Benedizioni gratuite

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di Irene Auletta

Tornare in luoghi familiari vuol dire anche incrociare sguardi affettuosi che, più o meno da vicino, ci seguono da anni.

Stamane siamo in acqua, tu che giochi sperimentando sempre con maggiore sicurezza nuove prove di nuoto e io che rimango a distanza di sicurezza, per farti sentire libera ma al tempo stesso per intervenire subito in caso di necessità.

Un paio di signore ci incrociano e subito si complimentano per i tuoi progressi. Ci tengono a dirci che ci vedono da anni su questa stessa spiaggia e che tu, ogni anno, riservi sorprese e miglioramenti.

Poco dopo durante il secondo bagno, mentre ti allontani da riva con tuo padre, una coppia di nonni con nipotino a seguito mi sorride con calore. Che bello vederla così felice, Dio la benedica, ripete più volte la signora che non manca di dirmi che si ricorda di te anni fa, in momenti decisamente meno floridi e sereni.

Mentre la ringrazio, osservo che ti segue con il sorriso a distanza e salutandomi con la mano rinnova benedizioni, per lei e per noi.

Ci sono forme di solidarietà inattese che riescono a portare una brezza leggera che profuma di bellezza e di mare. A volte basta così poco e per oggi abbiamo fatto la nostra scorta di incontri belli. Gli occhi addosso ce li abbiamo quasi sempre ma mentre spesso risultano fastidiosi come una pesante zavorra, oggi sono come queste onde che ti cullano. Fresche, leggere e morbide.

Effetto benedizioni?

Storie di onde

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di Irene Auletta

Passo il tempo a dirti fai piano, aspetta, stai attenta, guarda dove metti i piedi. A volte mi stanco io stessa nell’ascoltarmi mentre mi ripeto e immagino la tua fatica a tollerarmi. Ha ragione tuo padre quando mi restituisce un eccesso di responsabilità per ogni cosa che ti accade e che ogni volta riesce, immancabilmente, a farmi sentire mancante.

E così, mentre ti dirigi verso il mare, inciampi in un’onda e in un attimo ti vedo distesa a terra. Mi costringo a guardarti rimanendo a distanza contenendo quel bisogno di proteggerti sempre da qualsiasi imprevisto o piccolo incidente. Aspetta, fai piano, non correre. Ma stavolta lo dico a me mentre mi avvicino lentamente per verificare che sia tutto ok.

Appena mi vedi sorridi e intravedo solo l’eco di una piccola paura. Ti aiuto a rialzarti e dopo un piccolo abbraccio ti invito ad andare. Vai tranquilla, la mamma rimane qui e ti guarda da lontano che ormai sei grande. Lo dico a te e lo ripeto a me mentre ti guardo allontanarti felice tra le onde. Ogni tanto ti fermi e guardi verso riva e ogni volta ti dico vai, vai tesoro!

Le onde ci fanno compagnia e con il loro eterno movimento ci ricordano il ritmo dell’esistenza tra tenere e lasciar andare. Cambi tantissimo espressione a seconda di dove orienti lo sguardo, se dentro di te o verso il mondo. Me lo hanno detto di recente e mi sembra una bella verità.

Lascio le ombre li dentro a riposare per un po’ e sorrido all’orizzonte. Vai amore! Prova, insisti e riprova. Prenditi un po’ di libertà mentre io assaporo il gusto dolce e salato della distanza.

Parole mute

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parole muteDi Irene Auletta

Annamaria e’ una giovane donna che appartiene a quel mondo che molti non riescono a comprendere, vedere e accogliere. Annamaria, potendo parlare, darebbe lezioni sul senso delle piccole cose a tanti spocchiosi e arroganti, ma gran parte delle volte le può custodire solo per sè e per una ristretta cerchia di persone care.

“Ieri mattina una amica si è resa disponibile per far fare una passeggiata ad Annamaria. Dopo un tratto di auto sono entrate in un grande magazzino in cui si vende di tutto. Annamaria felicissima. Ha cominciato a correre a destra e a manca con entusiasmo e curiosità. Ad un certo punto, come ogni tanto succede, ha cominciato a strillare un po’ più forte e in maniera decisamente immotivata, per un osservatore “normale”. Perché vi racconto questo? Perché dopo un po’ il gestore ha fatto capire alla mia amica che la ragazza spaventava i clienti e le ha chiesto ….. se poteva uscire. Meno male che non è successo a me altrimenti lo azzannavo al collo! Di certo quando me lo ha raccontato sono rimasta spiazzata… E’ la prima volta che ci succede una cosa del genere…”.

Poi c’è la madre di Annamaria che stamane racconta e mi arriva un pugno allo stomaco di quelli che mi fanno sentire una morsa alla gola, un nodo fatto dalle tante lacrime trattenute e da quel dolore che non ti lascia mai. Tra madri possiamo capirci.

Ognuno di noi commenta come può e come riesce, ma io continuo a chiedermi quali parole, gesti, sguardi potrebbero alleggerire quella madre che intreccia ogni giorno un grande amore con una grande fatica e tanti pensieri.

Penso a quello che mi è accaduto ieri quando, entrando in un santuario, mia figlia ha avuto una reazione molto simile, per l’emozione e per il piacere che le suscitano i luoghi che le piacciono molto. Anche lì il peso degli sguardi altrui non ci ha risparmiato, come accade ovunque, ma il sole della giornata e la vista del mare me li ha fatti sentire più leggeri. Ci ripenso stamane mentre leggo il post di questa madre e in ogni parola sento un’eco di emozioni che conosco molto bene e il gusto amaro di quella rabbia che ogni giorno dialoga con ferite da curare.

Chiudo gli occhi, respiro e penso all’intensa foto che sul profilo facebook, mostra Annamaria vicina alla madre. Ci sono bellezze che non tutti gli occhi sono in grado di vedere e risate sonore che l’ottusità non può far sentire.

Le risposte possibili a quanto accaduto ad Annamaria spesso sono troppo razionali, come tutte le spiegazioni che a volte si danno per rassicurare e consolare. A lei e a sua madre mando solo questi miei pensieri, l’emozione che le accompagna sulla punta delle dita mentre scrivo, il sole che ho visto brillare ieri e il profumo del mare.

Sogni infranti

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sogni infrantidi Irene Auletta

Adoro il mare, mi trasmette molta energia e mi piace sempre osservare il gioco che fanno le onde accarezzando la spiaggia, lasciando quelle bollicine che spariscono dopo qualche secondo.

Ma come si fa a superare la delusione di questo figlio? Dei suoi incomprensibili comportamenti e degli scarti tra ciò che sembrava poter diventare da piccolo e com’è diventato ora?

Quante volte colgo tra le pieghe delle mie conversazioni con i genitori sentimenti quasi indicibili perchè etichettati come poco leciti. La delusione, il senso di tradimento, il rifiuto, tutti accomunati da quel gusto amaro che hanno le attese deluse.

Accade molto più di frequente di quanto si possa immaginare eppure non è facile parlarne, dando voce alle sfumature più aspre di alcune emozioni.

E’ un sogno infranto, mi dice un padre con grande dispiacere.

So molto bene cosa vuol dire chiedersi di accettare un figlio per quello che è e lungi da me la tentazione di fare qualche bella prescrizione sul da farsi, come una bella ricetta facile facile. Però so anche che è l’unica strada possibile per non condannarsi ad un’esistenza mediocre, sofferente e piena di acredine.

Ci sono nuovi sogni, che abitano nella realtà, che possono far incontrare sorprese inattese, sentire profumi nuovi e cogliere sfumature dell’esistenza visibili a pochi.

Penso alla sensazione che provo ogni volta che entro in acqua per fare una nuotata e a come il corpo si adatta ad essere avvolto dalla frescura liquida. Le onde sembrano scomparire ma ce ne sono subito di nuove sempre più frizzanti. Quelle che si infrangono, lasciano il posto ad altre che ogni volta assumono una nuova forma e un rinnovato vigore. Mi lascio cullare, sospesa in un abbraccio eterno, prendendo energia dal mare, dal sole e dalla luce riflessa.

Anni fa, sognavo di fare nuotate straordinarie, come fossi una vera atleta. Nel tempo ho imparato ad apprezzare il mio rapporto con l’acqua e, in particolare con il mare. Non nuoto affatto con uno stile perfetto e neppure me ne importa nulla. Quello che mi da gusto è il sapore del piacere che ogni volta si ripete, come la prima volta ma ogni volta diverso.

Così è mia figlia. Avrebbe potuto essere un onda diversa ma ha preso questa forma e di certo non le manca l’essere frizzante e ricca di bollicine.

Assomiglia a suo padre come una goccia d’acqua ma, come me, adora il mare.

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