Parole del cuore

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fiore di mandorlodi Irene Auletta

“Mandorla è la bambina felice di una ragazza madre piena di fantasia. Maria, la mamma, lavora come amministratrice d’immobili e ha lo speciale dono di trasformare ogni riunione condominiale in toccanti sedute di terapia di gruppo. Quando un tristissimo giorno…”.

 

Così inizia la descrizione, che è facile ritrovare in internet, del bellissimo libro di Chiara Gamberale uscito qualche anno fa.

Fin dalle prime pagine il lettore viene toccato e coinvolto in una specie di mantra recitato dalla protagonista, la ragazzina con il nome di un frutto dolce e amaro.

Mamma, mamma, mamma, mamma, mamma ….

Quella parola ripetuta come una ricerca, una speranza, una perdita e una mancanza, mi ha accompagnato nella lettura de Le luci nelle case degli altri, facendomi misurare ogni volta con un battito in gola. Sono anni che ci faccio i conti con quel dolore acuto della mancanza che sa di amaro, proprio come accade alle mandorle se assaggiate immature, ma che, nel tempo ha rivelato qualche dolce sorpresa.

Mi manca non sentirmi chiamare mamma e sarei un’ipocrita che dichiarassi il contrario. Ogni volta che qualcuno mi racconta dell’emozione di quella prima volta vengo travolta da un po’ di nostalgia e così, ogni tanto, ti ho immaginato con quella strana parola che forse ti gira nella testa. Mamma, mamma, mamma, mamma.

Ogni anno, per la festa della mamma, ci dedico pensieri speciali e non tanto perché attribuisco un particolare valore alla ricorrenza ma perché è un’occasione per fare il punto di come me la sto cavando e devo dire che, dopo quasi diciotto anni, non mi lamento. Mi piace pensare a che mamma sono diventata, a cosa porto con me ogni giorno della mia esperienza di figlia e a quella che potrebbe essere ancora la storia variopinta dei prossimi anni. Te lo racconto spesso, nel nostro speciale linguaggio d’amore e, ogni volta di più, facciamo i conti con le nostre mancanze e le nostre ricchezze.

Mamma di Luna, voglio diventare bionda come te. Mi è piaciuto sentirmi chiamare così e non da un’operatrice, ma da una tua compagna del centro che frequenti. Deve averlo capito, o forse ha visto e sentito quell’onda della mia emozione, perché ora capita spesso che mi saluta proprio così. Ciao mamma di Luna!

Mi gusto quell’accoglienza con la parola che sa di mandorla e penso a tutte le mamme che forse, dopo tanti anni, non si emozionano più. La festa della mamma, senza troppe ideologie o consumismo, è un’occasione di cuore, emozioni e pensieri d’amore. Mi piace pensarla così.

Auguri mamma, che sempre preziosa, sei ancora al mio fianco. Auguri mamma di Luna, perché ogni giorno io possa continuare ad emozionarmi e stupirmi per questa straordinaria avventura e per quei fiori inattesi e bellissimi che sui rami della nostra storia, non smettono di promettere spine e sorprese.

Gocce di felicità

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gocce di felicitàdi Irene Auletta

Piove. La primavera tarda ad arrivare e anche stamane ci accoglie una giornata uggiosa.

Mentre ci prepariamo per l’avvio della nostra giornata, una serie di imprevisti si pongono sulla nostra via con l’intenzione di farci venire il malumore. Ma noi resistiamo.

Riusciamo a recuperare il ritardo accumulato e scendiamo in anticipo, senza correre. Incrociamo diverse persone del nostro palazzo.

Anche stamane piove, non se ne può più. Questo umido ci sta entrando nelle ossa, ma quando arriveranno le giornate di sole? A guardare fuori dalla finestra viene voglia di rimanere chiusi in casa, altro che andare a lavorare!

Frasi rubate qua è la mentre attendiamo il pulmino che passa tutte le mattine per accompagnarti a scuola. Io le ascolto come sottofondo, tu sei altrove e, di certo, di queste affermazioni non te ne importa nulla.

Vuoi passeggiare da sola sotto la pioggia e allora facciamo un patto.

Lo puoi fare a condizione che sopporti il cappuccio, altrimenti devi stare vicino alla mamma sotto l’ombrello.

Accetti e resiti. Tenere in testa qualcosa per te è una vera tortura, ma la voglia di passeggiare sotto la pioggia vince la lotta. Prima il gioco riguarda le mani e le dita, che cercano di afferrare le gocce che ti circondano. Poi, quasi per caso alzi la testa e mentre ridi, una goccia ti finisce sulla lingua e così inizia la seconda parte del gioco e tu cammini con la bocca aperta nel tentativo di far posare nuove gocce sulla lingua. Come sempre ridi, felice della scoperta e della sorpresa curiosa.

Passa una vicina di casa e correndo via ci dice ma come fate ad essere così dì buon umore con questo tempaccio?

Ti guardo e penso che tu sei proprio così, sempre alla ricerca dell’eccezionale e stamane la mia giornata inizia felice, grazie a te.

Lei, non può capire.

Il cuore in una pentola

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di Luigina Marone

Qualche giorno fa un’educatrice mi chiama al telefono e mi dice: “Luigina riesci a passare dal nido oggi a mangiare? Sei stata invitata dalla mamma di..marocchina che oggi porta a pranzo qualcosa per noi.”

La mattinata è volata per una serie di incontri che si sono succeduti e alle 13.30 in bicicletta mi sono recata al nido. E pedalando penso a questo appuntamento che porta qualcosa di diverso alla mia giornata e immaginavo qualche dolce e il tè, preparato per noi da questa mamma in segno di ringraziamento.

Si, alcuni genitori alla fine dell’esperienza al nido, compiono gesti d’affetto con una lettera, un dono da lasciare al nido per i bambini che arriveranno, come se ritengono importante un saluto nel lasciarsi e dire grazie!

Entrata al nido una mano lungo il corridoio mi sollecita a raggiungerle dicendomi: “Luigina tu non immagini cosa c’è qui”…. e quando entro nella sala da pranzo tanti brividi scorrono lungo tutta la pelle nel vedere quella tavola imbandita. E vengo accolta da un abbraccio ….

Tutti piatti nuovi per me e quindi ho chiesto a questa mamma di accompagnarmi nel percorso di conoscenza della sua terra: soia con uvetta e mandorle e zucchero a velo, poi il pollo cotto nel tagijn, un’altra carne con prugne e mandorle, tante salse di verdura che accompagnavano la carne e diverse verdure fresche come il cetriolo, la rapa rossa, l’insalata e pomodori per rinfrescarsi la bocca. Mi dice mentre assaggiamo che quello è il pranzo che al suo paese all’interno vicino a Marrakech si usa offrire alle persone ai matrimoni.

Intanto parliamo della sua famiglia di origine, delle tradizioni marocchine, del figlio che a due anni voleva scappare dal quel posto così diverso e che ha riabbracciato forte piangendo in Italia un amico al rientro. Parliamo di questa nuova vita in Italia e della difficoltà di accettare ora alcune imposizioni culturali della sua terra di origine. Lei è molto contenta di questo gesto d’affetto che ci sta offrendo, sorride e intanto racconta della generosità di sua madre che ogni cosa che le figlie le portano dall’Europa la divide con la gente del paese.

Racconta che a casa loro la porta è sempre aperta, ogni volta che entra qualcuno su due piedi preparano qualcosa da mangiare e da bere per lui … non è come qua. Lo ripete tante volte “non è come qua” e ci fa assaporare climi familiari … e ride con noi di quella volta che ha portato alla madre del formaggio grana e lei lo ha scambiato per il sapone da lavare. Si respira un aria di semplicità, di autenticità, di amore. 

Ad un certo punto mi guarda e mi dice grazie! Grazie per tutto quello che avete fatto per me e per il mio bambino durante questo anno. E’ stato trattato bene qui, aveva tante difficoltà e tu sai … io non ero capace di trattarlo perché lui piangeva sempre e loro mi hanno aiutato, ogni giorno.

Mi racconta di altri aiuti avuti da colleghi che hanno mediato tra lei marocchina e il marito egiziano sui comportamenti da tenere in Italia per il rispetto reciproco. Mi hanno aiutata!

Grazie a te mamma del Marocco, queste parole e questo gesto lo ricorderemo per tanto tempo e tanti motivi tra cui che vale la pena fare fatica con i genitori e i bambini nei momenti di difficoltà..e questo può lasciare qualcosa di importante a tutte e due …. nel cuore!

Terminiamo il pranzo con il tè alla menta servito con il rito marocchino e un buonissimo dolce.

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