Mondoluna

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di Irene Auletta

Con il babbo e’ bravissima, dice l’autista del pulmino con il suo dolce accento toscano. Sarà che è una persona che mi piace molto per la sua gentilezza che osservo da qualche anno, ma quel suo “bravissima” stamane scivola via leggero.

In effetti oggi è la prima volta che ti accompagno e, ancora una volta, queste tue differenze nel saluto trattengono memorie antiche da cui a volte è forse difficile prendere distanza. Invece di salire ti riavvicini a me e quando ti invito a farlo mi indichi che vuoi andare altrove. Poi, facilmente cedi ma mi saluti con il viso serissimo.

Commentiamo la decisione che mostri sempre nelle tue scelte e scopriamo che il ragazzo che svolge il ruolo di accompagnatore ha la tua stessa età. Strana la vita dice quasi sottovoce e così comincia la giornata.

Il pensiero mi porta in un attimo altrove, ai tanti sentimenti che hanno affollato la mia mente in questi mesi, anche di fronte a qualche inciampo della tua salute. Ogni volta un respiro profondo per respingere le tracce timorose di quello che abbiamo attraversato in passato e la preoccupazione che di nuovo l’odioso visitatore della malattia autoimmune bussi alla nostra porta. Altro che pizzichi al cuore!

Tuo padre mi prende sempre in giro imitando le mie possibili frasi, con le quali ogni volta vorrei assumere su di me e nella mia carne quello che purtroppo non posso evitarti e oggi, fortunatamente, riusciamo a riderne insieme. 

Eccomi che ritorno al presente. Solo poche ore di distanza in queste prime sperimentazioni che dopo mesi ti tengono lontana da casa e da noi. Abbiamo tutti bisogno che circoli aria nuova nelle nostre relazioni che si sono saturate di tanta presenza.

Eppure come te, mentre ti allontani, mi osservo seria riflessa in una vetrina.

Quell’equilibrio complesso tra mente e cuore che affianca da sempre la nostra storia ricordandoci chi siamo, oggi mi rammenta che ho una figlia adulta.

Touche’

Pietre nel cuore

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pietre nel cuoredi Irene Auletta

Ci sono giorni che vanno guardati a distanza per permettere al respiro di restituire leggerezza al corpo e alla vita.

A volte ci si trova a fianco di genitori che stanno affrontando prove molto dure che loro stessi faticano a comprendere.

Se a modo tuo ami tuo figlio, chi sono queste persone che si permettono di prendere decisioni al tuo posto, magari decidendo come scelta migliore la distanza tra voi?

Solo se si riesce ad andare oltre le notizie pettegole di operatori sociali che portano via i bambini alle loro famiglie, si può intravedere e afferrare il dilemma etico e umano che, ogni volta, e’ necessario incontrare e attraversare in queste situazioni. In ogni caso, al di la di torti e ragioni, ci sono relazioni d’amore che, loro malgrado, risultano poco sane soprattutto per i più deboli che sovente sono proprio i bambini.

Negli anni mi pare di aver sviluppato una maggiore chiarezza rispetto alla difficoltà o scarsa professionalità di tutti quei colleghi che in modo molto assertivo sembrano avere sempre la risposta giusta di fronte a situazioni che incontrano le svariate fragilità dei genitori. E se qualcuno si intromettesse nella storia della vostra famiglia, esprimendo valutazioni e giudizi suoi vostri figli o sul vostro modo di essere genitori o coppia?

Questa domanda, se non viene bloccata da una stizza impulsiva, può aprire a significati nuovi e importanti, svelando le molteplici sfumature della parola empatia, troppo bella per essere abusata e banalmente semplificata.

Lei non può capire cosa provo in questo momento!

Me lo sono sentita dire tante volte e altrettante ho risposto che forse era vero perchè di fronte a situazione importanti, mi piace mettere prima di tutto il rispetto delle emozioni e dei sentimenti altrui. Mettersi a fare una gara su chi capisce cosa sovente non porta da nessuna parte.

Io so che ogni volta cerco di ascoltare, di dare spazio e valore alle reazioni  possibili perchè questo mi piacerebbe si facesse anche con me, in caso di necessità.

Come madre so bene cosa vuol dire portarsi ogni giorno pietre nel cuore. Anche nel mio lavoro cerco di non dimenticarlo mai e, soprattutto, di non averne paura. Ognuno si porta le sue e a volte, anche solo guardandosi negli occhi, è possibile  riconoscerle e sentirne il peso.

Poi, le strade si separano, ognuna con il suo fardello e io ogni volta imparo qualcosa, su di me e sull’altro che ho appena incontrato. Di sicuro ho imparato che aspettarsi sempre che l’altro capisca sposta l’attenzione da ciò che forse è veramente più importante.

Capire qualcosa di nuovo su di sè.

 

I tempi dell’amore

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I tempi dell'amoredi Irene Auletta

Non ci vediamo da tre giorni ma, quando torno a casa, già dormi e devo accontentarmi di guardarti da lontano perchè se ti accorgi del mio arrivo, rischi di rimanere sveglia tutta la notte. Guardarti mi fa quasi male, tanto ho sentito la tua mancanza, pur nella voglia e nel piacere di vivermi un tempo tutto per me.

Aspetterò fino a domattina ma già mi preparo mentalmente all’incontro. Io ti vorrei abbracciare subito, stringendoti forte, forte, ma so che per te è troppo e allora, dovrò mettermi in attesa di un tuo cenno.

Come sempre, dopo una distanza, con te è necessario ricostruire pian piano il momento dell’incontro.

Così, stamane ti svegli, ma quando ti accorgi della mia presenza e del fatto che ti sono vicina, guardi altrove, con quel tuo modo di andare oltre che mi stupisce ogni volta. Non vuoi ancora che mi avvicini troppo, accetti un mio bacio leggero ma ancora non posso andare oltre.

Se esco dalla tua stanza mi chiami, nel tuo modo tutto tuo, ma se arrivo volti lo sguardo, chiudendo gli occhi quasi a far finta di voler dormire ancora. Magari sto sovrainterpretando i tuoi gesti, forse è solo l’emozione.

Incontrarsi nell’amore non è sempre facile e, soprattutto, il gioco dei tempi di ciascuno va curato come una musica dolce. Almeno, per te, ma anche per me, non può essere troppo rock.

Ti aspetto amore, quando sei pronta, la mamma è tornata.

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