Alternative speciali

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di Irene Auletta

Nei tuoi primi anni di vita ci è venuto in soccorso il classico cancelletto da porta che molti genitori di bambini piccoli conoscono bene, finalizzato a tutelare passaggi rischiosi. Il nostro utilizzo è stato protratto a lungo nel tempo, principalmente per proteggere i tuoi risvegli notturni e la possibilità che, aggirandoti per casa, potessi in pochi minuti metterti in pericolo, non ultima la tentazione di arrampicarti sulla scala del nostro letto a soppalco.

Qualche anno fa, rimanendo invariata l’esigenza di protezione notturna, si è reso necessario qualche correttivo e così la memoria delle mie estati al Sud, a casa dei miei nonni, ha fatto riemergere l’uso della porta a doppia apertura. Le avete presenti? Chiuse nella parte sotto e sopra aperte, sovente arredate con tendina di pizzo, a lasciar entrare il fresco desiderato nelle giornate più calde. Il tutto, naturalmente, a partire dall’esclusa possibilità di lasciarti chiusa a chiave in camera tua, senza possibilità di vedere fuori dalla stessa.

Da questi ricordi è nata la tua porta speciale, rispetto alla quale ti abbiamo subito coinvolta e che da sempre riconosci come la tua porta. 

Stamane siamo a casa da sole e di fronte ad un’emergenza non posticipabile, devo scendere in cantina lasciandoti da sola in casa, cosa che non accade mai. Con il cuore in gola ti dico che abbiamo bisogno dell’aiuto della tua porta magica e che devo lasciarti sola per qualche minuto. Accetti e rimani ad osservarmi mentre ti dico che torno prestissimo.

Allo stesso punto ti ritrovo qualche minuto dopo mentre arrivo di corsa e ti trovo serena e sorridente. Hai visto che mamma è tornata subito? Come te la sei cavata da sola? Mi guardi e indichi la tua porta ormai aperta e insieme la ringraziamo ridendo. Ci vedo le mie nonne a farti compagnia in quei brevissimi momenti e ancora una volta mi ritrovo a pensare che le cose davvero speciali, hanno radici antiche.

Io e te, a distanza di molti anni, affacciate ad osservare il mondo.

 

La Legge del guaio

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di Igor Salomone

Un Guaio non è ancora un problema

Incidenti, eventi inaspettati, tragedie improvvise, elettrodomestici guasti, malattie conclamate, tradimenti, unioni spezzate, finanze al collasso, e poi ancora: nubifragi, epidemie, invasioni di cavallette, siccità, terremoti, pioggia sul week end, la squadra del cuore retrocessa, sostanzialmente sono tutti fatti. Che  i più tendono a considerare guai. O anche: sfighe, disastri, contrattempi, punizioni divine, qualcuno persino opportunità.
Chiamateli come volete, ma non sono problemi. Non ancora per lo meno.

Questo è l’incipit della Prima Legge di Dissolvere Problemi. In tutto sono cinque, seguite da una quantità di corollari e varianti. Mi sono divertito moltissimo a formulare le une e gli altri. E’ successo qualche anno fa mentre ero alla ricerca di una via d’uscita dall’onnipresente cultura del problem solving.

Perchè mai. mi chiedevo, dobbiamo a tutti i costi risolvere i problemi e, per di più, farlo in modo efficiente ed efficace? Questa domanda stizzita mi frullava nello stomaco da tempo e sentivo il bisogno di variare il punto di vista.
E se per esempio qualche problema lo si lasciasse in pace dandogli il tempo di togliere le tende per conto suo? E poi, siamo sicuri che quando usiamo la parola “problema” intendiamo tutti la stessa cosa? E, sopratutto, un problema è una cosa da togliere di mezzo o da capire? Cosa succede quando riusciamo a toglierlo di mezzo senza averci capito un tubo?

Alla fine ho capito.

Quando un guaio qualsiasi produce una domanda sul che fare di fronte al guaio, e sopratutto di fronte alle reazioni causate dal guaio, allora il guaio diventa un problema in cerca di una soluzione.

E ho iniziato a rifletterci con le persone in formazione, in supervisione, a lezione e nel laboratorio di Esperienze e connessioni che ho chiamato appunto Dissolvere problemi.

L’anno scorso il fuoco del laboratorio sono stati i Guai, quest’anno sono appunto i Problemi. Due appuntamenti in programma:

6 e 7 aprile a Vanzago (Milano)
4 e 5 maggio a Pesaro

Vi incuriosisce questa ipotesi? avete la vostra da dire? scrivetemi, commentate sui social, oppure iscrivetevi ai laboratori mandando una mail a igor.salomone@me.com

Il resto del programma 2018 di E&C lo trovate qui.

Problemi e definizioni – 2

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Quando per un problema con una definizione comune viene individuata una e una sola soluzione condivisa, di solito è sbagliata

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