di Irene Auletta

La massima la bellezza è negli occhi di chi guarda, spesso attribuita a Johann Wolfgang von Goethe ma già stata esplorata dal filosofo David Hume, mi sembra un incipit straordinario per dare parole a pensieri, sentimenti ed emozioni legati a qualche giorno di vacanza. Si, perchè nel quotidiano, la fretta e le tante cose da fare lasciano sullo sfondo ciò che la pausa di una vacanza fa emergere. A volte in modo affatto piacevole.

Di recente siamo state al mare (grazie alla zia Cate!) e il bello di essere molto vicine alla spiaggia ci ha offerto la possibilità di piccole passeggiate quotidiane per raggiungerla. Detto così sembra facile ma molto spesso, nella nostra realtà, i tragitti anche brevi, i cambiamenti, le direzioni scelte per raggiungere la meta, sono accompagnati dalle tue scelte di protesta, dalle spinte nella direzione contraria, dalle resistenze a priori che non sai neanche tu perchè.

Così la scenetta che si presenta ai passanti appare sovente curiosa, forse bizzarra, certamente atipica  e indubbiamente capace di diventare una sorta di calamita per gli sguardi, di piccoli e grandi, che incrociamo nel percorso. Pochissimi sono quelli che arrivano leggeri e freschi perchè gli altri, compresi quelli che fanno finta di non esserci, portano con sé non detti che mi arrivano nelle forme più variegate ma che, chi vive situazioni analoghe alla mia, conosce alla perfezione.

Poverina quella ragazza! Ma perchè fa così? Perchè non parla? Che strana! Quella mamma deve essere una santa … o una pazza, a seconda del frammento della scena che intercettano.

Il mio zaino diventa ad ogni passo più pesante e spesso quando raggiungiamo la meta, la tristezza, il nervoso, la malinconia e il dispiacere hanno occupato gran parte dello spazio. E allora ogni mattina o pomeriggio mentre provo a coinvolgerti tra teli mare, creme solari, cappellini e qualche diavoleria che ti aiuti a non annoiarti, provo a lasciar andare anche il peso degli sguardi che ci hanno accompagnate.

Di fronte alla poca bellezza che sono capaci di restituirmi gli occhi che incrociamo, quasi come un gioco silenzioso tra noi, mi ritrovo a dirti ma cosa guardano Luna? Peccato che non vedano anche la tua simpatia, la dolcezza che attraversa quel sorriso appena accennato, la curiosità che rivolgi a chi intercetti, il valore e la forza della tua tenacia che spesso contrasta con quell’apparenza fragile, da piccola.

Come direbbe tuo padre abbiamo bisogno di rimettere al centro l’educazione, pensando anche a come educare le diverse parti del corpo che entrano in relazione, perchè siano sempre più consapevoli di cosa comunicano. Abbiamo bisogno di educare gli occhi degli adulti, perchè lo insegnino anche ai loro bambini, ad essere più leggeri e amorevoli, proprio di fronte a qualcosa che non conoscono.

Abbiamo bisogno che la curiosità esprima il sorriso di una nuova scoperta e non solo il giudizio di quel per fortuna non è successo a me. Abbiamo bisogno di andare in vacanza con lo zaino più leggero perchè la vera sconfitta sarebbe il prevalere del desiderio di tornare presto a nascondersi nella fretta della quotidianità dei nostri giorni.

Allora ogni giorno, ancora e ancora, provo a dirtelo per dirlo a me. Lo sai Luna che ogni tanto la mamma vorrebbe non essere come Violetta? Te la ricordi la ragazzina del cartone Gli incredibili e i suoi superpoteri? 

Già, dico tra me e me … l’invisibilità e la capacità di creare campi di forza. 

Per proteggersi.