Magamamma

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magammadi Irene Auletta

Una bambina che ci conosce da diversi anni osservando uno dei nostri giochi con le mani ci si avvicina chiedendo se sto facendo una delle mie magie e mi dice che si ricorda ancora bene di quella che ho fatto anche per lei tempo fa.

La guardo cercando di recuperare pezzi di memoria mentre lei mi incalza chiedendomi se le faccio ancora le magie.

Ora ricordo. Era caduta sbucciandosi le ginocchia proprio mentre io, poco distante, ti stavo massaggiando una gamba dolorante. Avvicinandosi mi aveva sentita bisbigliare qualcosa e la sua curiosità aveva subito preso forma nella domanda cosa stai facendo?

Sai, Luna ha un po’ di male e io sto cercando di fare una magia per farglielo passare!

Nel giro di qualche minuto erano vicine, entrambe sdraiate, mentre io improvvisavo un magico massaggio per provare a guarirle …. Riuscendoci!

A distanza di anni quel ricordo mi fa sorridere perché in effetti le magie con te non ho mai smesso di farle. Mentre ti massaggio le mani per calmare i tremori, parti del  corpo per qualche tensione, i piedi o le gambe per una delle tue ricorrenti cadute.

Magia, magia questo male porta via!! E tu ridi, riconoscendo quel nostro gioco iniziato quando eri ancora molto piccina.

Il senso di impotenza delle madri può assumere le forme più variegate e io sono qui, proprio oggi, a dirti di stare tranquilla. Le tue mani tremano tanto e io mi avvicino con un fare un po’ teatrale e la voce “da maga”.

Attenzione, attenzione e’ in arrivo una super magia! Ridi come una matta e i rituali magici già mostrano i loro primi effetti. Anche stavolta l’esperimento e’ riuscito!

Punti a tutti

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di Irene Auletta

E’ successo ancora. Una brutta scivolata unita alla tua goffaggine motoria e, in un attimo, sei a terra urlante. La tua prima reazione sembra sempre di sorpresa e, in ordine sparso, sopraggiungono il pianto di dolore, di rabbia e di offesa. Ancora?

Lo strappo e’ forte e ti costringe ad un giorno di immobilità per riprenderti dal male del corpo e dell’anima. Il compito di tuo padre diventa quello di dar voce e legittimare la rabbia acuta, il mio quello di accoglierti nelle sfumature di dolore che passano da te a me, anche nella condivisione del pianto.

Anche stavolta ci e’ andata bene e pian piano inizia la lenta ripresa dei movimenti e delle piccole autonomie che hai conquistato nel corso degli anni con grande tenacia.

Come a sperimentare il senso del limite provi a ripercorrere movimenti e piccoli spostamenti che all’inizio affronti quasi saltellando sulla gamba non compromessa dall’urto. Zoppichi ma insisti a provare fino a quando riprendi il controllo dell’arto dolorante. E insisti. Sali, scendi, pieghi, incroci alternando ai sorrisi per i piccoli successi una smorfia di dolore che ti segnala il limite da non oltrepassare. Noi ti lasciamo fare senza perderti di vista e tu ci sfidi con lo sguardo a dire “ce la faccio da sola, non aiutarmi più!”.

Non ti sei mai arresa negli anni e ogni volta torni con tenacia a non demordere. Ci consoliamo reciprocamente e tu mi riempi di orgoglio per il tuo coraggio unitamente all’ennesima lezione che anche stavolta mi raggiunge consolandomi, come una carezza.

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