Eredità saporite

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favedi Irene Auletta

Presa da un non abituale raptus da vera massaia, mi ritrovo a pulire fave fresche immaginandone una zuppa per la sera. In un attimo i pensieri che sono altrove vengono rapiti da una piccola emozione che passa attraverso le mie mani all’opera. Cosa mi ricorda questa gesto? Mia madre, di ritorno dal mercato, intenta a parlare con me e mia sorella. Me la rivedo proprio lì, seduta su quella sedia e con un contenitore in grembo.

Pensando alla potenza del ricordo e all’emozione scaturita da un piccolo gesto, non posso fare a meno di pensarmi come madre. Che fine faranno i miei gesti, le mie espressioni e quegli sguardi che non posso rintracciare nei tuoi occhi?

Stamane, ferma ad un semaforo, ho visto sfilare davanti alla mia auto un gruppo di giovani disabili accompagnati da alcuni adulti che ho immaginato essere i loro educatori o assistenti. E’ un attimo che gola e stomaco vanno per i fatti loro, lasciandomi con gli occhi pungenti.

Ma forse alcune reazioni parlano di una scarsa accettazione, dice una collega, riferendosi ad un episodio analogo in cui la madre in questione non è riuscita a trattenere l’emozione. Ormai, per mia fortuna, tante affermazioni che sento fare da operatori di vario genere, hanno trovato ottime vie per scivolarmi addosso senza lasciare tracce. Quelle relative al tema dell’accettazione però, riescono ancora a farmi sentire pizzichi in tutto il corpo.

Cosa vuol dire accettare? Che dovrei essere contenta del fatto che fra dieci anni in quel gruppo potrebbe esserci anche mia figlia? Che qualcuno dovrà sempre occuparsi di lei e che un giorno dovrò fare i conti con il fatto di non riuscirci più io? Se solo quegli operatori capissero cosa vuol dire emozionarsi mentre si mondano delle verdure, sentirei di lasciare mia figlia in un futuro meno spaventoso!

Per consolarmi ti chiamo. Mamma indovina cosa ho appena comprato e preparato per cena? lo sai che ti pensavo mentre le pulivo? Mi sono ricordata di quando …. Ridiamo un po’ di tutto e niente e pian piano il magone si allontana.

Mi organizzo per venire a prenderti e mi tornano in mente le risate che ci siamo fatte stamattina, mentre ti accompagnavo al centro. Di certo non mi ricorderai nei tuoi gesti ma sappi che, se la fortuna ci accompagna, non ho intenzione di andarmene tanto presto da quel suono cristallino.

Tanto per cominciare stasera ti regalo un gusto e un sapore della nonna. E’ questa la mia e la nostra preziosa eredità. Ogni giorno, ce la facciamo bastare.

Parole mute

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parole muteDi Irene Auletta

Annamaria e’ una giovane donna che appartiene a quel mondo che molti non riescono a comprendere, vedere e accogliere. Annamaria, potendo parlare, darebbe lezioni sul senso delle piccole cose a tanti spocchiosi e arroganti, ma gran parte delle volte le può custodire solo per sè e per una ristretta cerchia di persone care.

“Ieri mattina una amica si è resa disponibile per far fare una passeggiata ad Annamaria. Dopo un tratto di auto sono entrate in un grande magazzino in cui si vende di tutto. Annamaria felicissima. Ha cominciato a correre a destra e a manca con entusiasmo e curiosità. Ad un certo punto, come ogni tanto succede, ha cominciato a strillare un po’ più forte e in maniera decisamente immotivata, per un osservatore “normale”. Perché vi racconto questo? Perché dopo un po’ il gestore ha fatto capire alla mia amica che la ragazza spaventava i clienti e le ha chiesto ….. se poteva uscire. Meno male che non è successo a me altrimenti lo azzannavo al collo! Di certo quando me lo ha raccontato sono rimasta spiazzata… E’ la prima volta che ci succede una cosa del genere…”.

Poi c’è la madre di Annamaria che stamane racconta e mi arriva un pugno allo stomaco di quelli che mi fanno sentire una morsa alla gola, un nodo fatto dalle tante lacrime trattenute e da quel dolore che non ti lascia mai. Tra madri possiamo capirci.

Ognuno di noi commenta come può e come riesce, ma io continuo a chiedermi quali parole, gesti, sguardi potrebbero alleggerire quella madre che intreccia ogni giorno un grande amore con una grande fatica e tanti pensieri.

Penso a quello che mi è accaduto ieri quando, entrando in un santuario, mia figlia ha avuto una reazione molto simile, per l’emozione e per il piacere che le suscitano i luoghi che le piacciono molto. Anche lì il peso degli sguardi altrui non ci ha risparmiato, come accade ovunque, ma il sole della giornata e la vista del mare me li ha fatti sentire più leggeri. Ci ripenso stamane mentre leggo il post di questa madre e in ogni parola sento un’eco di emozioni che conosco molto bene e il gusto amaro di quella rabbia che ogni giorno dialoga con ferite da curare.

Chiudo gli occhi, respiro e penso all’intensa foto che sul profilo facebook, mostra Annamaria vicina alla madre. Ci sono bellezze che non tutti gli occhi sono in grado di vedere e risate sonore che l’ottusità non può far sentire.

Le risposte possibili a quanto accaduto ad Annamaria spesso sono troppo razionali, come tutte le spiegazioni che a volte si danno per rassicurare e consolare. A lei e a sua madre mando solo questi miei pensieri, l’emozione che le accompagna sulla punta delle dita mentre scrivo, il sole che ho visto brillare ieri e il profumo del mare.

Per te, l’allegria

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per te, l'allegriadi Irene Auletta

Ci sono tante cose che ogni genitore immagina di voler insegnare ai propri figli anche se poi a volte la vita fa smarrire i desideri e, per molti, si finisce con il far coincidere l’educazione con il mondo delle regole e dell’etica. Negli anni, i genitori con figli disabili, si ritrovano più volte a rivedere le loro priorità e attese, incocciando insegnamenti inattesi, improbabili e non pensati.

Ieri sera ti osservavo alle prese con il tuo cucchiaio e con quell’abilità che nel tempo hai provato a perfezionare, contro quei tremori che avrebbero fatto rinunciare anche i più tenaci della nostra famiglia. Ma non te. La nonna, quando ti vede mangiare, dice con immenso amore, che sei fine ed ha ragione, perchè hai imparato come rendere armonico e quasi delicato quel gesto per i più scontato. Ma non per te. Ti cimenti con la voglia di prendere direttamente i biscotti dal sacchetto, che nel frattempo ti sfugge mentre ti osservo e mi trattengo. Cerco di farti provare, sperimentare, tentare e mi fermo le mani nel gesto istintivo di aiutarti ogni volta che ti vedo fare lotte incredibili per i gesti quotidiani per me assolutamente automatici.

In questi anni mi sono scoperta tante volte a osservarti con stupore, gioia e dolore ma quasi sempre pronta a chiedermi cosa poterti insegnare, proprio in quel momento lì, di fronte all’ennesima prova, conquista o ostacolo. Come tanti altri genitori ho dovuto fare tante rinunce e accantonare tanti desideri ma non ho mai rinunciato a insegnarti la voglia di gustarsi le cose belle della vita, il piacere di ridere, di scherzare e di sperimentare qualcosa che assomiglia all’allegria.

Quando ci dissero della tua sindrome, ricordo tra i vari tratti distintivi, “il riso immotivato e un sorriso un po’ ebete stampato sul viso”. Sarà che sei mia figlia, ma ebete non ti ho mai vista e, al contrario, il tuo viso acquista di frequente quell’espressione che ci porta a definirti faccia da temporale, come già ti definì anni fa un’amica. A volte è vero che perdi il controllo delle emozioni, sono troppo forti, non riesci a gestirle e allora, anche la risata, risulta sopra le righe ma mai immotivata. Ridi agli scherzi, di fronte alle cose per te buffe, per certe battute di film che spesso anticipi con la tua risata sonora e frizzante, come quella dei bambini piccoli. Ti piace affrontare esperienze nuove, sei curiosa e sei sempre molto generosa nell’esprimere e condividere la tua gioia e felicità.

Ho cercato di insegnarti l’allegria mentre attraversavamo giorni molto difficili e oggi ci fa sempre compagnia, fra le luci e le ombre della nostra vita.

Ieri, per la prima volta, ti è uscita una risata da grande che, per la sua diversità ti faceva ridere. Hai riso così per diverse volte e ci siamo divertite accogliendo il suono inatteso.

L’abbiamo cercato altre volte durante il giorno ma, come spesso ti accade con le cose che impari, escono quanto vogliono loro e mai a comando.

Aspetteremo fiduciosi, non perdendo occasioni per ridere. Prima o poi tornerà.

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