Servita e riverita

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Luna è sdraiata, stravaccata direi, sul  letto mentre noi quattro, padre, madre, nonno, nonna, stiamo correndo avanti e indietro per assemblare il pranzo da consumarsi, come al solito, nel retro del nostro appartamento agrituristico, in quel di Terralieta, località Fossocorno, Cologna, Teramo.

E’ l’ultimo di questi nostri pranzi ventilati all’aperto, prima del rientro in città. Un po’ allegro, un po’ dispiaciuto, come sempre appetitoso. E Luna ci osserva indaffarati mentre aspetta la Marimba. Sua madre quest’anno l’ha pavlovizzata con quella suoneria e lei, ora, da sdraiata si materializza vicino al tavolo appena la sente.

Nel mio andirivieni cucina-patio, passando ogni  volta dalla camera, lancio un  sorriso a mia figlia che ricambia. “Servita e riverita!” mi vien da dirle ad alta voce, mentre lei mi  segue con gli occhi e quel suo mezzo  sorrisino da Gioconda. “Mi sembra il minimo!”, replica sua madre che dalla cucina mi ha  sentito.

Sì, ha ragione. Servire una persona come mia figlia, è proprio il minimo. Ma non per pietismo o desiderio di riparazione: va servita perchè non è in grado di servirsi da sola.

Ognuno, alla fine, deve in funzione di quello che può. E per quello che non può, occorre che l’aiuti qualcun altro. Ci facciano un pensierino tutti quelli che, pur potendo, pensano di non dovere. Ne avessero bisogno, si facciano  un giro dalle mie  parti mentre serviamo nostra figlia. Capiranno anche perchè, in aggiunta, la riveriamo.

Riforma o rivoluzione?

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riforma o rivoluzionedi Irene Auletta

Mi e’ piaciuto molto  ieri sera quest’incipit di Massimo Gramellini e i significati che hanno veicolato le sue considerazioni.

Pensandomi reduce dalla prima assemblea di Dedali, una novella associazione culturale, ho trovato parecchi intrecci possibili con la nostra mission: promuovere, sostenere e sviluppare le competenze educative.

Si, perché tutti noi che a vario titolo ci occupiamo di educazione, come professionisti, come genitori o semplicemente come adulti, abbiamo bisogno di continuare a chiederci cosa questo momento storico sta insegnando ai bambini e ai ragazzi.

Quali valori trascinano con se’ la crisi, il senso di precarietà perenne, lo smarrimento di senso costante o, per contro, un unico senso sventolato come l’ unico e il vero.

Chissà se qualche docente ha immaginato di far ascoltare ai suoi alunni i discorsi dei neoeletti presidenti alla Camera e al Senato, cogliendo l’occasione per aprire una discussione oltre che per insegnare un punto di vista altro sulle nostre istituzioni tanto infangate dagli eventi che si rincorrono ogni giorno e vengono urlati nelle nostre orecchie dai vari media?

Insegnando il diritto si insegna la vita. Mi ricordo quest’affermazione di una mia docente delle superiori che credo di aver compreso solo anni dopo ma che mi ha colpito tanto da ricordarmene ancora oggi.

Cosa insegna l’astensione? Io non l’ho mai capito, perché per me assumersi la responsabilità non corrisponde a nessuna scheda  bianca anzi, ho sempre trovato l’astensione a una decisione un atto molto ambiguo, seppur legittimo.

E pensare che ogni giorno e sempre più precocemente chiediamo ai bambini, ancora molto piccoli, di scegliere al nostro posto. Vuoi la pasta rossa o quella verde? Le scarpe o gli stivali? Andare al cinema o al parco? Ne parlavo proprio qualche sera con un gruppo di genitori. Educare alla scelta e’ un passaggio importante e delicato e, proprio per questo, e’ fondamentale non bruciarne precocemente le tappe, pena il suo fallimento.

Ai bambini dovremmo insegnare che per loro astenersi e’ un valore perché sono i grandi che hanno la responsabilità di alcune scelte e il dovere di portarne il peso che ne consegue. Dovremmo insegnargli che diventando grandi gli chiederemo pian piano di scegliere, sperando che sapranno farlo, sapranno cambiare idea e, soprattutto, che non avranno paura a dire prima sbagliavo.

 

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