreviste

di Irene Auletta

A ben guardare non solo insegnamo anche ciò che proprio non vorremmo ma, di sicuro, impariamo molte cose che non avevamo affatto previsto o desiderato.

Stamane ripercorro esperienze attraversate tante volte in questi anni, nella mia vita di genitore. Visita medica, nuovi specialisti, ripetizione anamnesi sanitaria per la duecentesima volta e via di questo passo. Tante domande e tanti puntini di sospensione per tutta la complessità che ti sei portata nella vita, nel tuo speciale zainetto.

La giornata è tutta per noi e la impieghiamo a fare cose che ci piacciono, tanto che fino a sera, non ci penso. Durante la cena, nei nostri silenzi, la mente viene invasa dai nuovi accertamenti, dagli esami da ripetere, dai nuovi suggerimenti di cura.

Le spalle improvvisamente mi diventano pesanti o in realtà, inizio semplicemente a sentirle. Angela, la nostra insegnante Feldenkrais, forse ora citerebbe quell’archivio delle fatiche e delle tensioni che pare albergare proprio lì, da quelle parti del corpo.

Solo qualche anno fa una mattina così sarebbe stata dipinta di ansia, preoccupazione, dolore. Oggi no. Ci si abitua, si fa il callo, si impara? Forse un po’ di tutto. Il corpo stasera mi mette in guardia circa la possibilità di sottovalutare ma su questo mi sento abbastanza serena. Non preoccuparti, ti ascolto, certo che ti ascolto.

Mi sdraio e la terra mi accoglie, fresca e rassicurante, mentre tu guardi curiosa e mi sorridi. Vieni a sdraiarti un pochino vicino a me tesoro e lasciamo un po’ di preoccupazione sul pavimento. Stanotte dici che si dorme?

Imprevisti di gomma

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imprevisti di gommadi Irene Auletta

Come tutte le mattina eccoci a compiere il nostro rituale. Fuori dall’ascensore, qualche gradino e, se siamo fortunate, l’auto ci attende all’ingresso per il nostro abituale viaggio verso il tuo centro dall’altra parte della città.

Signora, si è accorta della gomma a terra? Accidenti, tu sei già in auto e ora che faccio? Se vuole le do una mano gonfiandola in modo provvisorio così almeno arriva da un gommista. Lo ringraziando mentre mi accingo ad allacciarti la cintura e solo allora me ne accorgo.

Porca miseria. Entrambe le gomme posteriori sono a terra e siccome fatico a immaginare che una contingenza astrale mi abbia fatto passare su una fascia chiodata inizia a farsi strada l’ombra dell’atto vandalico.

Ma come caspita faccio ora a convincerti a scendere dall’auto. Amore, purtroppo non possiamo andare perché le gomme sono bucate. Tu mi guardi e appena mi avvicino mi prendi la mano tirandomi dentro l’abitacolo con l’inconfondibile intenzione di chiedermi di partire. Alla fine, dopo un tempo che è il tuo tempo scendi dall’auto seria e anche mentre ti mostro le gomme a terra sembra che nessuna spiegazione possibile ti riesca a raggiungere, lì dove abitano i tuoi pensieri.

Durante la giornata la leggenda delle gomme a terra si snoda in diverse puntate e alla fine si rivelavo tutte e quattro tagliate. Definirei l’atto decisamente vandalico! Non sono capace a fare teorie del complotto ma non posso fare a meno di immaginare chi si è preso la briga di fare questo scherzetto. Si sarà accorto che l’auto aveva pure un pass per disabili ed era posteggiata in uno spazio riservato? Sarà stata una banda di ragazzi alla ricerca della loro bravata serale? Oppure un depresso alla ricerca di un brivido trasgressivo?

Qualunque ipotesi mi intristisce un po’ e preoccupa. Stavolta per fortuna era solo un’auto ma quante volte è il ragazzino disabile della classe o quello timido e introverso che si incrocia ai giardini pubblici? Oggi non sono riuscita neppure ad arrabbiarmi e l’hanno fatto altri per me. Magari ci scappa un post, mi ha detto Raffaella che durante il giorno ha seguito la vicenda tramite i miei messaggi. Ed eccolo qui.

Tagliare gomme è tagliare la possibilità di andare, soprattutto nel nostro caso. Chi ha commesso un atto del genere, con qualunque intento, ha rinunciato a pensare alle conseguenze del gesto. Vandalizzando la mia auto si è tagliato anche le gomme del cervello ignaro della sua fortuna.

Lui, volendo, i suoi pensieri avrebbe potuti raggiungerli in tempo, afferrando al volo la vera libertà.

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