A volte i corpi

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Le ho detto se le andava di fare un esperimento. Lei, Cristina, al secolo Piolini, artemovimentoterapeuta. Che non deve neppure essere facile farlo stare su un biglietto da visita. Nel laboratorio di Difesa Relazionale, condotto da me e Monica Massola, era capitato che Cristina transitasse in qualità di educatrice della cooperativa per la quale avevamo organizzato Metafore. Il gesto di Eros. Giusto per trattare di corpo, incontro, attrazione, seduzione e difesa nei luoghi educativi. Ma Cristina, in tutta evidenza, aveva sul tema una preparazione e un’esperienza tutta da spendere, dunque è stato facile tirarla dentro nel pensare e realizzare gli incontri.

Siamo a metà della terza mattina. Insisto sui dati perchè vorrei teneste a mente che Cristina e io non ci conoscevamo prima e in tutto avevamo alle spalle le due mezze giornate precedenti di quel laboratorio. Mentre i partecipanti sono fuori per il meritato intervallo. lasciando Monica, Cristina e il sottoscritto a cincischiare in palestra, mi assale un’intuizione. Che ne diresti di provare a combattere? Proposta strana e indecente, tenuto conto che ho alle spalle decenni di arte marziale e lei è una che ha praticato danzaterapia. Voglio solo provare a vedere come possiamo muoverci assieme accompagnati dalla musica con due regole due, non di più. E’ stata un’impresa convincerla, tipo che mi ha risposto sì ok facciamolo, prima che finissi la domanda.

Ci siamo ritrovati in un picosecondo allacciati dai corpi, dalla musica e da quel “combattimento” definito da due coordinate semplici, semplici: lo scopo era avvolgere l’avversario evitando di farsi avvolgere. Tutto il resto non era permesso, tipo afferrare, colpire, mordere, pizzicare e simili. Se capitava di venire bloccati dal compagno, si trattava di fermare un secondo l’azione e poi riprenderla. Non era una regola, ma l’idea di seguire musica e ritmo era implicita.

E’ stata un’esperienza di una carica espressiva straordinaria. Non ci siamo detti nulla, non abbiamo prestabilito nulla, nel corso del combattimento che è durato almeno cinque minuti e provatevi voi a tirare cinque minuti così, solo i nostri corpi si sono parlati, in un ascolto reciproco raro. Io alzavo continuamente il tiro perchè sentivo la sua presenza incondizionata e la totale assenza, al contrario, di ogni rigidità e contrapposizione. Se qualcuno vuol avere un’idea della mitica “cedevolezza” di cui sono piene le narrazioni di ogni arte marziale, guardatela. Lei non faceva altro che accogliere ogni mio rilancio e usarlo per esprimere la sua energia. Alla fine ci siamo resi conto che in un’improvvisazione del tutto inaspettata, esplosa però non per caso, abbiamo dato letteralmente corpo al senso stesso del laboratorio che stavamo conducendo insieme: corpi, gesti, Eros, seduzione, limite, difesa.

E ringrazio di cuore Monica, che sedotta a sua volta da ciò cui stava assistendo, ha afferrato l’iPhone e ha deciso di riprenderci. Il titolo è di suo pugno e una sua idea, direi grandiosa. Un grazie, naturalmente, anche da parte dei partecipanti ignari: per loro questa è la prima restituzione. E un arrivederci a settembre…

Violare la violenza

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…guardandola in faccia e costingendola a farsi pensare.

Quante cose sono accadute, quante cose ci siamo detti a Torre degli Alberi attorno, sulla e della violenza educativa. Forse ancora con troppe parole, come ha detto Paola alla fine, ma certamente i nostri corpi hanno parlato molto. Era una scommessa il seminario di fine febbraio. Anzi molte. Educazione e violenza non sono un binomio facile da convocare. Farlo chiedendo ai corpi di incontrarsi e scontrarsi, per “capire” meglio, anzi, in modo diverso, rischiava il confine dell’illegittimità. Del resto, se non si rischia quel confine per coglierlo e imparare a rispettarlo, “violenza” resta solo una parola pronunciata magari con piglio di condanna, ma vuota di esperienza.

Questo ho imparato, tra le tante, in quel week end. Ho per le mani un “giro” finale di valutazione che, da solo, narra di intensità, un’intensità non solo emotiva ma anche di pensieri e di scoperte tra la pelle e la mente. Ci sarà tempo per riprenderle una per una e condividerle con chi vorrà. Intanto lasciatemi dire con le dita, che incontri di questo genere valgono il mio lavoro. Grazie a tutte e a tutti quelli che hanno voluto prendervi parte. E spero che vorranno anche loro condividere qualcosa di ciò che, insieme, abbiamo creato.

Igor Salomone

 

Cittadinanza dei gesti difensivi

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Di Igor  Salomone

Difesa. Ho iniziato da qui, cercando “difesa” su Google… Non proprio difesa, certo, ci sono milioni di pagine, ma cose tipo: gesto difensivo, difesa nelle relazioni e simili. Escono risultati curiosi. Lo sapevate che se cercate “gesto difensivo” Google nella sua immensa saccenza vi suggerisce che forse cercavate “gesto offensivo”? Insomma, che diamine, un gesto è offensivo prima di tutto no? No, io voglio proprio vedere chi e come scrive di gesti difensivi. Alla fine Google un po’ seccato ti accontenta ed eccole lì: 500 miseri risultati. Se sceglievo l’offensivo ne avrei avuti dieci volte tanto.

Insomma, sembrerebbe che le offese siano molte di più delle risposte. O forse è difficile pensare che un gesto possa essere una di quelle risposte. Chissà. Comunque trovo una foto, questa…Interessante la rappresentazione, difendersi uguale allontanare, o tener lontani. Sarà interessare esplorare tutte le altre possibilità al seminario. Perchè di una cosa sono certo, i gesti difensivi sono molti ma molti di più di quelli che siamo abituati a rappresentarci. Google docet.

Provo anche ad aggiungere una qualche chiave di ricerca. Relazione, affetti e simili, ma niente di che. Salvo l’ovvio, che difendersi quando si tratti di relazione significa essenzialmente tenersi lontano dall’altro. Curioso, perchè gli scacchi sembrano dirci il contrario, è difendendosi che si entra in contatto.

 

La violenza educativa. Imparare a difendersi, difendersi per imparare

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Di Igor Salomone

Ormai manca poco. Sono mesi, questi, di grande riflessione sui temi del rischio, della violenza e della difesa nell’incontro educativo. Dopo il convegno di ottobre, Chi non rischia non educa e la giornata di studio bergamasca di gennaio, Scene pericolose, è alle porte il propedeutico La violenza educativa. Imparare a difendersi, difendersi per imparare, che si terrà a Torre degli Alberi, sopra Casteggio in provincia di Pavia, dal 25 al 27  febbraio. Tre titoli evocativi e, al tempo stesso, molto espliciti. La domanda è sempre la stessa: che rapporto c’è tra educazione e violenza?

Sarà perchè sono un uomo, sarà perchè pratico da decenni arti marziali, sarà perchè sono figlio del pensiero di Riccardo Massa, ma a me le visioni consolatorie e bonificate dell’esperienza educativa non sono mai andate giù. Che la violenza sia solo un dato del mondo con cui chi fa educazione deve fare i conti con piglio salvifico mi è sempre sembrata una favola edificante e un po’ miope. Le supervisioni professionali, e le esperienze di Difesa relazionale, grondano di gesti che tradiscono la violenza intrinseca nei luoghi educativi Una violenza sotto traccia, al di qua del limite di soglia, che si scorge ma non si impone ancora all’attenzione e senza la quale, del resto, non si riesce a comprendere come mai talvolta esploda diventando fatto di cronaca. Un fatto di cronaca, infatti, era stato l’elemento propulsore di Chi non rischia non educa, e l’elaborazione della struttura intrinsecamente “pericolosa” delle scene educative quello dell’incontro Scene pericolose.

Adesso mi attende La violenza educativa. Che è una nuova scommessa. Spero di riuscire ad afferrare il nocciolo della questione insieme a chi vi parteciperà: il diritto e la dignità pedagogica della difesa. Inizio la preparazione di quell’incontro. Vi terrò aggiornati. Intanto potete leggervi il documento di presentazione del seminario scaricandolo qui. E sulla pagina Facebook di Difesa relazionale, si può trovare anche qualche altro documento…

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