Ragioni allo specchio

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libro-consapevoledi Irene Auletta

Nel tentativo di rispettare i tuoi tempi e di non scivolare in quello che  facilmente diventa un confronto di forza fisica o relazionale, ti seguo per casa proponendoti ogni tanto di terminare quello che abbiamo iniziato da oltre un’ora.

Io continuo nelle mie faccende e tu mi osservi ogni volta che mi allontano per occuparmi di altro. Spesso mi segui nella stessa stanza e mi accorgo che questo nostro scambio è diventato un gioco. Tu che non vuoi fare quello che ti propongo e me lo dimostri con tutto il tuo corpo e io che faccio finta di rinunciarci rivolgendo altrove il mio interesse.

Ogni tanto ti inseguo per casa ridendo e tu stessa ricambi aumentando in contemporanea quella scomposta camminata veloce che è il massimo della tua corsa possibile. Ridi perché ora è ancora più chiaro il gioco e ad ogni piccolo rumore non manca la pausa, da grande curiosa quale sei, per sbirciare dallo spioncino della porta di ingresso cosa sta accadendo fuori casa.

In questi momenti c’è profumo di serenità e i nostri scambi diventano racconto. Ti guardo sorridente e non posso fare a meno di esprimere con le parole la comprensione delle tue e delle mie ragioni.

Ti capisco figlia perché vivi in una torre isolata dove raramente riesco a raggiungerti. Ti ammiro per quella tua meravigliosa tenacia e per la voglia di non rinunciare, ancora e ancora. Ti guardo e mi guardo, ogni volta, in questa nostra danza claudicante che ad ogni incerto passaggio cerca possibilità nuove per assaporare attimi di armonia.

Guardandoti attraverso altri specchi vieni sovente definita oppositiva e fino a qualche anno fa ci soffrivo ogni volta. Oggi ne raccolgo un valore differente nella possibilità di guardarti nei tuoi variegati riflessi. Io preferisco questi di ricerca, di scoperta e di curiosità. Me lo hai insegnato anche tu e ogni giorni ci proviamo, insieme.

Nel frattempo in casa sembra scoppiata una bomba dal caos che regna sovrano, è quasi ora di pranzo e tu sei sotto la doccia perché me lo hai chiesto con una chiarezza che non ho potuto non accogliere.

Sai che faccio Luna? Ora ci scrivo un post per te, per me e per tutte quelle madri e figli che, ogni giorno, cercano passi nuovi per le loro speciali danze.

Nascere

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nasceredi Nadia Ferrari

Come di consueto nei pomeriggi a scuola mi incanto a guardare i bimbi giocare. “Fermarsi semplicemente a guardare” senza intervenire, senza suggerire, senza correggere, senza richiedere, rischia di divenire una forma di presenza educativa che, presi come siamo dalle infinite cose da fare, stiamo purtroppo dismettendo a favore spesso di attività molto meno importanti. Eppure, come ho già avuto modo di dire, il gioco degli sguardi è cosa complessa. Nel guardare i bambini io non vedo solo loro che giocano ma vedo loro che giocando ci osservano.

Allora l’aspetto educativo si fa interessante e non solo per comprendere (come è noto) eventuali problematiche latenti ed interpretando il loro gioco come uno strumento diagnostico, ma per l’opportunità che i piccoli offrono a noi adulti di ritrovare nella naturalezza dei loro gesti e nella generatività delle loro teorie sugli eventi del mondo, quella semplicità e leggerezza che riporta l’idea di imparare divertendosi spesso “lasciata fuori” dalle aule scolastiche.

Oggi siamo in una sala parto.

Devo sottolineare che in questo periodo nella nostra classe ci sono state tantissime gravidanze e nascite di fratellini e sorelline. Comunque in sala parto c’è un gran fermento! Ci sono medici, infermieri e naturalmente le partorienti che in questa occasione non sono solo femmine oggi da noi partoriscono anche i maschi. I medici e le dottoresse sono indaffaratissimi: tagliano, medicano, provano la febbre, sia ai nuovi nati che alle loro mamme, fanno ricette, si telefonano per sentire come stanno i pazienti. Mentre giocano con estrema compostezza intavolano una discussione.

Giacomo (mentre sta facendo un cesareo): ma guarda che davvero i bambini nascono tagliando la pancia alle mamme!
Maya: non proprio, prima devi mettere il semino nella pancia della mamma, il papà lo mette nella “patatina” della mamma e poi finche il semino cresce, cresce, cresce, e i bambini crescono dentro alla pancia e sono pronti a nascere.
Giulia: e no, guarda alla mia mamma hanno tagliato proprio qua (indica sul suo corpo) guarda qua dove ciò la gonna, mia mamma ce l’ha ancora il taglio, perché prima nella sua pancia c’ero dentro io, hanno tagliato e hanno ricucito, poi c’era dentro l’Alice e hanno tagliato e hanno ricucito e adesso c’è dentro Luca che deve nascere in questi giorni e tagliano e ricuciono
Sofia: ma com’è fatto il semino?
Giulia: è come un seme delle piante
Maya: e no! Un semino delle piante messo nella “patatina” della mamma non può fare niente, bisogna annaffiarlo!
Giacomo: e certo! S’annaffia quando la mamma fa il bagno… però può crescere una pianta non un bambino…
Maya: per il bambino è un semino un po’ strano, non è come il seme della carota…
Giacomo: vabbè non lo sappiamo com’è.

E riprendono indaffarati a curare i loro piccoli pazienti mentre io molto divertita e lontana dal fornire loro altre verosimili spiegazioni penso a come queste ultime mettano in pace i nostri tabù ma non riescano proprio a convincere i bambini!

Sette millimetri di gioia

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sette millimetri di gioiadi Irene Auletta

Sono dal parrucchiere con la tinta in posa, in completo ozio, accomodata sulla poltrona e persa nei miei pensieri. Alle mie spalle mi raggiunge una voce maschile e subito il saluto di una signora lì presente che accoglie suo figlio, evidentemente contenta di poterlo presentare. Rivolta al personale del negozio esordisce con un “ve lo ricordate quando lo portavo qui piccino per tagliargli i capelli? Ora è un uomo”.

Seguono le solite frasi che in queste occasioni non possono mancare, sottolineando in particolare l’altezza del giovane uomo. La madre finge austerità mentre gongola per il suo figliolo, felice della combinazione genetica che ha unito la sua corporatura all’altezza del marito. Peccato per mia figlia, prosegue, lei invece è più bassa, non è stata fortunata come lui. Certo la cosa importante è la salute ma se anche lei avesse preso qualche centimetro in più sarebbe stata perfetta.

Mi sento lontana anni luce da questi commenti ma comprendo bene la soddisfazione di questa madre e mi piace la luce che brilla nei suoi occhi mentre parla dei suoi figli.

Non posso fare a meno di pensare a me, a te e al fatto che spesso qualcuno ti definisce alta, probabilmente per la fatica a riconoscere la tua età o forse per il confronto fatto più con una bambina piccola che con una ragazzina quasi sedicenne.

Anche noi ogni tanto ti guardiamo e non possiamo fare a meno di commentare non ti sembra un pochino più alta? 

Anche stamane quello che è ormai diventato il nostro gioco segue il rituale di prassi. Muro di riferimento con precedente segnetto, scatola da mettere sulla testa e tutti pronti per la prova altezza con te che un po’ ridi e un po’ sfuggi perchè stare ferma non è proprio il tuo punto forte.

Attenzione, attenzione in effetti il segno precedente si è spostato e noi esultiamo con te che ci guardi senza capire.  Amore sei più alta di ben sette millimetri, evviva!

Sei veramente una pulce ma noi ti guardiamo sorridendo perchè siamo fieri del tuo portamento e del fatto che quando recuperi una postura più corretta anche il tuo modo di camminare migliora notevolmente.

Settimana prossima seduta da Angela, la tua terapista Feldenkrais.

Vedrai, quando la mamma verrà a prenderti le sembrerai un gigante!

Gocce di felicità

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gocce di felicitàdi Irene Auletta

Piove. La primavera tarda ad arrivare e anche stamane ci accoglie una giornata uggiosa.

Mentre ci prepariamo per l’avvio della nostra giornata, una serie di imprevisti si pongono sulla nostra via con l’intenzione di farci venire il malumore. Ma noi resistiamo.

Riusciamo a recuperare il ritardo accumulato e scendiamo in anticipo, senza correre. Incrociamo diverse persone del nostro palazzo.

Anche stamane piove, non se ne può più. Questo umido ci sta entrando nelle ossa, ma quando arriveranno le giornate di sole? A guardare fuori dalla finestra viene voglia di rimanere chiusi in casa, altro che andare a lavorare!

Frasi rubate qua è la mentre attendiamo il pulmino che passa tutte le mattine per accompagnarti a scuola. Io le ascolto come sottofondo, tu sei altrove e, di certo, di queste affermazioni non te ne importa nulla.

Vuoi passeggiare da sola sotto la pioggia e allora facciamo un patto.

Lo puoi fare a condizione che sopporti il cappuccio, altrimenti devi stare vicino alla mamma sotto l’ombrello.

Accetti e resiti. Tenere in testa qualcosa per te è una vera tortura, ma la voglia di passeggiare sotto la pioggia vince la lotta. Prima il gioco riguarda le mani e le dita, che cercano di afferrare le gocce che ti circondano. Poi, quasi per caso alzi la testa e mentre ridi, una goccia ti finisce sulla lingua e così inizia la seconda parte del gioco e tu cammini con la bocca aperta nel tentativo di far posare nuove gocce sulla lingua. Come sempre ridi, felice della scoperta e della sorpresa curiosa.

Passa una vicina di casa e correndo via ci dice ma come fate ad essere così dì buon umore con questo tempaccio?

Ti guardo e penso che tu sei proprio così, sempre alla ricerca dell’eccezionale e stamane la mia giornata inizia felice, grazie a te.

Lei, non può capire.

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