Faglie semantiche. L'esperienza educativa in luoghi altrui

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Questo scritto, assieme al profilo di servizio dell’Assistenza domiciliare ai minori e al profilo di servizio dell’Educativa scolastica, è il risultato di un lavoro fatto per l’Azienda Rete Salute di Lecco e per conto della Provincia omonima.
L’Azienda si era costituita da poco e aveva rilevato le deleghe che i comuni consorziati sino a qualche tempo prima avevano conferito al privato sociale. C’era necessità di raccogliere il gran numero di operatori che a quel punto erano passati dalle cooperative all’Azienda in un progetto comune, operatori che lavoravano appunto nei servizi educativi domiciliari e scolastici.
Adm e Educativa scolastica sono due servizi di confine, che operano in terra straniera come li definimmo allora. Due servizi caratterizzati da una forte individualizzazione dell’intervento e dal fatto di muoversi in casa d’altri: quella delle famiglie e quella degli insegnanti. Fatti che da soli costituiscono il fattore critico di quel lavoro educativo, difficile da delineare nei confini di ruolo e ancor di più nei confini del proprio setting.
Elaborai quindi due schede, una per tipologia di servizio, per delineare un profilo di senso e d’azione per gli educatori. A questo si aggiunse la trascrizione e la sistemazione di una delle lezioni che tenni agli operatori da parte di una delle collaboratrici che presero parte al progetto ed è Faglie semantiche. Domiciliare e Scolastica sono tuttora servizi in espansione e costituiscono per il privato sociale una fetta importante del lavoro acquisito.
Le loro criticità permangono e la tendenza ad evolvere verso forme differenti da un lato più sostenibili, dall’altro capaci di rispondere a bisogni educativi latenti, come l’esperienza di gruppo che nell’Adm non c’è e non a caso si stanno attivando numerose esperienze di centri diurni a partire dal servizio domiciliare, ne sono una conferma. Penso che questi tre scritti costituiscano ancora una base interessante di riflessione per il rafforzamento e la trasformazione delle due realtà di servizio cui sono dedicati.
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Assistenza domiciliare ai minori. Un profilo di servizio

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Questo scritto, assieme a Faglie semantiche e al profilo di servizio dell’Educativa scolastica, è il risultato di un lavoro fatto per l’Azienda Rete Salute di Lecco e per conto della Provincia omonima.
L’Azienda si era costituita da poco e aveva rilevato le deleghe che i comuni consorziati sino a qualche tempo prima avevano conferito al privato sociale.C’era necessità di raccogliere il gran numero di operatori che a quel punto erano passati dalle cooperative all’Azienda in un progetto comune, operatori che lavoravano appunto nei servizi educativi domiciliari e scolastici.
Adm e Educativa scolastica sono due servizi di confine, che operano in terra straniera come li definimmo allora. Due servizi caratterizzati da una forte individualizzazione dell’intervento e dal fatto di muoversi in casa d’altri: quella delle famiglie e quella degli insegnanti. Fatti che da soli costituiscono il fattore critico di quel lavoro educativo, difficile da delineare nei confini di ruolo e ancor di più nei confini del proprio setting.
Elaborai quindi due schede, una per tipologia di servizio, per delineare un profilo di senso e d’azione per gli educatori. A questo si aggiunse la trascrizione e la sistemazione di una delle lezioni che tenni agli operatori da parte di una delle collaboratrici che presero parte al progetto ed è Faglie semantiche. Domiciliare e Scolastica sono tuttora servizi in espansione e costituiscono per il privato sociale una fetta importante del lavoro acquisito. Le loro criticità permangono e la tendenza ad evolvere verso forme differenti da un lato più sostenibili, dall’altro capaci di rispondere a bisogni educativi latenti, come l’esperienza di gruppo che nell’Adm non c’è e non a caso si stanno attivando numerose esperienze di centri diurni a partire dal servizio domiciliare, ne sono una conferma.
Penso che questi tre scritti costituiscano ancora una base interessante di riflessione per il rafforzamento e la trasformazione delle due realtà di servizio cui sono dedicati.
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Insegnare e lasciare il segno

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Ero tentato di non datare questo scritto. Appartiene alle mie pagine dal sapore diciamo così più visionario. Mi piace ogni tanto assumere toni profetico-messianici. Mi diverto un sacco. E rileggendolo, mi sconcerta come alcuni riferimenti appaiano fatalmente datati, mentre certe considerazioni credo siano ancora assolutamente attuali. E aggiungo purtroppo…
Comunque, erano gli inizi degli anni ’90. Redassi queste pagine in vista di una serie di incontri con le scuole e gli insegnanti nell’ambito di un megaprogetto sull’educazione alla salute condotto per conto dell’Iref Lombardia (attuale Eupolis). Fu un progetto epico. Forse per questo il tono… Non so più quante centinaia di operatori, della sanità e della scuola, ho incontrato in giro per tutta la Lombardia.
Il tema caldo era quello dell’Aids, e la sua prevenzione la strada maestra per veicolare soldi e progetti.
Il problema da affrontare era la percezione che gli insegnanti avevano del loro ruolo educativo in proposito, da non ridurre a una questione di informazioni sanitarie facilmente delegabili agli “esperti” del sistema sanitario. Per questo mi è venuto fuori un cipiglio del genere…
Fatta la tara del tono ed epurato dei riferimenti troppo contestualizzati, mi pare che questo breve documento, possa fornire spunti di riflessione ancora (maledettamente) attuali

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Il segreto del Maestro. Arti marziali e difesa relazionale

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Questo è un vero è proprio saggio. Ed è stato, dieci anni orsono, il manifesto di lancio della Difesa relazionale.
MI era stato commissionato dal periodico L’incontro edito dalla cooperativa Aeper di Bergamo. L’hanno poi pubblicato integralmente, dedicando al tema un numero monografico.
Mi sono divertito un sacco a scrivere queste pagine, infarcite di citazioni di varia natura, ma sopratutto filmiche. Manca solo Kung fu panda, perchè è uscito anni dopo. Ma in pratica aleggia in tutte le pagine.
Quando le scrissi, ero oramai alla fine del mio percorso di allievo presso la scuola di arti marziali che avevo frequentato per quasi quindici anni. Credo che Il segreto del Maestro sia anche un omaggio e assieme un congedo da quell’esperienza. Stavo per distaccarmene per intraprendere la mia via marziale personale.
Il segreto del Maestro, in secondo luogo, è il testo tra i miei che più di ogni altro, sino ad ora, ha messo a tema la dimensione pedagogica dell’arte marziale.
La mia pratica in età adulta è iniziata nel 91, avevo trentacinque anni, e da subito sono partito alla ricerca di un nesso, di un intreccio, di una sintesi tra la mia esperienza pedagogica e quella marziale. Non potevo non attraversare ogni lezione per quello che era: un misto di pratica, sudore, movimento, tecniche e di “lezione” appunto. Ero seduto nel bel mezzo di un congegno didattico e di un dispositivo pedagogico. Dalla parte dell’allievo. Non poteva che essere un’esperienza affascinante per me.
Dunque ogni lezione era anche luogo di elaborazioni pedagogiche che spendevo immediatamente in tutti i miei contesti professionali. Andatelo a chiedere ai miei studenti dei corsi per educatori professionali di allora.
Il segreto del Maestro, raccoglie e narra in forma nuova l’ìntero percorso intellettuale e corporeo del sottoscritto sotto l’egida dell’arte marziale tradizionale cinese, scandagliata a fondo con lo sguardo del pedagogista occidentale e contemporaneo. E il suo esito non poteva che essere il progetto Difesa relazionale
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Educazione e rivolta. Uno sguardo pedagogico sull'irriducibilità dei conflitti

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Lungo articolo commissionatomi anni fa da una rivista di sociologia, mai pubblicato. Diciamo che la rivista ha chiuso prima che lo finissi…
Comunque è stata una grande occasione per pensare il rapporto conflitto/educazione. E mi sono anche parecchio divertito a saccheggiare un po’ di icone cinematografiche.
La categoria di rivolta, poi, che mi era stata assegnata proprio da chi mi aveva commisionato queste pagine, mi ha particolarmente stimolato. In fondo è una categoria sociologica più che pedagogica, ma dovermici misurare mi ha permesso di giocare non poco sulle diverse forme di pedagogia che scaturiscono dal tipo di rapporto stabilito con questo evento.
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