Affilare incontri

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affilare parole di Irene Auletta

Un signore che ci conosce da anni e che ogni tanto incrociamo sulla nostra via, non perde mai l’occasione per salutarci e salutarti tentando con goffi gesti piccole gentilezze che raramente sembrano raggiungerti nel tuo mondo di significati.

Tuttavia, proprio grazie ai suoi aspetti più positivi, stona come il gesso sulla lavagna quel tono urlato che utilizza sempre per rivolgersi a te ignaro del mio parlarti a voce bassa. Sempre più bassa per contrasto e nella speranza che comprenda.

Grande classico quello di parlare ad alta voce rivolgendosi ad un disabile oppure ad un anziano. Vuoi dire che il pensiero latente dominante immagina un inspiegabile collegamento tra difficoltà, limiti e sviluppo dei sensi? Bizzarrie degli stereotipi o dei luoghi comuni.

Qualche tempo fa, in un ristorante, una signora accoglie le nostre ordinazioni dimostrandosi molto attenta a tutte le nostre complesse indicazioni alimentari. Dopo averti chiesto per tre volte il tuo nome rispondo al tuo posto e già la guardo con sospetto per il tono insieme mieloso e in falsetto. Tra i miei preferiti per gli eccessi di orticaria!

Non ce la fa a trattenersi e, cogliendo tutti noi di sorpresa, allontanandosi dal nostro tavolo decide di darti una carezza sulla testa esclamando … carina!

Io faccio la faccia truce e per fortuna gli occhiali da sole (siamo in terrazza!) proteggono la signora dalle mie frecce oculari. In queste occasioni mi viene spesso in mente un noto film, tra bellezza e catana.

E’ proprio così, anche quanto si parte bene sembra inevitabile scivolare in quei comportamenti che trovo davvero inappropriati, invadenti e anche insopportabili. Ne ho già scritto tante volte e so di condividere con molte persone la fatica di gestire relazioni e comunicazioni che il più delle volte rischiano di assumere le connotazioni della mitica goccia di troppo.

Ogni tanto mi fermo a immaginare strategie nuove e di recente propria una tua compagna di centro mi ha offerto l’occasione per capire meglio. Sei tra le più grandi di età nel gruppo di ragazzi e ragazze ma, senza alcun dubbio, appari come la più piccola anche a causa di quella tua espressione ancora molto infantile che suscita i classici commenti riservati ai bambini piccoli.

Ciao piccolina, ti dice questa ragazza mentre guarda interrogativa la mia mano che, avvicinandosi all’altezza della tua testa, le impedisce gentilmente di darti una carezza. Che strano tono usi, le dico, sai che lei è più grande di te? Mi guarda attenta e seria.

Scusa, hai ragione. Vi sorridete per salutarvi e anch’io partecipo sentendomi un pochino più leggera.

Lezione numero uno, appresa. Direbbe Tata Matilda

 

L’indignazione non è in svendita

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di Irene Auletta

Nel web gira da qualche giorno, pare con grande successo, un’accorata lettera che dedica una piccata risposta ad un recente intervento del Presidente della Camera Laura Boldrini. Prima di giudicare ho ascoltato le parole che hanno scatenato tale reazione e francamente, anche dopo averle ascoltate diverse volte, non ho trovato alcun elemento che giustifichi una tale reazione che sfiora l’offensivo o che comunque di certo esibisce toni parecchio arroganti verso quella che non manca di sottolineare essere la terza carica dello Stato.

Certo, magari non mi fa impazzire l’esempio della madre che serve a tavola, ma perchè invece non viene dato anche risalto alla frase successiva che parla dei corpi femminili esibiti per pubblicizzare la qualunque?

E poi scusate, fermiamoci ai toni della lettera che già sono parte significativa di una comunicazione e non solo una forma trascurabile. Non vi sembrano gli stessi di quei politici sbruffoni e ignoranti tanto accusati proprio da chi rischia di riproporli, più o meno consapevolmente?

Se vogliamo dire basta davvero, dobbiamo iniziare a farlo in prima persona, esibendo l’intelligenza dei nostri pensieri, lasciando da parte il dito puntato sempre contro qualcosa o qualcuno e soprattutto, cogliendo l’insieme di una riflessione o di un commento, senza attaccarsi ad una sola frase, anche se infelice, assumendo così le sembianze dei peggiori esempi che purtroppo non mancano di fare i loro show quotidiani.

Stamane il buongiorno di Massimo Gramellini, restituisce respiro ad un’intelligenza che ha bisogno di uscire dalle scatolette costruite negli anni per volgersi verso un’orizzonte in grado di spaziare.

A furia di indignarci per tutte le virgole del discorso rischiamo di diventare come quelli che, guardando solo il dito che indica la Luna,  finiscono con il perderne di vista lo splendore.

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