Voto Partito Democratico perchè

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ElezioniPolitiche2013

 

Innanzitutto perchè mi sono chiesto cosa vuol dire “votare”. Me lo sono ri-chiesto, in realtà, e penso sia una domanda che ognuno dovrebbe porsi prima di chiedersi “per chi” voterà.

Votare in una democrazia parlamentare, e la nostra democrazia è questo finché sarà in vigore la nostra Costituzione, è l’atto attraverso il quale ogni cittadino-elettore sceglie i propri rappresentanti in Parlamento. Quei rappresentanti avranno essenzialmente due compiti: legiferare e scegliere chi governerà la nazione. A partire da ciò, si aprono immediatamente due scuole di pensiero: l’elettore sceglie in base a chi rappresenta meglio i propri interessi o gli interessi generali? Io ho sempre votato seguendo la seconda visione della democrazia. E lo farò anche questa volta.

Ovviamente si può sbagliare la scelta, accade che i rappresentanti non li scegli tu ma le segreterie dei partiti, che anche se li scegli tu poi fanno quello che vogliono loro, che si facciano corrompere, che pensino ai loro di interessi e non ai tuoi o a quelli di tutti. Ma questa é la politica, che da quando ero bambino mi sento ripetere “é una cosa sporca”. Dunque da circa cinquant’anni. E non potrebbe esse diversamente, chi lo crede si illude.

Governare significa muovere immense risorse, dunque é fisiologico che chi le muove finisca col restare impigliato nei meccanismi di distribuzione traendone vantaggio. Il tema non é eliminare corruzione e ruberie eleggendo le persone “giuste”. Il tema é sostenere i meccanismi che riducano il fenomeno tenendolo sotto controllo ed evitando che faccia crollare il sistema. Per questo la democrazia che, per dirla con Churchill, fa schifo, é comunque meglio di tutti gli altri regimi politici sperimentati, che fanno decisamente più schifo perchè non hanno alcun sistema di controllo interno.

Detto questo, il voto é anche assunzione di responsabilità individuale su un bene collettivo: la democrazia, appunto. Responsabilità alla quale non possono sottrarsi neanche quelli che votano per sostenere i propri interessi. Ed é questa responsabilità che voglio convocare alla vigilia delle elezioni.

Prima di esprimere il proprio voto, dunque, chi pensa di farlo per esprimere la propria protesta, sappia che il voto NON serve a questo. L’elettore che vuole protestare ha tre possibilità: non recarsi alle urne, votare scheda bianca, annullare la scheda. Se vota invece qualcuno SCEGLIE, e se ne deve assumere la responsabilità.

Inoltre, qualunque elettore abbia già votato una volta, porta con sè la responsabilità delle sue scelte precedenti. Votare dicendo che tutto è tutti fanno schifo senza formulare un minimo di autocritica sulla parte sia pur minima giocata nel mettere quei “tutti” li dove sono, è indice sicuro di una profonda immaturità democratica. Tutti hanno diritto al voto, anche se democraticamente immaturi, questo è il valore della democrazia. Ma il diritto a un diritto non cancella il dovere di crescere esercitandolo.

Detto cosa vuol dire per me votare, non resta che dire perché voterò Partito Democratico. Voterò Pd perché:

A) perché il PD, pur essendo compromesso all’interno di un sistema compromesso, ha in sè gli anticorpi per tenere sotto controllo le storture del sistema riportandole entro confini tollerabili. E questi anticorpi si chiamano: idee forti e condivise sul mondo e sulle  possibilità di migliorarlo, decine di migliaia di persone che lo costituiscono e che lo fanno vivere con le quali in genere condivido molti valori e molto sentire pur in presenza di tante differenze che sono del resto un’altra ricchezza, una storia di radicamento  territotiale e di pratica sociale che nessuna altra realtà politica vecchia o nuova si sogna.

B) voglio che il 26 febbraio ci siano le condizioni per formare un governo e che questo governo abbia una maggioranza adeguata per poter governare. Condivido diverse cose che dicono Ingroia o Grillo, ma per governare, piaccia o meno, ci vogliono alleanze sufficientemente ampie per formare un governo e nè Ingroia nè Grillo sembrano minimamente propensi a ipotizzare di farvi parte

C) non penso più da molti anni che il voto possa aiutarmi a realizzare qualche sogno, ma voglio che mi liberi da un incubo. L’incubo sono i vent’anni passati che hanno tirato fuori il peggio da questo Paese e dai suoi cittadini. Voglio che ci sia una svolta in Italia. Ma le svolte si compiono solo in due modi. Il primo è una rottura rivoluzionaria, che però non mi pare sia all’ordine del giorno e, del resto, non la trovo auspicabile perchè comporta enormi tragedie, ben peggiori di quelle che i più continuano a lamentare. La seconda è una svolta graduale che implica avere come alleati pezzi significativi del vecchio mondo che vogliamo trasformare. Ovviamente è questa seconda opzione che scelgo, non credo alle logiche tutti a casa e ricominciamo da capo che hanno esiti inevitabilmente violenti. Voto Pd dunque perchè contiene in sè tanto pezzi del mondo che vogliamo lasciarci alle spalle, quanto di quello che vogliamo costruire. Ed è l’unico che può condurre questa transizione, perchè è nato appositamente con questo scopo.

Certo, poi c’è Sel che è nella coalizione con il Pd e votandola voterei anche il governo con il Pd. Ma qui ci sono in gioco differenze ideali: Sel ha un ruolo importante perchè testimonia un’anima che nel Pd, o nel suo schieramento, non può mancare. Ma rappresenta coerentemente la parte ancora profondamente ideologizzata della sinistra italiana, e a me le ideologie hanno sempre fatto venire il prurito…

Tutto ciò non significa naturalmente né che io “creda” nel PD o che mi ci identifichi. Ma non significa per questo che mi faccia vomitare e però magari lo voto per mancanza di alternative. Non sono neppure così ottimista che se vince e governa riesca a fare quello per cui lo voto. Ma lo voto perchè ci provi. E nessun altro può farlo.

Questo è quanto. Domenica saprò cosa fare. E me ne assumerò pienamente la responsabilità

Count(s) down…

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Strana questa fine di febbraio trascorsa scandendo due conti alla rovescia paralleli: la presentazione della nuova associazione, eredità ma anche no del glorioso Studio Dedalo consegnato ormai alla storia, e le elezioni politiche. Se doveva esserci un segno della tradizione nel passaggio dal vecchio al nuovo, eccolo: un calendario locale – serate, seminari, convegni – sempre e regolarmente in conflitto con quello globale – Champions League, mondiali di calcio, elezioni di ogni tipo – . Sia detto a imperitura memoria: non eravamo noi a mettere in agenda cose senza tener conto del Mondo, è il Mondo che ha sempre messo in calendario le sue cose senza tenere in minimo conto ciò che noi avevamo GIA’ programmato in precedenza… Dunque Dedali sembra nascere sotto i migliori auspici.

Visto però che i count down sono due, ne approfitto per augurare la massima partecipazione a entrambe le scadenze. Certo, lungi da me la supponenza di paragonare il futuro della nuova storia associativa a quello del nostro Paese, ma davanti alle urne avremo tutti quanti una grande responsabilità: imprimere una svolta decisiva al passato, raccogliendone il meglio e lasciandoci alle spalle ciò che va archiviato. Non è la stessa scommessa sulla quale nasce l’Associazione Dedali….?

Dunque, per una volta, la sovrapposizione di scadenze sarà virtuosa: tutti alle urne, per lo meno quelli che tengono  a vivere in un mondo più decente, e tutti sabato 23 mattina alla presentazione della nuova Associazione Dedali, per lo meno quelli che vogliono capire se i suoi scopi sono anche i loro e prendervi parte attivamente. Il miglioramento delle cose, dopotutto, parte sempre da quelle più vicine.

 

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