eclissidi Irene Auletta

A volte ritornano. Quelle citazioni che sotto forme diverse sembrano tenersi tutte a braccetto anche quando hanno tonalità differenti. Chissà quante volte abbiamo sentito dire che le cose accadono a chi è in grado di sopportarle, che Giobbe è stato un grande esempio per molti di noi, che le persone travolte da grandi dolori si trasformano in qualche modo in adulti o bambini “speciali”.

Mio padre mi osserva ridere e scherzare con mia madre e mia sorella e nei suoi occhi mi sembra di scorgere un punto di domanda legato a quello che sa preoccuparmi molto, proprio in questi giorni. Non poteva che capitare a te, con quella voglia di ridere che hai sempre! mi dice. Poi, quasi stupito dalla sua stessa affermazione aggiunge la storia dell’eclissi che va bene per tutte le stagioni.

Si, mi porto appresso questa storia praticamente da sempre. Sono nata in una mattina di eclissi totale e così come mia madre non finisce mai di raccontarmi il buio improvviso alle nove di mattina in sala parto, mio padre giustifica quelle che per lui sono mie stranezze o doti particolari, citando questo evento.

Chissà. Certo che a proposito di luci e ombre l’eclissi totale si presta a parecchie interpretazioni e spiegazioni possibili.

Giorni fa mentre chiacchiero con una mia cara zia ad un certo punto capisco che non riesce a trattenersi quando mi dice che le dispiace molto di alcune cose che devo affrontare aggiungendo che proprio io, non me le meritavo.

Ed eccole che ritornano. Quelle frasi un po’ senza senso che però, proprio quando sono espresse da persone care a cui vuoi bene, ti permettono di andare oltre per afferrarne altri significati di cui sono portatrici.

Essere dispiaciuti per le difficltà che una persona sta affrontando è una cosa ma parlare di merito o demerito introduce chiavi interpretative che riecheggiano di una  resistente cultura cattoqualchecosa che ancora una volta fa riemergere la categoria dei peccatori, con tutti gli annessi e i connessi di punizioni e perdoni.

Mi colpisce sempre leggere di come molti genitori sono riusciti ad affrontare una bastardissima sindrome genetica manipolando il nome dello scienziato che l’ha scoperta al punto da farne diventare tutti i bambini che ne sono affetti degli angeli. Il pediatra che per primo l’ha riscontrata si chiamava Harry Angelman.

Capisco che alcune spiegazioni fanno ancora la parte della copertina di Linus e se tengono al caldo e rassicurano, vanno benissimo e forse ognuno, quando affronta qualche difficoltà o dolore, deve imparare a trovare quelle giuste per sè.

Se però penso all’educazione e al ruolo dei genitori ho bisogno di esplorare anche altre strade, perchè credo profondamente che si possa sempre insegnare qualcosa ma solo  a partire da quello che sta accadendo nella realtà.

Quindi per te, ragazza mia, niente ali e per me, nessuna croce o medaglia. Attraversiamo insieme luci e ombre tenendoci strette e chissà che l’effetto eclissi non ci dia una mano.