Luce all’orizzonte

Lascia un commento

di Irene Auletta

Da molti anni ormai mia figlia sei Tu, con questa forma e con tutto ciò che ti rende indiscutibilmente e amorevolmente te. Se ci sono stati gli anni delle attese deluse, sono passati da molto tempo. 

Eppure ancora oggi, quando mi ritrovo, per lavoro, a fare osservazione nei nidi o nelle scuole per l’infanzia, la voce e le parole dei bambini mi arrivano a stuzzicare una profonda mancanza. Non è più per ciò che avresti potuto essere, ma è per ciò che non sei stata e per ciò che irrimediabilmente ho perso. 

Che suono avrebbero avuto le tue parole e come si sarebbe trasformato con la maturità del passare degli anni? Io avrei mantenuto, come accade oggi, la costante ricerca nei tuoi occhi dei non detti misteriosi?

Penso che per molti operatori la comprensione di alcuni stati dell’anima dei genitori sia molto difficile da raggiungere, soprattutto a causa di quelle interpretazioni dominanti che spesso allontanano gli sguardi e le esperienze dei genitori da quelli degli operatori e degli specialisti che incontrano. 

Ne e’ un esempio il fatto che ancora si continui a parlare dell’accettazione ( si è capito che per me è una parola insopportabile?) da parte dei genitori, in presenza di figli con disabilità, quando assistiamo ormai da molti anni alle fragilità e alle difficoltà dei genitori tutti, indipendentemente dalle caratteristiche o dalle condizioni dei figli. 

A volte ho persino l’impressione che l’incontro con i figli disabili spinga, assai precocemente, a fare i conti con alcune dimensioni della genitorialità che, paradossalmente, negli anni ne proteggono la crescita e l’evoluzione. Quanti genitori si misurano con la delusione nei confronti dei loro figli nel corso del tempo, nell’età adolescenziale e a volte anche in quella adulta? 

Me lo sono chiesta tante volte e tante volte l’ho scritto. Se tu non fossi stata tu ti avrei amata allo stesso modo? Sarei stata orgogliosa di te così? Avrei apprezzato ogni tua piccola possibilità a discapito delle tante mancanze che la vita insolente ha messo nel tuo personale zaino? 

Chi lo sa, domande mute come te e come me quando occhi negli occhi cerchiamo significati non sempre facili da afferrare. Possiamo insegnare qualcosa con la nostra esperienza?  Non so. Forse si, forse no.

Di sicuro quello che abbiamo imparato è talmente prezioso che brilla ogni giorno, sempre. Anche al buio.

Sogni infranti

5 commenti

sogni infrantidi Irene Auletta

Adoro il mare, mi trasmette molta energia e mi piace sempre osservare il gioco che fanno le onde accarezzando la spiaggia, lasciando quelle bollicine che spariscono dopo qualche secondo.

Ma come si fa a superare la delusione di questo figlio? Dei suoi incomprensibili comportamenti e degli scarti tra ciò che sembrava poter diventare da piccolo e com’è diventato ora?

Quante volte colgo tra le pieghe delle mie conversazioni con i genitori sentimenti quasi indicibili perchè etichettati come poco leciti. La delusione, il senso di tradimento, il rifiuto, tutti accomunati da quel gusto amaro che hanno le attese deluse.

Accade molto più di frequente di quanto si possa immaginare eppure non è facile parlarne, dando voce alle sfumature più aspre di alcune emozioni.

E’ un sogno infranto, mi dice un padre con grande dispiacere.

So molto bene cosa vuol dire chiedersi di accettare un figlio per quello che è e lungi da me la tentazione di fare qualche bella prescrizione sul da farsi, come una bella ricetta facile facile. Però so anche che è l’unica strada possibile per non condannarsi ad un’esistenza mediocre, sofferente e piena di acredine.

Ci sono nuovi sogni, che abitano nella realtà, che possono far incontrare sorprese inattese, sentire profumi nuovi e cogliere sfumature dell’esistenza visibili a pochi.

Penso alla sensazione che provo ogni volta che entro in acqua per fare una nuotata e a come il corpo si adatta ad essere avvolto dalla frescura liquida. Le onde sembrano scomparire ma ce ne sono subito di nuove sempre più frizzanti. Quelle che si infrangono, lasciano il posto ad altre che ogni volta assumono una nuova forma e un rinnovato vigore. Mi lascio cullare, sospesa in un abbraccio eterno, prendendo energia dal mare, dal sole e dalla luce riflessa.

Anni fa, sognavo di fare nuotate straordinarie, come fossi una vera atleta. Nel tempo ho imparato ad apprezzare il mio rapporto con l’acqua e, in particolare con il mare. Non nuoto affatto con uno stile perfetto e neppure me ne importa nulla. Quello che mi da gusto è il sapore del piacere che ogni volta si ripete, come la prima volta ma ogni volta diverso.

Così è mia figlia. Avrebbe potuto essere un onda diversa ma ha preso questa forma e di certo non le manca l’essere frizzante e ricca di bollicine.

Assomiglia a suo padre come una goccia d’acqua ma, come me, adora il mare.