Derive e orizzonti

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di Irene Auletta

Proprio in queste ultime settimane, trovandomi più volte a confrontarmi con sguardi, pensieri ed emozioni di alcuni genitori con figli disabili, ho pensato tanto ai rischi sempre in agguato di scivolare in angoli bui.

Pensarsi sempre in credito con il mondo rivendicando un atteggiamento risarcitorio, descriversi ogni volta con quel livello di bisogno in più, percepirsi e viversi come un mondo a parte che tanto gli altri non possono capire e, via di seguito, verso questa direzione che molti potranno facilmente riconoscere. No, non sono mai state queste le mie traiettorie di vita e mi auguro non lo diventeranno mai.

Mi dispiacerebbe assai per me e per te, per la nostra storia d’amore e per tutto quello che stiamo costruendo in questo nostro strampalato e non semplice incontro. Ho imparato molto con te e come ha detto di recente tuo padre, sei la cosa più bella che ci è successa. Senza nulla togliere alla fatica e a tutti gli annessi e connessi di vicende analoghe alla nostra.

Ho imparato che la felicità e il dolore possono stare vicini, scritti nella stessa frase e nascosti timidamente nello stesso angolo del cuore. Così come il dispiacere e l’orgoglio, la pena e il sollievo, le ombre del futuro e la tenace speranza.

La Covid, ho scoperto di recente che pare si dica al femminile, “ti farà un baffo, dopo quello che hai attraversato in questi anni!”, mi ha detto oggi una persona che non sentivo da parecchio tempo. Non so se è proprio così, ma so per certo che anche in queste settimane, ho cercato di non farmi travolgere dal “povera me che sono pure bloccata a casa con una figlia disabile!”. La tentazione è forte e la comprendo benissimo. Sospendo davvero il giudizio verso chi rimane intrappolato in pensieri come questo, ma io non posso accettarlo e per me sarebbe davvero un danno collaterale insostenibile e troppo oneroso.

Ma allora, come sono andate queste settimane, mi chiedo? Ti ho vista crescere, inciampare e rialzarti come sempre fai nella tua vita, stupirci ogni volta per la disponibilità a stare in un cambiamento per te senza senso ed essere sempre la perla lucente del nostro trio. 

Ti guardo curiosa, ammirata e ancora una volta, grata. Ciò che ci accade , in moltissime circostanze, non possiamo cambiarlo ma, di sicuro, possiamo cambiare sempre il nostro modo di viverlo e di starci.

Sta a noi scegliere tra il respiro corto o la luce negli occhi rivolti all’orizzonte e noi scegliamo, ogni giorno.  Grazie Luna della Terra.

Vie d’uscita

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di Igor Salomone

Non so, sono giorni strani, l’ho già detto? mi sa di sì e probabilmente lo stiamo dicendo tutti. Ognuno cerca di arrabattarsi dentro queste condizioni inedite e difficili. Fuori di qui c’è un bellissimo sabato marzolino, soleggiato e tiepido. Posso accedervi soltanto dal balcone. Meglio che niente, ci sarà pur gente che non ha nemmeno quello. Anche oggi nei palazzi intorno a me vedo un sacco di persone, quasi tutti giovani, che cercano di afferrare uno spicchio di sole come possono. Davanti casa c’è una terrazza grandissima quasi sempre vuota, ci voleva il Coronavirus per riempirla.

Tante esistenze compresse in un po’ di metri quadri casalinghi. Un anno fa avremmo fatto uno dei soliti nostri picnic. Oggi invece, così tanto per farci del male, un bel giorno di digiuno. Quello si può fare anche se si è prigionieri.

Ovviamente passo, come quati tutti, un sacco di tempo al computer o sui vari aggeggi elettronici. Guardo un video su Youtube e sulla destra scorre random la solita lista di video che la piattaforma mi propone con una logica spesso oscura. Oggi la logica è chiarissima: tutti video di qualcuno che ha da dire la sua sulla faccenda. 

Mi stupisce sempre quanta gente ci sia in giro così sicura di sapere cosa sia giusto e cosa sbagliato. Sopratutto, a onor del vero, cosa è sbagliato. Succede sempre, per la verità, ma in questo momento mi sembra così strano. 

Confesso di non sapere proprio cosa pensare. Siamo confinati in casa perchè era l’unica cosa da fare? Siamo confinati in casa perchè non è stato fatto quello che si doveva fare? Siamo confinati in casa perchè qualcuno vuole provare che effetto fa confinare le persone in casa per giunta con il loro consenso? Siamo confinati in casa perchè così scoppierà una grande crisi economica che permetterà allo Stato di tornare a spendere allegramente i nostri soldi (ho sentito anche questa)? Ammetto la mia incapacità. Non riesco a orientarmi all’interno di tutte queste ipotesi. Forse per questo motivo preferisco semplicemente non occuparmene.

Siamo confinati in casa. Questo è un fatto e lo prendo così com’è, esattamente come prenderei così com’è un terremoto, un’inondazione, una guerra, un’invasione di cavallette (a proposito, che fine ha fatto l’invasione di cavallette che stava devastando il Corno d’Africa e mezza India qualche settimana fa?).

Siamo confinati in casa e le mie energie sono tutte rivolte a farmene qualcosa di questo stato di fatto. Cerco di capire cosa mi sta offrendo questa condizione, non solo quello che mi sta togliendo. E cerco anche di capire il vantaggio eventuale che deriva da ciò che mi sta togliendo. 

Francamente non riesco a provare interesse per le mille discussioni attorno a quello che sta accadendo al mondo, mi interessa molto di più discutere di quello che sta accadendo a me e a ognuno di noi. Perchè da questa situazione, qualsiasi cosa l’abbia provocata, o ne usciremo imparati, o ne usciremo soltanto devastati. 

Crescere è il nome del mazzo di chiavi che stiamo cercando.

Boss nella culla

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di Igor Salomone

Bel film Baby boss. Uno di quelli che dal trailer ti sembra un po’ stupidino, ci vai giusto perchè piove e tua figlia tutti gli altri li ha già visti. E invece ti stupisce sin dalle prime sequenze.

E’ sapiente il modo in cui il regista (lo stesso di Madagascar e Megamind) immerge sin dall’inizio lo spettatore nel fantastico ed eroico mondo immaginario del protagonista-narratore, che non è il Boss, ma suo fratello maggiore, quello che lo vede piombare inaspettato e indesiderato nel “triangolo perfetto” primogenito-madre-padre, facendolo a pezzi.

Il film è una cipolla e va sfogliato strato per strato. In battuta il tema è la fatica di un figlio di accettare l’arrivo di un fratello. Molto ben descritta, gustosa e divertente. Ma sarebbe un errore fermarsi qui. C’è molta immaginazione nel racconto del bambino in crisi da abbandono affettivo, costretto a dividere l’amore con il nuovo arrivato, un amore in quantità limitata che il baby per sua natura consuma a piene mani lasciandone pochissimo a chi era arrivato prima di lui (“Sei vecchio!” gli dice il baby parlante).

Ma tra le pieghe dell’immaginario infantile si intravedono fatti estremamente concreti. Una casa che si trasforma radicalmente saturando ogni angolo con la presenza del neonato e dei mille oggetti che riempiono il mondo familiare dopo il suo arrivo. Due genitori perennemente in corsa (fantastica la sequenza in cui il ragazzino se ne sta attonito in mezzo al corridoio mentre madre e padre entrano ed escono dalle stanze sotto forme di scie tipo Flash Gordon con le braccia cariche di biberon, giochini, pannolini, pappe, tutine). Geniale la festa dei neonati trasformata in un meeting. Estremamente efficace la descrizione di una coppia genitoriale che trasforma il nuovo arrivato nel centro di gravità attorno al quale ruota ogni cosa. Nel Boss della situazione, appunto. E qui le reazioni del bambino più grande vanno sullo sfondo, il punto è cosa succede agli adulti quando perdono il senso della misura, lasciando che una cosa importante come la nascita di un nuovo figlio, trasformi il proprio mondo come se esistesse solo il figlio nuovo.

Ma ancora non siamo andati al cuore più profondo della storia che il film racconta.
Evitando gli spoiler, si può dire che l’intera narrazione attorno alla quale si snoda la pellicola è una sorta di spystory, in perfetta congruenza con l’immaginario del figlio maggiore, il cui esito è salvare il mondo dalla messa in commercio di un nuovo tipo di cagnolino destinato a mettere in crisi non i fratelli maggiori, ma l’esistenza stessa dei bambini: un cucciolo costruito per restare sempre un cucciolo e non crescere mai.

Perchè il vero problema dei bambini, è che smettono di essere tali nel giro di pochi anni, trasformandosi in antipatici e brufolosi adolescenti che fanno rimpiangere i tempi delle coccole e dell’affetto incondizionato. E il desiderio genitoriale rischia di trasfigurarsi in una sindrome di Peter Pan alla rovescia in cui la fantasia di restare bambini in eterno migra dal bambino all’adulto, mettendo a rischio, come racconta il film, non solo e non principalmente la salute mentale dei figli, ma la loro stessa esistenza e con essa il mondo.

Per fortuna però, sembra dirci questo film, i bambini esistono e la loro voglia di crescere assieme ci salverà.

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