Tra sogni e pensieri

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tra sogni e pensieridi Irene Auletta

E poi ci sono quei periodi in cui ti sembra di essere intrappolata in un frullatore che, nell’impossibilità di distinguere giorno e notte, conferisce alle giornate quei toni onirici che ti raggiungono come ovattati. Problemi con il sonno ne hai sempre avuti e sicuramente abbiamo passato anni davvero difficili, ma stavolta pensavamo di averla scampata e invece, da diverse settimane, eccoci ancora qui a darci il turno di notte, io e tuo padre.

Eppure, proprio mentre ti sto aspettando di ritorno dal Centro, mi accorgo che il mio stato d’animo è completamente diverso da quel passato che mi ha visto tante volte disperata. Con i nostri altri e bassi, mi pare di essere sempre alle prese con qualche problema o qualche difficoltà nuova che, negli anni, sembrano essere diventati la nostra normalità. Vuoi dire che è per questo che tutto sommato mi sento serena?

Certo la stanchezza ogni tanto aggiunge nuove bandierine al tabellone delle fatiche a segnalare che urgono nuove soluzioni, ma lo stato d’animo è assai differente da quando mi pareva che non sarei sopravvissuta ai ritmi che hai imposto alla mia vita, quando sei arrivata.

Mamma … Mamma…. Mamma… Mentre sto sistemando il tuo balcone sento in strada il pianto forte di un bambino piccolo che il probabile nonno sta cercando di consolare mentre la madre si allontana voltandosi più volte per fare un cenno di saluto con la mano. Quel pianto e quel richiamo mi raggiungono nel cuore e mi collegano subito a te che in queste ultime settimane stai affrontando tanti cambiamenti. Vorresti ogni tanto urlare mamma, mamma pure tu, anche se sei una ragazza? Vorresti protestare perché non ti stanno bene alcune cose? Vorresti esprimere la gioia per una bella esperienza e nuovi incontri? Chi lo sa.

Io impazzirei a non capire, mi dice una collega che non sa di trovarsi difronte a qualcuno che ha imparato a ingoiare pietre e che tante volte ha avuto l’impressione di “uscire pazza”.

E poi ripenso alle nostre ultime notti insonni, alle domande nuove, ai dubbi, alla tua e alla nostra stanchezza. Ci sono genitori che si sentono quasi degli eroi quando raccontano di essere sopravvissuti alle notti insonni dei primi tre anni di vita dei loro figli e ce ne sono altri che in una chat privata la mattina si raccontano con ironia, leggerezza e affetto della notte dei loro figli di diciotto, diciannove, trentatré e trentasette anni. Ognuno a suo modo affronta la propria avventura.

Noi abbiamo dovuto imparare che la notte svela misteri e, a volte, rivela incontri inattesi e sorprendenti tra cuori alla ricerca.

Madri di notte

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madri di nottedi Irene Auletta

“Buongiorno, si ricorda di me? Ci siamo incontrate diversi anni fa e facevo parte di quel gruppo di madri che avevano problemi con il sonno, che lei ha condotto per oltre un anno”

Mentre le confermo che mi ricordo bene di lei e dell’intensa esperienza attraversata insieme, dentro di me sorrido per il modo in cui la signora ha ricordato e nominato l’esperienza. In effetti i problemi di sonno li avevano i loro figli ma evidentemente nella sintesi della frase alla signora è sfuggita anche un’altra verità.

Al termine di un ciclo di conferenze tematiche rivolte ai genitori dei servizi per l’infanzia, un gruppo di mamme si era avvicinata per i rituali saluti finali e qualcuno aveva rilanciato l’idea di un gruppo che continuasse a incontrarsi per trattare le difficoltà legate alla gestione dei problemi di sonno dei loro figli.

“Non ha detto lei stessa che di notte si possono immaginare madri e padri che, in giro per la città sono uniti, in modo invisibile, dagli stessi rituali notturni spesso legati alla presenza di bambini piccoli? Se le madri potessero parlarsi di ciò che accade, di cosa provano e delle loro difficltà, forse potremmo rendere reale quel filo che le unisce”.

E’ così che abbiamo iniziato a raccogliere storie individuali per tesserne una collettiva, fatta dell’esperienza di ciascuno. Durante gli incontri abbiamo anche nominato una varietà di strategie sperimentate nelle diverse situazioni dando però più valore ai processi attivati e alle emozioni emergenti che ai risultati ottenuti. La creatività emersa, come sovente accade in questi casi, ha superando di gran lunga le attese e ognuna delle partecipanti ha trovato nuovi o originali modi per trattare la difficoltà, scoprendone inattese possibilità.

Da anni mi accompagna l’idea che, così come non si scelgono i figli, non sempre si possono scegliere neppure i momenti di incontro che nascono con loro e, ciò che trattengo di questa esperienza, è l’immagine di come ogni relazione madre e figlio sia cresciuta anche attraverso un momento non facile da affrontare.

Per le madri coinvolte in quel gruppo si è trattato solo di una fase momentanea mentre per molte altre, e altrettanti padri, la storia continua anche oltre la prima infanzia perchè è così la storia di alcuni figli che si incontrano. In questi casi la creatività è chiamata ad esibire doti acrobatiche.

Per noi, farne tesoro ed esperienza è divenuto un modo per affrontare quegli appuntamenti notturni che di certo non si ripetono più tutte le notti ma che sono rimasti un nostro momento speciale che periodicamente non manca di interrompere il nostro riposo.

Ti ricordi quando eri piccola la filastrocca della Luna? Ora sei una ragazzina e quella non vale più però, mentre rimango qui vicino a te e aspettiamo che torni il sonno, ti posso raccontare di quando babbo e mamma ti hanno incontrata e ….

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