Esperienze speciali

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DSCN5881di Irene Auletta

Lo ricordo bene quel marzo di parecchi anni fa e la mia prima visita alla scuola speciale. Ci ero già stata nelle vesti di operatore e tornarci in quelle di madre non era stato affatto semplice. Ancora una volta di fronte a quelle domande ormai divenute compagne di viaggio.

Perchè proprio mia figlia? Cosa centra con questo posto e con le persone che lo abitano? Come si sopravvive a questo dolore?

Eppure, neppure per un secondo ho pensato che quella non fosse la scelta giusta per te, per offrirti nuove possibilità per imparare e per diventare grande nel rispetto delle tue possibilità e caratteristiche. Ho lottato aspramente, ingoiando chiodi, con chi ha criticato la nostra scelta, chi ha giudicato senza nessun scrupolo, chi non ha trattenuto commenti idioti.

Non sono stati anni facili, perchè la vita non è facile. Però siamo stati fortunati e abbiamo avuto la possibilità di incontrare le due insegnanti che ci sono rimaste accanto per tutto il viaggio e ti hanno insegnato ciò che noi non avremmo mai potuto fare.

Il senso di tutto il percorso, lo ritrovo commossa, proprio in questi giorni di saluti, in tutte le tracce che testimoniano la tua storia degli ultimi anni raccolte in ricordi, racconti, quaderni, fotografie. Tante emozioni che si affastellano e che mi accompagnano oscillando tra un sorriso costante e un magone che mi stringe la gola.

Ancora oggi le domande amiche sono sempre al mio fianco ma sono diventate un po’ più leggere anche grazie agli incontri, alle nuove condivisioni e al passare del tempo.

Si aprono nuove strade, si intravedono altri possibili incontri e l’orizzonte è sempre lì, con i suoi raggi di luce e le sue ombre. Noi non siamo più gli stessi e neppure tu, nonostante il tuo aspetto fatichi a reclamare gli anni passati, conferendoti sempre un aspetto da bambina. Nel nostro bagaglio abbiamo aggiunto un’esperienza importante che tratteniamo, riconoscenti, negli occhi e nel cuore.

Ora, teniamoci forte per mano e andiamo avanti.

Grazie a voi

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di Irene Auletta

Quando si lavora con le persone, soprattutto con quelle che magari stanno attraversando seri momenti di difficoltà, si può avere sovente la sensazione di essere attori di una semina senza fine. Le situazioni si ripetono, gli interventi sembrano fallire o rimbalzare su comportamenti difficili da comprendere e, spesso, gli operatori condividono un senso di sconforto unitamente all’impressione di essere coinvolti in un complesso rompicapo senza fine.

Poi ci sono giornate come questa.

Nello sguardo di una giovane donna intravedo una leggera emozione che durante l’incontro prende una forma sempre più chiara e mi fa intravedere un piccolo canale luminoso che sembra essere comparso, per un momento, tra gli occhi e il cuore.

Una signora, che con una collega incontro da anni, ci saluta con una stretta di mano che sento per la prima volta, accompagnata da quei sorrisi autentici che ogni tanto sfuggono, a contrasto di quelle stereotipie facciali che mortificano le emozioni.

Allora, arriva il momento di fare un grande respiro per gustarsi qualcosa che non bisogna sprecare perchè quella è la fonte che giustifica tante fatiche e che, ogni volta, mi fa riscegliere il lavoro che ho scelto tanti anni fa.

Chissà se queste due donne nel tempo staranno meglio, se troveranno un nuovo equilibrio e se, anche solo in piccolissima parte, ci sarà anche il mio e il nostro contributo?

Molte volte queste domande sono destinate a rimanere sospese e impossibili da afferrare, perchè le storie vanno quasi sempre oltre e raramente è possibile incontrarle di nuovo per intravedere gli effetti  del nostro lavoro, delle nostre azioni e dei nostri pensieri.

Le storie sono così e le vite sono davvero fatte di incontri. Questo mi basta e oggi mi sento in pari.

Chiudo la porta di quel luogo dove ho lavorato per anni, penso all’ultima battuta di una simpatica collega, mi avvio verso la mia  auto e mi accorgo che sorrido.

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