Fortune al tramonto

5 commenti

di Irene Auletta

Mi dispiace per lei però, devo dirti la verità, mi dispiace tanto anche per te.

Il tono di mia madre non lascia dubbi interpretativi mentre stamane cerca di consolarmi dopo la serata di ieri. Tornata a casa da un impegno di lavoro, trovo i miei genitori e mia figlia in uno stato emotivo, connotabile tra il dispiacere e il senso fisico di impotenza, che quasi riesco a palpare nel  suo spessore.

Non è facile per i nonni gestire nipoti come te e non è facile per te, figlia mia, misurarti con le loro fragilità e i loro limiti che, evidentemente, ti creano difficoltà aggiunte a quelle che già fanno parte del tuo personale zainetto di vita. Anche questo vuol dire misurarsi con la disabilità.

Però, al di là di quello che mi riguarda come madre, devo riconoscere la mia fortuna ad essere ancora accolta come figlia e quel bisogno profondo di trattenere quella cura unica che nessuno dopo di te, mamma, potrà mai più darmi.

Questo fanno le madri, questo mi hai insegnato e ancora oggi mi insegni grazie alle tue parole di anziana che provano a prendersi cura della tua figlia adulta. Mentre mi parli il nodo alla gola mi ricorda cosa ho dovuto trattenere ieri sera preoccupata per voi due, che siete usciti da casa mia con le spalle curve come dopo una bastonata, per mia figlia che ho dovuto accogliere nella sua confusione e per me, inciampata senza alcun preavviso in alcune buche sconnesse della mia vita.

Questo fanno le madri, ti racconto mentre ieri sera continuavi a baciarmi quasi a volerti rassicurare che tutto andava bene e stamane al tuo risveglio, a conferma di quell’amore che ci tiene legate nella gioia del nostro incontro e nella sua inscindibile complessità.

Le fortune hanno sfumature bizzarre e la vita mi continua a spingere verso la ricerca delle loro molteplicità tonalità. Essere figlia è ancora un regalo che posso assaporare e gustare e non posso che dire grazie a te, mamma, per la madre che ogni giorno provo ad essere.

Potrebbe andare peggio

Lascia un commento

Che fortuna abbiamo avuto! Ha detto proprio così: “che fortuna abbiamo avuto!”. E’ l’una, il sole è a picco, temperatura non meno di 33 gradi, siamo sulla superstrada Lecco-Colico in direzione gita al lago, con noi c’è Luna sul sedile posteriore, siamo fermi a lato strada su una corsia di immissione con le macchine che sfrecciano a un millimetro, l’auto bloccata dalle ganasce posteriori che hanno deciso improvvisamente di abbandonarci, arrivati lì dopo una frenata di una ventina di metri che ha spalmato mezzo copertone sull’asfalto. E lei: che fortuna abbiamo avuto!

Del resto me l’avrebbe chiarito dopo. Non è che Irene sia un’inguaribile ottimista, è che di fronte alle cose cha accadono ci sono solo due scelte. O si pensa che non dovevano accadere, e dunque in qualsiasi modo accadano, vanno da “enorme seccatura” a “tragedia”. Oppure si dà per buono che accadano, e dunque il come sono accadute fa la differenza. E non c’è dubbio che le ganasce dei freni che bloccano d’improvviso una delle ruote di un’auto in corsa a 100 km/h, possono farlo in cento modi peggiori di come l’abbiano fatto le nostre oggi.

Quindi abbiamo chiamato il carro attrezzi, e mentre in officina provvedevano a riparare il guasto, abbiamo fatto uno splendido picnic di ringraziamento su una panchina, presso una darsena, accanto a un chiosco, poco dopo un ponte, in quel di Lecco.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: