di Irene Auletta
Ogni volta che rimani fuori a dormire per una notte, la casa si svuota, segnalando una mancanza forte. Non è una sensazione che crea disagio o preoccupazione, semplicemente un sentire che parla di un’assenza.
Incredibile come le persone con le tue caratteristiche riescano a riempire ogni spazio, ogni angolo probabilmente anche a causa di quel costante rapporto di cura che chiede, anche senza interventi diretti, l’attivazione di una costante attenzione.
Le mie orecchie si sono ormai abituate da anni a percepirti anche mentre non siamo nella stessa stanza, cosa che accade sovente per rispetto reciproco del nostro tempo e spazio. Mi capita spesso di fare il check mentale di qualcosa dimenticato in giro per casa che potrebbe intralciarti oppure che potresti travolgere con la tua curiosità a volte poco “delicata”.
Poi è anche vero che, come accaduto poche sere fa, puoi perdere l’equilibrio toccando col piede un angolo di un mobile cadendo a terra lunga distesa con un bel tonfo. E mentre io, invoco tutti i santi di una paradiso qualsiasi con quella reazione di dolore che ancora oggi mi fa sentire un ruggito nello stomaco, tuo padre arriva a rassicurarmi sempre con le sue parole. Non preoccuparti, hai visto come ha messo bene le mani davanti a protezione? Non preoccuparti, Luna ha imparato a cadere bene! E il mio respiro torna normale solo quando ti rivedo in piedi, con gli occhi di chi ha già fatto passare il momento e tutto riprende esattamente da dove era stato interrotto. Più o meno.
Luna sa cadere e anche noi, come tuoi genitori, impariamo ogni giorno a cadere. Poi non nego che ultimamente rialzarmi mi costa sempre un po’ più fatica ma ho fiducia nella forza di ciò che per me è davvero importante e che sono lì a non perdere di vista neppure un attimo.
Pomeriggio uggioso e stiamo guardando il video di una tua uscita a fare shopping con educatrici e ragazze che nel gruppo si confondono per allegria e divertimento collettivo. Le immagini di te che provi una maglietta per poi acquistarla, le prove nel camerino, le mani che incrociano strette quelle tue compagne di uscita.
Ogni volta quel sentimento doppio che non smette di farmi compagnia.
Passerà mai quell’eco di dolore che assume proprio quella forma lì, nel mio cuore così preziosa e privata? No, non passera mai.
Passerà mai la voglia e il desiderio di dare spazio e attenzione alla gioia, alla bellezza, al diritto di essere felici? No, non passerà mai.



