Pozzi del cuore

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di Irene Auletta

Già tanti anni fa ho imparato che con tuo padre è impossibile ricevere i regali classici che tutte le donne un po’ si aspettano e, con il passare del tempo, ho apprezzato sempre di più il valore di alcune sorprese molto gradite e originali. Il dono di quest’anno nascondeva un segreto.

Come molte madri, pochi giorni prima della tua nascita, ho iniziato a scriverti pensieri raccolti in un quaderno semplice ma prezioso solo per il tuo nome in vista sulla copertina.  L’ho scritto per circa due anni raccontandoti di te, di me, di noi. Poi, mi è mancato il respiro e il quaderno è volutamente sparito, nascosto in fondo a qualche cassetto.

Mi è capitato spesso di ripensarci durante la nostra storia ma i pizzichi erano sempre troppo forti per permettermi di andare oltre e così il ricordo è finito sempre più giù, nel pozzo della memoria.

Il dono di tuo padre quest’anno si presenta in una scatola, ricca di ricordi e di pezzi di storia. In fondo si scorge un sacchetto e proprio da quello riemerge il nostro quaderno che inizia con una storia datata diciotto ottobre millenocentonovantasette, due giorni prima della tua nascita.

Per qualche mese sono stata una madre come tante altre e rileggermi è ancora una piacevole emozione anche se oggi la nostra storia brilla di una luce tutta sua. In alcuni passaggi non ce l’ho fatta, ma ho fiducia di riuscirci anche per gli apprendimenti resi possibili da questi anni insieme.

Ho imparato ad aspettare e questo è un dono troppo prezioso per disperdersi in gesti frettolosi.

Ho imparato a cercare la bellezza al buio e a rimanerne abbagliata.

Ho imparato che il cuore chiede pazienza e ce ne vuole tanta per non farsi ferire dalle schegge impazzite dei sogni infranti.

Pieno di bellezza

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pieno-di-bellezzadi Irene Auletta

Poi ci sono quei momenti in cui il tempo rallenta e il pomeriggio si riempie di incontri, di pensieri, di ricordi. Con mia sorella decidiamo di andare a fare visita ad una cara zia rimasta di recente vedova.

Mentre ci viene incontro per accoglierci la sua immagine si sovrappone a quella di sua madre a noi altrettanto cara, Zia Stella. Il tempo passato ci fa questi scherzi e così, mentre lei ci chiama ancora ragazze, io ritrovo nel suo sguardo maturo e nel suo modo di esprimersi quella stessa persona che tante volte ha ascoltato i miei commenti di bambina e il mio mare in tempesta di adolescente.

In un attimo ci ritroviamo a passarci un magico filo su cui infiliamo racconti, aneddoti, impressioni e ricordi a cui si intreccia il tema della mancanza di chi ci ha lasciato da pochissimo o da più tempo. A volte ci sono le parole e altre solo sguardi che si cercano per dirsi di quel dolore, di quella nostalgia ma anche di quelle gioie condivise e di quelle vicinanze che nel tempo si ritrovano come se non si fossero mai allontanate per tanto.

La profondità dei nostri scambi è tale che a momenti devo ricordarmi che sono una donna adulta e non più quella ragazzina che tante volte ha chiesto Zia Marisa cosa ne pensi?

E lei ci regala racconti di nostra madre giovane descritta così bene che subito la vedo camminare per il paese, con quel vestito bianco a fiori e i capelli raccolti in una coda di cavallo che nel suo movimento esprime tutta la vitalità di quella sedicenne che neppure poteva immaginare che sarebbe diventata mia madre. Vostra madre è stata proprio una bella madre e non dico brava volutamente perché bella, per me, è molto di più!

E poi i ricordi di noi piccole e di mia figlia di pochi mesi che ha ingannato anche lei. Appena l’ho vista ho pensato subito che non poteva che essere tua figlia con tutta quell’energia … chi avrebbe immaginato? E così passano le ore raccolte in uno spazio che diventa caldo di tante emozioni tra occhi lucidi e risate, tra mani strette e sorrisi di grande affetto. Mentre ascolto mia zia parlare capisco perché l’ho sempre riconosciuta tra le persone che hanno lasciato dentro di me tracce indelebili capaci di insegnarmi a incontrare la vita. E lei sembra saperlo in quella stretta con cui ci salutiamo, nei nostri occhi pieni e in quel ringraziamento ripetuto di un pomeriggio che è stato un dono prezioso.

Tornando a casa ti chiamo mamma e ti racconto di te, di quel vestito a fiori, di quei tanti pomeriggi passati insieme con le Zie e parliamo di come entrambe le ricordiamo importanti e capaci di aiutarci in un delicatissimo momento della nostra vita. E tu, come sovente accade, mi stupisci dicendomi che le persone belle rimangono sempre vicino al cuore e bisogna mantenerle preziose nel ricordo. Che dici ‘a mamma?

Poi, ci sono quei momenti in cui il cuore fa il pieno di vita ….

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