Spalle per volare

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spalle per volare 1di Irene Auletta

Succede così ogni volta. Arrivo alla lezione Feldenkrais, pronta alla sorpresa del viaggio che ci aspetta e a farmi accompagnare nella nuova scoperta da Angela, la nostra insegnante. La proposta della serata riguarda un lavoro sulle spalle e io la ringrazio mentalmente per la scelta, consapevole di trascinarmi da qualche giorno un peso e un dolore ad una spalla in particolare.

E’ fin troppo ricorrente l’immagine dei corpi reclinati per il peso degli eventi e di certo ciascuno potrebbe provare a dare un nome alle fatiche che sente di portarsi proprio sulle spalle, all’interno di un’invisibile ma pesante gerla esistenziale.

Avete in mente cosa portano le nostre spalle? Stasera proveremo proprio a dedicarci più attenzione.

Il lavoro ci aiuta a riprendere contatto con noi stessi e consapevolezza del nostro corpo per terra e nello spazio. I movimenti sono sempre delicati e tanto più profondi quanto lenti.

Mi piace l’invito a riconoscere la direzione dello sguardo che, anche ad occhi chiusi, segue sempre una sua traiettoria. Le spalle pesanti sono sovente accompagnate dagli occhi che guardano a terra o comunque verso il basso. Un senso di chiusura, di protezione, di isolamento che, quasi inconsapevolmente, si finisce con lo scegliere in tanti momenti della vita. Come non pensare ai nostri stati d’animo più faticosi e a quelli che incrociamo, immaginando di fotografare corpi che si spostano a fatica, pesanti e poco disponibili all’incontro.

Penso alla donna alata di Notti al circo e alla ricerca di una leggerezza possibile. L’ho citata proprio qualche giorno fa durante una supervisione proponendo al gruppo di operatori un cambio di prospettiva e una differente direzione dello sguardo.

Alla fine della lezione le braccia sono molto più presenti e le mie spalle decisamente meno doloranti.

Come si fa a sopportare questa fatica? Ma tu come fai?

L’immagine riflessa dalle vetrine a volte è impietosa e allora ci vuole proprio un atto di volontà. Stasera le spalle possono fare di meglio.

Per un momento, basta essere schiacciate dai pesi. Il vento fa uno strano effetto. Le spalle posso essere più libere e insieme all’armonia del movimento delle braccia, mi fanno pensare al volo.

Da qui la prospettiva è un po’ diversa. Respiro.

Spalle ballerine

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di Irene Auletta

Ieri sera prima lezione di Feldenkrais, ripresa dopo la pausa estiva.

Il sentimento iniziale è spesso di fatica perchè organizzare tutto per uscire di casa alle otto di sera è cosa non sempre molto semplice, ma poi, già nel breve viaggio che intraprendo per arrivare alla sede del corso, recupero il senso e mi avvio a gustarmi il piacere dell’incontro.

Come primo incontro c’è una breve presentazione del metodo mentre tutti siamo già sdraiati a terra e l’insegnante ci introduce ad alcuni significati e alle peculiarità che hanno guidato la ricerca scientifica del suo ideatore.

Poi si entra subito nel cuore del lavoro e i partecipanti vengono guidati a compiere alcuni movimenti con il corpo, sempre con l’invito a fare lentamente e soprattutto, ad ascoltarsi e ascoltare ciò che accade. Attraversare una lezione per me è spesso un momento quasi magico, dove il resto del mondo viene sospeso e tutta la concentrazione è solo lì, in quello che sta accadendo a me e al mio corpo.

Ad un certo punto Angela, l’insegnante, invita a fare un movimento velocemente ma senza fretta e precisa subito che fra le due modalità c’è una grande differenza. “La fretta irrigidisce e crea contrazioni mentre la velocità libera”. Questa cosa mi sa che la devo sperimentare per capirla un po’ meglio ma già detta così mi intriga e mi pare esportabile a tanti altri contesti dell’esistenza.

La lezione si conclude e io mi sento decisamente meglio, anche se dare un nome al cambiamento non è sempre facile e, forse, non è neppure necessario.

Salgo in auto per ritornare a casa accompagnata da una musica di sottofondo e lì accade. Le mie spalle hanno voglia di ballare.

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