Riflessi perlati

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baby pink silk

di Irene Auletta

Stare qualche giorno in vacanza con i propri genitori, ormai anziani, è un’esperienza impagabile non solo per quegli scambi d’affetto che segnano la storia ma per quello che sovente mi accorgo di imparare. L’effetto specchio svela di continuo luci e ombre e così, mentre mi rivedo in atteggiamenti e comportamenti che mio malgrado mi contraddistinguono pur non piacendomi, si rinnova ogni volta quel profondo senso di gratitudine per ciò che sono anche grazie a voi e a ciò che mi avete permesso di essere come vostra figlia.

Il continuo riflesso di similitudini mi pare sempre una bella occasione per fare pace con quello che siete stati in grado di essere e con quanto, dalla mia peculiare prospettiva, posso continuare a modellare di alcune mie familiari asperità lasciandoci tutti liberi di vivere una storia che vede protagonisti solo adulti, responsabili di se stessi e delle proprie azioni. Ho sempre guardato con un po’ di sospetto a quelle interpretazioni che imprigionano taluni comportamenti individuali alla propria storia educativa come se non fosse possibile immaginarsi in un perenne percorso di crescita e cambiamento. O forse, semplicemente, mi piace di più pensarmi libera di continuare a imparare sempre e ancora di più.

Ho fatto tutto di corsa e ho dimenticato di prendermi degli orecchini, mi dice mia madre nascondendo la realtà di recenti momenti attraversati da un perenne stato di confusione. È così in questi giorni mi sono ritagliata del tempo per accompagnarla a fare alcune compere e ora mi ritrovo a darle suggerimenti mentre si sta preparando per andare con mio padre a far visita ad alcuni parenti. Guarda mamma te ne ho portati alcuni dei miei di orecchini, scegli quelli che ti piacciono.

Durante la prova di quelli individuati al primo colpo le propongo anche un rossetto. È tanto che non lo metti più e questo è perlato come i tuoi preferiti. Chiacchieriamo e mi rammenti di quante volte in miei momenti bui mi hai spronato a non smettere mai di curare il mio aspetto esteriore in una forma di sfida alla sorte dispettosa che insieme alla gioia inattesa di una figlia mi aveva portato tanto dolore.

Al termine della preparazione ti faccio notare che oggi con piccole attenzioni sei ringiovanita di dieci anni proprio mentre, quasi anticipando i miei pensieri, commenti che l’età conta meno di quello che ci si sente nel cuore. Il tono neutro mi lascia con un dubbio aperto sul tuo significato e salutandoti in lontananza ti chiamo. Mamma, non dimenticare di stare dritta, basta con questa gobba!!

Ti volti, mi sorridi con quel colore rosa perlato sulle labbra che fa risaltare la tua invidiabile abbronzatura e in un attimo ti riconosco trovando ancora una volta conferma del perché mi piace assomigliarti così tanto.

Cambiamenti d’aria

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Prendere distanza dai gesti quotidiani. Allontanarsene un poco. Cercare di dimenticarli, o anche solo di farli uscire dagli occhi, dalle braccia, dalla punta delle dita. Giusto il tempo di quietarne la ripetizione automatica, di assopirne gli echi che si impossessano del corpo come nel Chaplin di Tempi moderni. Anche questo è la vacanza.

Che poi non è che stia per partire alla volta delle cascate Vittoria, a piedi, alla ricerca di Livingstone. Sempre lo stesso agriturismo, da dodici estati, stessa spiaggia, stesso mare. E stessi gesti quotidiani, sveglia, colazione, vestizione, creme solari, viaggio, parcheggio, colazione, mare, sole, riviaggio, preparazione pranzo, pranzo, pennica, scrittura, lettura, svacco, preparazione cena, cena, tv, letto.

Ma non sono gli stessi del resto dell’anno.
Cioè, sembrano gli stessi, ma non lo sono. Ed è sufficiente.
Le routine fanno parte della vita, va bene, ma il problema è da quanto durano e per quanto lo faranno. Anzi, neanche. E’ una questione di futuro anteriore: il problema è quanto saranno durate.
Fare le stesse cose ogni mattina da quindici anni è una cosa, sapere che fra ventanni le avrai fatte per trentacinque, è un’altra. E te lo devi pure augurare, perchè l’alternativa è peggio, molto peggio.
Il punto non sarà non avere abitudini, probabilmente. Per quanto le abitudini mi diano da sempre l’orticaria, ma cambiarle. Anche di poco. Almeno per un poco.
Quando torneremo, sarò pronto a indossare nuovamente quelle che sto lasciando, con un po’ più di respiro.

Democrazia last minute

4 commenti

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Questo è un appello rivolto a quel 10% di persone che, pare, deciderà tra oggi e domani se e chi votare. Sembra anche che questi elettori “last minute” tendano a seguire i consigli delle persone che conoscono e delle quali hanno più fiducia. Dunque è per questo che scrivo e mi rivolgo a loro. Lo faccio cercando di smontare tre luoghi comuni molto diffusi.

a) TANTO NON CAMBIA NULLA. Che è come dire a che serve che io mi scomodi per andare a votare? SBAGLIATO. Non posso ovviamente assicurare che le cose cambieranno in meglio, ma quello che è certo è che possono andare peggio. Molto peggio. Dunque se il migliore dei casi è che restino come sono,  tanto vale andare a votare. E votare per lasciarci alle spalle questi ultimi vent’anni che sono stati sicuramente il peggio della nostra democrazia. Sino ad ora…

b) TANTO PEGGIO TANTO MEGLIO. Ovvero voto quelli che dicono le cose come stanno e non sono compromessi con il passato. So bene che non possono governare a sto giro, ma intanto andranno in Parlamento a fare un bel po’ di casino e impediranno un governo inciucio, cambieranno la legge elettorale, torniamo a votare e allora sì che cambieremo finalmente le cose!! SBAGLIATO ANCHE QUESTO: se si vogliono fare le rivoluzioni si tirano fuori le palle in prima persona, si imbracciano le armi e si va in piazza. Per lo meno è una roba più veloce. Ma fare i rivoluzionari per procura fa ridere non fosse che se dovremo tornare alle urne nel giro di un anno, ci sarà da piangere. Molto da piangere. E per tutti, a partire dai più deboli. Abbiamo bisogno di un governo stabile e di un governo che segni una differenza importante con i dodici anni che abbiamo alle spalle.

c) NON MI RAPPRESENTA NESSUNO. Ovvero non c’è un solo partito o candidato nel quale io mi possa riconoscere, VERO, e nessuno di quelli che andrà in Parlamento mi rappresenterà, FALSO. Quelli che siederanno in Parlamento rappresenteranno tutti, compresi  quelli che non hanno votato. Voteranno leggi, governi, riforme, magari anche quelle costituzionali, e lo faranno in nome del Popolo Italiano. In democrazia non si può scegliere se essere o meno rappresentati, MA DA CHI. E questo povero Paese ha bisogno di essere rappresentato da qualcuno che sia meglio del peggio che ha nelle sue viscere. Almeno un po’.

Dunque, e questo è davvero il mio ultimo accorato appello, andiamo a votare e votiamo per evitare di affossare il nostro prossimo futuro.
Igor Salomone

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