Figli nel ricordo

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(In occasione della giornata internazionale della Sindrome di Angelman)

di Irene Auletta

Ci sono situazioni in cui le parole sembrano inutili e inopportune eppure, proprio nelle parole, si può trovare un modo per trasmettere pensieri, vicinanza e solidarietà. E così, di fronte alla possibilità di scrivere qualche riga per ricordare il piccolo Davide e la giovane Nicoletta, mi ritrovo a interrogare il senso delle parole e il bisogno di trovarne alcune capaci di parlare del dolore, della perdita, dell’amore, della speranza e della tenerezza del ricordo.

Ho visto mia madre perdere un figlio e, senza attingere alle frasi di circostanza che rischiano di banalizzare emozioni importanti, l’ho vista portare segni sulla carne che negli anni sono diventati al tempo stesso più leggeri e profondi. Quando ti muore un figlio perdi un pezzo di te stesso, mi ha detto una madre e io, in quel pezzo vuoto, ci sono cresciuta come figlia.

Come madre sono stata molto vicina alla perdita di mia figlia e, da allora, quell’esperienza drammatica ha cambiato per sempre la mia vita e il mio sguardo sul mondo. E’ con questa umiltà e delicatezza che provo a guardare il dolore individuale di quei genitori che chiede silenzio e rispetto e che forse trova un filo di respiro in quell’espressione di dolore collettivo di chi può sentire vicino perché la stessa storia potrebbe riguardarli.

Qualcuno ha detto “non so dove si va quando si muore ma so per certo dove si resta” ed è in questa certezza che il nostro cuore collettivo trattiene immagini, pensieri ed emozioni.

Farne dono può essere un modo per essere semplicemente vicini e oggi, nel ricordo di Davide e Nicoletta spero, come fanno i bambini, in un pensiero magico che trasformandosi in brezza leggera, possa portare carezze ai cuori dei loro cari che, ogni giorno, si misurano con la loro mancanza scaldandosi al calore del loro ricordo.

Parole del cuore

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fiore di mandorlodi Irene Auletta

“Mandorla è la bambina felice di una ragazza madre piena di fantasia. Maria, la mamma, lavora come amministratrice d’immobili e ha lo speciale dono di trasformare ogni riunione condominiale in toccanti sedute di terapia di gruppo. Quando un tristissimo giorno…”.

 

Così inizia la descrizione, che è facile ritrovare in internet, del bellissimo libro di Chiara Gamberale uscito qualche anno fa.

Fin dalle prime pagine il lettore viene toccato e coinvolto in una specie di mantra recitato dalla protagonista, la ragazzina con il nome di un frutto dolce e amaro.

Mamma, mamma, mamma, mamma, mamma ….

Quella parola ripetuta come una ricerca, una speranza, una perdita e una mancanza, mi ha accompagnato nella lettura de Le luci nelle case degli altri, facendomi misurare ogni volta con un battito in gola. Sono anni che ci faccio i conti con quel dolore acuto della mancanza che sa di amaro, proprio come accade alle mandorle se assaggiate immature, ma che, nel tempo ha rivelato qualche dolce sorpresa.

Mi manca non sentirmi chiamare mamma e sarei un’ipocrita che dichiarassi il contrario. Ogni volta che qualcuno mi racconta dell’emozione di quella prima volta vengo travolta da un po’ di nostalgia e così, ogni tanto, ti ho immaginato con quella strana parola che forse ti gira nella testa. Mamma, mamma, mamma, mamma.

Ogni anno, per la festa della mamma, ci dedico pensieri speciali e non tanto perché attribuisco un particolare valore alla ricorrenza ma perché è un’occasione per fare il punto di come me la sto cavando e devo dire che, dopo quasi diciotto anni, non mi lamento. Mi piace pensare a che mamma sono diventata, a cosa porto con me ogni giorno della mia esperienza di figlia e a quella che potrebbe essere ancora la storia variopinta dei prossimi anni. Te lo racconto spesso, nel nostro speciale linguaggio d’amore e, ogni volta di più, facciamo i conti con le nostre mancanze e le nostre ricchezze.

Mamma di Luna, voglio diventare bionda come te. Mi è piaciuto sentirmi chiamare così e non da un’operatrice, ma da una tua compagna del centro che frequenti. Deve averlo capito, o forse ha visto e sentito quell’onda della mia emozione, perché ora capita spesso che mi saluta proprio così. Ciao mamma di Luna!

Mi gusto quell’accoglienza con la parola che sa di mandorla e penso a tutte le mamme che forse, dopo tanti anni, non si emozionano più. La festa della mamma, senza troppe ideologie o consumismo, è un’occasione di cuore, emozioni e pensieri d’amore. Mi piace pensarla così.

Auguri mamma, che sempre preziosa, sei ancora al mio fianco. Auguri mamma di Luna, perché ogni giorno io possa continuare ad emozionarmi e stupirmi per questa straordinaria avventura e per quei fiori inattesi e bellissimi che sui rami della nostra storia, non smettono di promettere spine e sorprese.

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