Purché sia bello

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di Irene Auletta

Interno giorno. Ospedale pediatrico, giro visita dei medici.

Buongiorno signora, vediamo un po’ come va oggi. Lei sa vero che sua figlia è celiaca e che quindi deve fare sempre molta attenzione con la scelta dei cibi? 

La madre annuisce. Sua figlia è celiaca da diversi anni ormai e sentirsi ripetere ogni volta l’indicazione le mette quasi un po’ di disagio. 

Certo che questa scoliosi è davvero brutta, lei sa vero che probabilmente sarebbe bene non interrompere mai la fisioterapia? Anche qui un attimo di pausa perché quella scoliosi lì è un tratto caratteristico, curato e ben conosciuto. Dopo qualche altra domanda-indicazione-prescrizione sempre sullo stesso tono, la madre sbotta e anticipa il medico dicendo, se adesso vuole chiedermi se so che mia figlia è disabile le anticipo già la risposta. 

Lo so.

Quella madre ero io tanti anni fa quando ancora, di fronte all’elenco delle tue mancanze, il dolore riusciva a prendere quasi solo la forma della rabbia.

Qualche giorno fa abbiamo ricevuto la relazione sanitaria periodica di uno dei centri diurni che frequenti. L’effetto non è più lo stesso ma l’elenco di ciò che non sai fare e dei tuoi limiti, mi arriva sempre come un pizzico al cuore. Anche se, fortunatamente, molto più leggero.

Ma cosa ti aspetti da un medico? Io sinceramente mi aspettavo di leggere proprio questo! Eccolo tuo padre che con due battute mi rimette in ordine le emozioni e i pensieri.

In questi giorni ogni tanto mi perdo ad osservarti mentre attenta, affascinata e coinvolta segui alcune gare delle Olimpiadi. In particolare il pattinaggio, il movimento e la musica, ti emozionano al punto che anche il tuo corpo non può fare a meno di partecipare!

Ma cosa centri tu, figlia che osservo e che da anni mi riserva stupore e sorprese, con alcune descrizioni e raccolte che sembrano non avere altra finalità che ribadire ciò che non sarai mai?

Forse, sia come operatori che come genitori, dovremmo smetterla di cercare la concentrazione, il coinvolgimento, l’attenzione e la partecipazione dove decidiamo o vogliamo noi perché il rischio è che ci sfugga continuamente ciò che accade esattamente davanti ai nostri occhi.

Sai che ti dico Luna? Continua ostinatamente a scegliere e a farti appassionare dal mondo che con tutta la tua persona riesci a raggiungere. Continua ad essere affascinata dal bello e a cercarlo sempre con curiosità. Continua a stare in quello sguardo che nel presente prova a godersi appena possibile il gusto della vita.

Per tutto il resto, la gente in coda è parecchia. Noi preferiamo andare altrove.

Ho voglia di un sogno

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di Irene Auletta

Lei lo sa!

La tua maestra Feldenkrais è stata la prima a reagire così, di fronte al mio racconto delle tue reazioni in queste settimane a casa ma, anche altre persone che ti conoscono, hanno condiviso la medesima impressione.

Evidentemente il rimando si riferisce a quella possibilità di sentire e comprendere gli eventi capace di andare oltre le solite categorie cognitive che purtroppo, ancora oggi, sono l’impietoso termometro di paragone utilizzato per descrivere, insieme alle tue capacità, chi sei.

Mai come in questi giorni ho proprio avuto la conferma che tu lo sai, o perlomeno, hai capito che intorno sta accadendo qualcosa di grande che ci costringe a comportamenti e abitudini che, solo poco tempo fa, avresti fatto fatica ad accettare anche solo per due giorni.

Continuiamo a chiederci cosa possiamo imparare da quello che stiamo attraversando e cosa potremo portarci con noi nell’evoluzione di questo periodo davvero triste e difficile. Io di certo penso a parecchie cose, sia nella mia vita personale che relativamente alla mia professione.

Però, se mi penso come madre, vorrei portarmi un sogno, che potrebbe essere un desiderio o un delirio. La speranza che gli operatori la smettano di chiudersi nella loro visione, incapace di osservare, scoprire e nutrire forme di sapere tanto differenti, insieme all’umiltà di sapersi imperfetti nelle loro conoscenze.

Io personalmente ogni volta, di fronte a te, mi sento così. Non riesco a capire e spesso infatti me lo chiedo. Ma come sei riuscita a cambiare così il tuo comportamento in poco tempo? Da dove nasce quella calma e quella nuova forma di collaborazione? Cosa ti spinge a vivere, anche con una discreta forma di serenità, qualcosa che a me a volte manda un po’ al manicomio? Domande senza risposte, mute come i nostri dialoghi d’amore più belli ma che, ogni volta, mi lasciano consapevole di quel tanto che io non so e non capisco.

E comunque figlia mia sai cosa ti dico? Io questo sogno me lo tengo caro e lo metto proprio ai primi posti della mia lista di quello che non voglio perdere. Se, proprio in questi giorni, non condiamo un po’ la vita con qualche sogno che gusto c’è?