Lontananze di vita

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di Irene Auletta

E così anche quest’anno  sei riuscita a fare la tua piccola vacanza lontana da noi e, ancora una volta,  il tuo rientro detta quei tempi che, negli anni, mi hai insegnato a rispettare. Subito riesci ad avvicinare tuo padre, in un saluto di bentrovato, ma con me i tempi si allungano sempre un po’.

Io ti comprendo e rispetto, forse perchè in questo ci assomigliamo e perchè credo con forza che gli incontri importanti meritano cura, cautela e rispetto dei tempi. Così, mentre sei sdraiata sul divano e io sembro una trottola a  sistemare qua e là le tracce delle nostre vacanze, la tua e quella mia e di tuo padre, ogni tanto ti passo acconto e ci scambiamo uno sguardo, un sorriso, un bacio leggero.

In questo momento provo un senso di grande gratitudine per gli educatori che ti hanno permesso questa distanza e stavolta, voglio proprio trattenerlo in queste parole rivolte a loro. Voi lo sapete bene che Luna non potrà mai neppure lontanamente aspirare a quelle che in gergo nominiamo spesso come autonomie. Eppure Luna, come tanti suoi compagni di ventura, potrà viversi tante piccole esperienze lontano dai suoi genitori e dalle solite routine della sua vita, proprio grazie a nuove dipendenze che, in quanto nuove, le permetteranno di vivere esperienze diverse. Questa, è la sua autonomia possibile  e per questo voglio ringraziarvi di cuore.

Lo so che fate il vostro lavoro ma, come mi ha ricordato di recente un’altra educatrice, le responsabilità che vi assumete in questi giorni lontani da casa e dal Centro, non sono da dare per scontate. In questi giorni un pò bui,  in cui sembriamo molto più capaci di fare gli elenchi di tutto ciò che non funziona, che manca, che è imperfetto, io voglio raccontarvi come persone che rendono possibili esperienze belle e virtuose. Noi siamo fortunati perchè, ancora oggi, in molte regioni del nostro stesso paese, queste storie sembrano quasi fantascienza ma, laddove accadono e vengono trattenute, possono diventare occasione per sottolinearne il valore e un contagio sempre possibile. Io ci credo. 

Non farò i vostri nomi per rispetto di quella privacy che ritengo giusto mantenere, ma voi sapete chi siete e quindi, grazie ancora, ad ognuno di voi.

Nel frattempo mi permetti di avvicinarmi ogni volta un po’ di più. La nostra distanza assomiglia tanto alla nostra vita. Fa male e fa bene, preoccupa e risplende, ci pizzica un po’ il cuore aiutandoci a diventare grandi, madre e figlia. 

Nei prossimi giorni, avremo modo di raccontarci nei riflessi dei nostri occhi. Per ora, bentornata figlia del mio cuore.

Grazie del “grazie”

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Mi sono chiesto spesso perchè non mi venga mai di rispondere prego quando qualcuno mi dice grazie. Se non si tratta di una risposta standard tipo dopo un “mi passi il sale per favore”. Voglio dire, se qualcuno mi ringrazia sul serio per qualcosa che ho fatto, il “prego” che poi è sinonimo dei vari “ma figurati”, “ci mancherebbe”, “dovere”, “di nulla”, mi sembra sempre del tutto inappropriato. Se l’altro mi ringrazia per qualcosa che ho fatto, mi ringrazia sul serio intendo dire, significa che sta dando importanza a quello che ho fatto e non mi sembra bello condirlo via sminuendolo con un “cosa vuoi che sia”. Ti dicono guarda che è importante questa cosa per me e tu gli rispondi che in realtà “non è niente di che”? Si pensasse di più a quanto può essere arrogante la falsa umiltà.

In realtà quando mi sento ringraziato sul serio, mi viene da ringraziare a mia volta. Ma non nel senso che mi metto a cercare freneticamente qualcosa per ringraziare chi mi ringrazia e pareggiare i conti.  Quel che smuove in me ricevere un “grazie” sincero, è una gratitudine, come dire, di secondo livello. Trovo che un ringraziamento sia un dono prezioso, da custodire con cura e attenzione. Quando qualcuno mi ringrazia per ciò che faccio, mi sta dicendo che quello che faccio non è solo una cosa mia, non finisce con me dopo essere iniziato da me, ha un valore che mi trascende e che è possibile raccogliere. Chi mi ringrazia definisce i miei limiti nel momento stesso in cui mi dice che i miei atti li superano per arrivare da qualche altra parte. E mi insegna anche che ringraziare, lungi dall’essere un banale gesto di umiltà, è un atto di coraggio e di responsabilità, che mi induce a ricevere i ringraziamenti con gratitudine, ma anche a trasformare la mia gratitudine in ringraziamenti.

Grazie, dunque, ai “grazie” che in questo periodo mi stanno giungendo per vie a volte insospettate e inattese. Mi stanno facendo capire che il rispetto è ben più che tolleranza o accondiscendenza. Mi stanno facendo capire che il rispetto è ben più che il prendersi cura reciproco. Mi stanno facendo capire che il rispetto è farsene qualcosa dell’altro dicendogli “grazie a te, io…”

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