Nonni all’orizzonte

Lascia un commento

nonni per forza?di Irene Auletta

Lo zio Beppe è un signore di 85 anni che trattiene nel suo esserci la figura di un possibile nonno materno per mia figlia. Mi fa simpatia ascoltarlo con quel suo accento veneto che ancora resiste nonostante i molti anni trascorsi a Milano, soprattutto quando si libera di quel tono serio che lo caratterizza per permettersi qualche battuta.

E pensare che tutti mi dicono che sono fortunato a godermi i miei nipotini più piccoli, ma a me, in realtà, fanno incazzare. Sono disobbedienti e fanno un gran casino. Gli altri me li sono proprio goduti, erano bravissimi. Forse sono invecchiato e sono insofferente alla confusione.

Tante volte ci nutriamo di una marea di luoghi comuni e spesso ci vuole coraggio per chiamarsene fuori, anche a costo di affermazioni impopolari. Ho sempre sentito poco familiare quel comportamento di stucchevole lusinga che molte donne, e qualche uomo, assumono di fronte ai bambini piccoli e, negli anni, mi sono liberata dell’esigenza di uniformarmi a comportamenti per me innaturali.

Che carino, quanti anni ha? Guarda che occhi, com’è simpatico! 

Forse l’aver attraversato per anni servizi per l’infanzia ha contribuito al mio attuale modo di essere ma in realtà, anche da giovanissima, non ricordo un grande trasporto   vezzeggiativo nei confronti dei bambini piccoli. Il mio sguardo di apparente distanza ha sempre parlato di rispetto e dell’esigenza di non invadere spazi che percepisco molto delicati  e sensibili. Quante volte si sente l’esigenza di fare una carezza a un bambino piccolo estraneo senza chiedersi se è un suo desiderio e, soprattutto, se questo non rischia di spaventarlo? Quelli che per alcuni sono gesti naturali, come questi o come toccare la pancia di una donna in gravidanza, per me sono intrusioni e invadenze e quindi, me ne guardo bene dal compierli, anche a costo di risultare una persona un po’ fredda e distaccata.

Mi ha fatto sorridere lo zio Beppe, perchè ha dato voce ad un sentimento vero senza alcuna paura del nostro giudizio e senza alcuna aggressività.

Quando sarò anziano, spero di riuscire a fare solo il nonno.

Mi ha colta impreparata questa battuta fatta qualche giorno fa da un giovane collega e mi sono accorta di non aver mai dedicato pensiero a un’orizzonte per me impossibile. Sarà perchè rifuggo dal pensare al futuro, sarà che non lo sento un pensiero mio o sarà la vecchia storiella della volpe e l’uva?

Grazie zio Beppe, mi hai offerto una bella occasione per nascondere la malinconia.

 

La scomparsa dell’imprevisto

2 commenti

di Irene Auletta

Assistiamo quotidianamente a scene alquanto bizzarre che mostrano senza alcuna pietà la perdita del rapporto con le cose che semplicemente accadono e che, di fronte a qualcosa che va fuori dai nostri schemi rigidissimi, fanno saltare i nervi unitamente alla possibilità e alla voglia di trovare nuove strategie per affrontarle.

Ieri sera ero al supermercato. Sarà stato il fatto che era lunedì, oppure che gran parte delle persone sono rientrate dalle vacanze, oppure ancora il tilt della spesa con lettore autogestito dal cliente. Chissà. Coda interminabile alle casse e tensione crescente nella fila. In queste occasione si ascolta davvero di tutto ma, la certezza della ripetizione dei luoghi comuni, mi fa davvero impazzire.

Alla fine diventa sempre colpa del governo di turno, della politica, dell’eccesso di tasse e dello scarto tra chi se la passa bene e chi fa fatica a tirare a fine mese.

Ho deciso di non farmi contagiare dalle reazioni dominanti perchè, come mi accade sempre più spesso, alcuni modi di vivere il quotidiano mi stanno davvero troppo stretti.

Così ho iniziato ad analizzare il fenomeno da osservatore, almeno ci ho provato, trovando ad un certo punto anche la complicità di un altro cliente sorpreso come me dalla follia che si respirava.

Possibile che sia sufficiente qualcosa che devia dai nostri programmi per trasformare un’attesa di dieci o quindici minuti in una sorta di anticamera dell’inferno? Non ci posso credere e, soprattutto, non posso pensare che non ci siano vie d’uscita da questa follia collettiva. Con il mio vicino di fila abbiamo iniziato a ridere e a scherzarci sopra. Il tempo è passato, la cassiera ci ha ringraziato per il nostro sorriso e per il fatto che non abbiamo aggiunto insulti o vari brontolii a quelli che aveva già collezionato.

Ma in fondo cosa è stato? Nulla. Solo un piccolo slittamento di qualche minuto nei programmi serali di ciascuno.

O forse qualcosa è accaduto. Abbiamo smarrito completamente l’incontro con l’imprevisto, con ciò che non possiamo controllare e dominare, con quello che ci rivela tutta la nostra umanità di fronte ad una realtà fortunatamente non perfetta e non prevedibile. Come qualcuno a casa ha subito commentato, “se va tutto perfettamente secondo i nostri piani, siamo già stressati!”.

Cosa diceva Siddharta di Hermann Hesse, nel suo misterioso percorso alla ricerca della saggezza? So aspettare, ascoltare e digiunare.

Arrivederci alla prossima coda!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: