di Irene Auletta

La parola accettazione, nel corso della mia vita, mi ha fatto incontrare e attraversare tante sfumature di emozioni e significati. Istintivamente non mi è mai piaciuta un granché e ho iniziato a sentirla stonata soprattutto quando, troppo facilmente, la sentivo pronunciata nei confronti di persone che stavano affrontando una dimensione difficile della vita. Una  malattia, una morte, un dolore forte, un grande inciampo della vita. Eh … si vede che fa fatica ad accettarlo!

Poi ho incontrato la disabilità e, nei miei differenti ambiti, di genitore e di professionista, non ho potuto scansarla. Spesso la sentivo pronunciata da colleghe e colleghi in modi che mi risultavano estranei, lontani e non raramente superficiali e un po’ banalizzanti. 

In particolare il termine mi evocava significati legati ad un atteggiamento quasi passivo, di rinuncia o, più frequentemente, di rassegnazione e, per come sono fatta io, questo non mi avrebbe certo aiutata ad affrontare ciò che la vita mi stava chiedendo.

Negli anni ho capito che reagire non vuol dire negare, lottare non vuol dire intraprendere battaglie impossibili, cercare sempre non vuol dire non fare i conti con la realtà. Ogni giorno della nostra vita tu mi hai insegnato il valore della forza, della tenacia e della ricerca continua, confermando la mia direzione e quanto, naturalmente, mi appartiene.

In questi giorni abbiamo firmato il tuo Progetto di Vita, che non è solo un atto formale, ma un modo per dare forma alla cura di cui hai necessità sia oggi che nel tuo prossimo futuro. Prendermi cura di te mentre sono ancora qui, al tuo fianco, vuol dire non lasciare o delegare ad altri la responsabilità di nominare e provare a garantire delle scelte che, rispettando i tuoi diritti, proteggano la qualità della tua vita. 

Accettare in questo caso vuol dire riconoscere che è necessario condividere con altri questa progettualità, sapendo che non potrai farlo mai da sola. Accettare vuol dire non arrendersi ai prodotti scadenti troppo spesso proposti alle persone con disabilità e fare in modo che la delicatezza necessaria per maneggiare la fragilità, non rinunci mai alla forza imprescindibile per chiedere, cercare, rivendicare e scegliere.

Se la parola accettazione comprendesse anche queste sfumature forse potrebbe  iniziare a piacermi, nel frattempo, il mio compito continuerà ad essere questo. Proteggere sempre, finché avrò forza e respiro, la qualità e la bellezza della tua vita. 

Siamo giunte a settembre e si riavvia l’anno dopo la pausa estiva, riprendendo le tante esperienze pensate a tua misura. Stamane ti saluto e ti osservo fiduciosa e felice, andare incontro al nuovo giorno e a ciò che ti attende.

Ciao amore, a più tardi!

Tornando verso l’auto mi accompagna un sorriso inatteso e un moto di tenerezza. Non ne ho alcun dubbio, la strada è questa. Te lo meriti, me lo merito.