Se avessi i diciott’anni che han tutti

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Di Igor Salomone

Questa notte non mi sarei dovuto svegliare all’una e venti per le tue urla. O magari sì, ma dopo un quarto d’ora sarei tornato a letto. O più probabilmente no, perché avresti saputo che il tuo era un mal di denti, ti saresti alzata, avresti preso un analgesico e ti saresti piazzata davanti alla tv, o al computer o, più probabilmente, al tuo smartphone aspettando facesse effetto. In realtà, se avessi i diciott’anni che han tutti, saresti già andata un’infinità di volte dal dentista per controlli e pulizie, ti saresti lavata bene i denti da sempre e stanotte non avresti avuto bisogno alcuno di urlare. Svegliandomi. Svegliandoci. E con noi mezzo palazzo.Se avessi i diciott’anni che han tutti, sapremmo in ogni caso con certezza che il tuo è un mal di denti, persino a quale dente e per quale motivo. Invece dall’una e venti per almeno un’ora l’origine delle tue urla sono restate un mistero. Poi il puzzle si è composto, qualche pezzo è tornato, ricordi quest’estate? stesse urla, stessi atteggiamenti con la bocca. E abbiamo finalmente capito. Forse. Ecco se avessi i diciott’anni che han tutti, questo “forse” potremmo risparmiarcelo.

Non potendo evitare l’incertezza, ti abbiamo dato dei farmaci per aiutarti a stare meglio. Sapendo che potrebbero non c’entrare nulla con quello che hai. Nel frattempo infatti è da due giorni che indossi una macchia rossastra sul lato del mento parecchio fastidiosa ed estesa. Così per oggi abbiamo preso un appuntamento da una dermatologa, mentre probabilmente avresti bisogno di un dentista. Se avessi i diciott’anni che han tutti riusciremmo a capire perché cazzo ci preoccupiamo per due giorni di una macchia sulla faccia che ti rende irritabile e poi ti scoppia un dolore da urlare dentro la bocca. O magari non lo scopriremmo, ma potremmo bestemmiare assieme.

Se avessi i diciott’anni che han tutti, comunque, stamattina io sarei al lavoro. Non ho mai dovuto chiedere permessi per le tue malattie, per il semplice fatto che lavoro in proprio e non devo chiederli a nessuno. Ma se dovessi farlo, te lo immagini chiederne uno perché tua figlia di diciott’anni ha il mal di denti? Già, ma tu non hai i diciott’anni che han tutti.

Così ora tu stai ancora dormendo, cercando di recuperare un po’ del sonno perso e io mi godo qualche minuto di tranquillità, in attesa che il tuo risveglio porti un po’ di serenità. Oppure un nuovo delirio. Intanto dovrò convincere telefonicamente la tua dottoressa a prescriverti antibiotici e antinfiammatori senza vederti e senza aver visto un dentista. E farlo in fretta perché oggi, ovviamente, è venerdì.

Se avessi i diciott’anni che han tutti, avresti un fottuto mal di denti come han tutti. E forse neppure quello. Invece il tuo mal di denti, alla fine, avrà coinvolto me, tua madre, i tuoi nonni che dovranno venire oggi pomeriggio per stare con te perché io a un certo punto dovrò andare, i nostri vicini che non potranno neppure lamentarsi del casino che hai combinato perché non è bello lamentarsi delle sofferenze di una disabile, la custode alla quale i vicini nuovi chiederanno chi fosse quella pazza che urlava come un’ossessa nel cuore della notte, la dermatologa che si chiederà perché cavolo siamo andati da lei, la dottoressa che dovrà decidere se lasciarti con il dolore o prescriverti dei farmaci fidandosi della mia parola, i miei amici che dovranno sorbirsi il sottoscritto, per non parlare dei lettori di questo blog.  E per fortuna non ho datori di lavoro, né colleghi sulle spalle dei quali scaricare i miei compiti per un semplice mal di denti di una figlia diciottenne.

“Semplice”…?

Sogni al mattino

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sogni al mattinodi Irene Auletta

Molti genitori con figli “grandi” ricordano i primi anni di vita del figlio narrando di notti insonni che sembravano non finire mai. Per chi invece sta ancora attraversando quella fase, sembra impossibile pensare che un giorno passerà. Nella gran parte delle situazioni la questione si risolve nel giro di qualche anno e in quel tempo, le madri e i padri coinvolti in questa non facile avventura, avvertono un pizzico nella pancia ogni volta che altri esclamano mio figlio? mangia e dorme!

Per pochi altri invece ci vogliono molti più anni e a volte, ancora dopo sedici anni, la notte si possono rubare strani dialoghi.

Che ore sono? Le tre. Vai tu o vado io?

Che ore sono? Le nove, per fortuna alla fine ce l’ha fatta. Si è appena addormentata.

Questi genitori, è vero che sono una minoranza, ma sanno bene di non essere gli unici e insieme agli altri, ormai hanno finito di parlarne o di vivere la situazione come una tragedia, perchè ognuno ha trovato un suo modo per viverla come può e come riesce. O almeno, così auguro a tutti coloro che si ritrovano in situazioni analoghe.

Mi piace parlarne perchè all’inizio io credevo di impazzire ed ero certa che non sarei sopravvissuta. A questo e a molto altro ancora. In realtà il tempo e l’esperienza raccolta possono davvero produrre cambiamenti inattesi a patto che prima, ci si arrenda, convogliando l’energia della lotta nella ricerca di possibili strategie.

Mi piacerebbe raccogliere altre testimonianze perchè sono certa che farebbero bene a molti e che potrebbero aiutare ad incontrare il nuovo giorno con un atteggiamento più amorevole.

Ma a me che, come tanti, comincio ogni giornata con pensieri di rabbia, rassegnazione e inadeguatezza, la sua storia continuerà a insegnare che con l’amore si può fare tutto e che tutto, nella vita, va fatto con amore.  Così Massimo Gramellini , ricordando Augusto Odone, conclude il suo Buongiorno di qualche giorno fa.

Ci sono storie che vivono giorno e notte, anche inventando cose folli per dare un senso alla loro realtà. Sono storie che ridanno nuovo spazio alle emozioni e alle vicende della vita.

Mentre finalmente stai crollando non posso fare a meno di fare la mia solita battuta. Scommetto che stanotte babbo non ti ha raccontano nulla. Per la prossima notte mamma ha già pronta una bella sorpresa per te.

 

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