Figlie in scena

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figlie in secandi Irene Auletta

Domenica cinema. Finalmente riusciamo a vedere un film che settimana scorsa ti avevamo promesso ma rimandato a causa del tutto esaurito.

Al mio fianco una ragazza probabilmente tua coetanea.

Sedicenne con l’aria tra l’annoiato e l’attesa mastica rumorosamente un chewing-gum controllando di continuo il suo smartphone. All’inizio del film mi ritrovo a fare un paio di respiri profondi per non farmi troppo disturbare dal comportamento della mia vicina e mi aiuta pensare che avresti potuto essere così anche tu, proprio così.

Mi concentro sul film o meglio, su te che guardi il film, rimanendo sempre il mio spettacolo preferito. All’inizio l’atmosfera nuova, i fantastici scenari, la luce dei prati ti emoziona tanto, facendoti scappare quelle tue risate che sembrano stonare in luoghi di silenzio che non decodificano i tuoi commenti. Poi la trama si infittisce, le tinte diventano intense, a tratti drammatiche. Completamente rapita sei incollata allo schermo con lo sguardo serio e attento. Emozionata e completamente in silenzio.

Verso le ultime battute mi accorgo che anche la ragazza al mio fianco si è fatta silenziosa. Ha smesso di masticare, di controllare il telefono e, con sorpresa ed emozione, mi accorgo che si asciuga lacrime di commozione. Cosa non nascondono alcuni comportamenti di forma!

Si riaccendono le luci, movimento in sala e noi al solito aspettiamo che il gruppo numeroso esca anche per evitare di essere travolti, noi che ci muoviamo ad un ritmo tutto nostro.

Mi trattengo ad ascoltare i commenti dei miei vicini. La ragazza davvero commossa, continua ad asciugarsi qualche lacrima mentre la madre la prende in giro, insieme ad un bambino piccolo che passando accanto le fa il verso canticchiando la canzone del film. La madre mi pare diventata l’adolescente, con i suoi commenti fuori luogo.

Vorrei dirle di smetterla di ridere in quel modo e di prendere in giro la figlia. Vorrei dirle che quella commozione e’ una cosa bella, da non perdere e magari, da trattenere in un abbraccio che a quell’eta può essere solo rubato al termine di un film così. Vorrei dirle che sua figlia avrebbe potuto essere la mia. Ma lei non può capire.

Incrocio lo sguardo della ragazza e le faccio un sorriso che spero le parli. Poi, tu occupi di nuovo la mia scena con tutta tua la presenza e il mondo intorno si dissolve lasciandomi un fondo di dispiacere.

Ci sono occasioni perse che neppure si intravedono e io che viaggio ogni giorno con la mia lente di ingrandimento, lo so.

Cavernicoli dei nostri giorni

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thecroodssneakpeek-11413di Irene Auletta

Negli ultimi dieci anni le sale cinematografiche che proiettano cartoni animati, hanno subito vere trasformazioni antropologiche visibili agli occhi del comune spettatore che abbia avuto la pazienza di seguirne l’evoluzione. Se da una parte sono sempre più presenti adulti o ragazzi appassionati del genere, la netta maggioranza è composta da adulti che accompagnano i loro figli che negli anni, sono diventati sempre più piccoli. Una volta, anche come tecnico, sconsigliavo ai genitori l’esperienza prima dei cinque o sei anni e per alcuni bambini era necessario anche andare oltre perchè apparivano disturbati da un’esposizione per loro troppo precoce.

Quando al figlio del protagonista, un giovane e impacciato cavernicolo, accade una certa cosa, il signore seduto dietro di noi che non smette un secondo di commentare quasi fosse comodamente sdraiato nel salotto di casa sua esclama, vedi cosa ti dice sempre papà, si impara dall’esperienza!

Vabbè, sta disturbando da un po’ però almeno fa un commento educativo di tutto rispetto. L’illusione dura pochissimo perchè mi accorgo che alle mie spalle saltella, piagnucola e protesta, un bimbetto di non più di tre anni che dopo circa quindici minuti dall’inizio del film non manca di mostrare tutti i segnali di disagio possibile, rispetto ad una situazione di certo non a sua misura.

Del resto nella sala si possono osservare parecchie situazioni analoghe. Bambini che piangono, che saltano tra le poltrone creando imbarazzo e fastidio agli altri spettatori, genitori che spesso sono costretti ad uscire e altri ancora che si arrendono uscendo dalla sala a metà proiezione.

Tornando al bambino di poco fa, ha passato tutto il secondo tempo a saltare per le scale, spesso rincorso e richiamato dal padre, con un immancabile succhiotto che ha tenuto in bocca per tutto il tempo. Se solo si guardassero e ascoltassero più spesso, i bambini ce la mettono tutta per inviarci segnali di aiuto.

Da uno a dieci, dimmelo quanto ti è piaciuto?

Per fortuna il film è terminato e questa è l’ultima frase che riesce a raggiungermi del fastidioso signore che ho cercato di ignorare per tutta la durata del film, senza riuscire a volte a nascondere il mio fastidio e, in parte, il dispiacere nel vedere adulti così smarriti e confusi.

Scorrono i titoli di coda, accompagnati da una forte musica mentre una bambina che sembra ancora incerta sulla gambe, si esibisce in una danza scatenata con tanto di movimento di bacino, quasi a imitare i movimenti sensuali che spesso scorrono sugli schermi televisivi.

Ci guardiamo noi tre. Vuoi dire che alla fine i più normali sembriamo noi?

Ridiamo della tua battuta e ridiamo guardando nostra figlia che sembra divertita e  assai incuriosita da alcune delle bizzarrie che ci circondano. Così è la vita.

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