Paradisi a termine

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Di Igor Salomone

Calda, scrosciante, bollente. Casca sulla mia testa e cola lungo i capelli, il collo, le spalle, giù giù sino ai piedi. Sembra che lo scarico della vasca la chiami a raccolta per prendere la rincorsa e tornare sempre più bollente a percorrere un altro giro, e poi un altro e un altro ancora.

In realtà non è così, l’acqua che mi massaggia caldissima è sempre nuova e sempre nuovamente riscaldata dal preziosissimo amico che se ne sta in cucina dentro un armadietto, in paziente attesa, ora dopo ora, minuto dopo minuto, che un rubinetto da qualche parte lo svegli dal suo torpore. Quando ci riesce, perché talvolta lo scaldabagno non si risveglia affatto ed è in quel momento che mi accorgo del lusso incredibile al quale sono ormai abituato.

Acqua, tanta, calda quanto voglio e per quanto tempo voglio. Torno dalla corsa mattutina e non aspetto altro. Forse vado a correre proprio per la doccia che viene dopo. Inizio a temperatura media, giusto il tempo di abituare la pelle, poi gradualmente spingo il miscelatore verso il rosso, e spingo e spingo. La temperatura arriva al limite dello scorticamento e indugio. Mamma quanto indugio! Ci resterei tutta mattina lì sotto. Shampoo, insaponatura, risciacquo…indugio. Tento una prima sortita, freddo, torno indietro. E chi mi scolla di qui?

Mi vengono in mente i deserti, le popolazioni assetate, il riscaldamento globale. Dai, l’acqua è una risorsa rinnovabile, non è che proprio la sprechi. Il gas no però, ma quanto vuoi che ne stia consumando? Mi sento in colpa per una frazione di secondo. Una colpa istantanea, talmente veloce che non me ne accorgo nemmeno, lavata immediatamente via dallo scroscio magico che mi sta cullando in un tripudio di calore umido.

Va bene, adesso però mi faccio violenza ed esco. Questo penso: mi faccio violenza. In quel mentre arriva mio padre. Nella mia testa ovviamente, lui è morto ormai da un’eternità. “Violenza? in che senso? ti prendi a pugni per uscire dalla doccia?” “…no, in effetti no, è un modo di dire, sta a significare che mi devo imporre di fare qualcosa che non vorrei fare ma che devo fare” “Ah si? mi sembrava di averla sempre chiamata volontà…”.

Già, la maledetta volontà, da quando si è trasformata in “farsi violenza”? In realtà io non voglio stare indefinitamente sotto la doccia bollente, lo desidero. Voglio e desidero, desidero e voglio: fortunatamente sono due cose diverse, altrimenti non mi godrei mai una doccia bollente, oppure ci annegherei sotto.

Chiudo il flusso di magia, indosso l’accappatoio ed esco dalla vasca. Dovrò scrivere qualcosa su questa storia del “farsi violenza”, ho l’impressione nasconda la fantasia di poter eliminare il conflitto tra i propri desideri e le proprie scelte.

Splendide emozioni

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emozioni-bolleIrene Auletta

Scena familiare. Un ragazzo scappa fuori dall’aula e due educatrici lo seguono per convincerlo a rientrare. Lui si oppone con il  corpo e forse temendo di non farcela, si contrappone inginocchiandosi e poi sdraiandosi per terra. Quante volte ho visto questa scena e infatti quel ragazzo potresti essere tu, con la differenza che, al confronto, tu sembri molto più piccola sia per altezza che per stazza. Le educatrici cercano di convincerlo a parole, poi con i gesti e dopo poco il ragazzo cede, si alza e rientra in classe.

Accidenti all’assenza di parole che chiede al corpo di sostituirle con un codice ignoto ai più.

Nel frattempo ti vedo arrivare con l’educatrice al tuo fianco e appena mi vedi acceleri con quel tuo incedere tutto particolare che ti fa apparire sempre molto instabile e al tempo stesso quasi saltellante. E’ l’ultimo giorno di centro estivo e per te sembra essere stata una buona esperienza. Nel frattempo arriva anche tuo padre e a quel punto la tua felicita’ e’ a mille.

L’educatrice ci saluta e nel congedarsi ci tiene a dirci anche a nome delle sue colleghe, che stare con te e’ stato un piacere perché sei una “ragazza splendida”. Io, che quando si parla di te mi commuovo per ogni virgola, abbozzo un sorriso con gli occhi lucidi.

So bene che i ragazzi come te chiedono anche tante fatiche e forse proprio per questo apprezzo molto l’accento posto sul piacere di un incontro che ti vede protagonista, senza di noi, con persone conosciute da poche settimane.  Quando mancano le parole non e’ facile incontrarsi in una storia nuova e anche stavolta hai affrontato una prova da aggiungere nel tuo bagaglio di vita e io me sono felice.

Ti guardo mentre usciamo e salutiamo per sempre quel luogo che per tanti anni ti ha accolto e che da oggi farà parte del tuo passato. Tu ridi ma appena saliamo in macchina accenni quel tuo modo di lamentarti che sembra un pianto. Chissà cosa pensi e come potrai rappresentarti e vivere questo nuovo passaggio.

Fa troppo caldo per queste domande. Sai che ti dico amore, andiamo a farci un bagno in piscina! Ridi felice perché la proposta ti piace un sacco. I momenti belli vanno gustati fino in fondo e, in questo, noi siamo diventati grandi esperti.

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