Non sono un’amante delle feste scolastiche e in genere questo è il momento che finora mi ha sorpreso più a disagio sia come genitore che come operatore. In verità mi è capito spesso di confrontarmi anche con molti altri genitori perplessi e può essere che il bisogno di certi rituali di festeggiamento abbia talmente preso la mano da far un po’ smarrire i reali destinatari e il senso della proposta stessa. Parlo di ciò che accade dall’asilo nido in poi e di certo, in una struttura che accoglie bambini e ragazzini disabili, la questione si pone allo stesso modo e forse con qualche accento interrogativo in più.
Con questo spirito e stato d’animo ho accolto la comunicazione del festeggiamento odierno a cui per fortuna i genitori non erano invitati e così arrivo a prenderti al Centro che frequenti da pochi mesi e che ancora mi interroga sul senso della tua presenza lì.
Mi accoglie un’atmosfera giocosa, rumorosa, frizzante e caotica. I ragazzi eccitati ciondolano nella stanza, accennando balli e strani minuetti accompagnati da quel chiacchiericcio e da quelle risate da adolescenti che in più occasioni mi hanno fatto chiedere se quello è il posto giusto per te. Tu mi sembri sempre un altro pianeta tra diversi pianeti ma questo pomeriggio ti trovo perfettamente a tuo agio nella scena che mi si presenta appena apro la porta.
Mi vedi e mi saluti subito ma è chiaro che non intendi lasciare quella situazione di festa e che neppure desideri coinvolgermi in modo particolare nei preparativi in atto. Come dire, rimani pure qui ma stai al tuo posto!
Mi faccio da parte e ti osservo mentre non perdi neppure un frammento di ciò che ti accade intorno e cerco un continuo equilibrio tra emozioni assai differenti che viaggiano tra la gola e lo stomaco. Vieni coinvolta in una danza e mentre ti sorrido provando a nascondere alcuni pensieri, mi accorgo che il tuo sguardo inizia a rassicurarmi.
Mentre io ho paura che inciampi, che gli altri non riescano a seguire il tuo ritmo, che per te sia troppo, mi guardi felice e perfettamente a tuo agio in quella scena per me nuova e quando incroci i miei occhi il tuo divertimento per me diviene inconfondibile tanto da farmi dimenticare tutti i timori.
Quando dopo un po’ per te è il momento di andare, me lo chiedi senza alcuna esitazione e solo quando siamo vicine alla nostra auto mi abbracci in un modo parecchio diverso dal solito. Cosa vuoi dirmi tesoro? Che sei contenta, che ti sei divertita, che posso stare tranquilla? Oggi pomeriggio mi hai dato una bella lezione. Stavolta, io sono decisamente indietro.
Abbi pazienza figlia mia, la mamma è davvero lenta!
Dic 19, 2013 @ 09:07:31
Che gioia provare la vostra gioia! 🌸
Dic 19, 2013 @ 13:10:09
🙂
Dic 19, 2013 @ 16:35:51
giusto ieri alla festa della scuola di Davide, ho assistito ad una recita dei “grandi” e ad un certo punto tutti ballavano attorno ad una bimba affetta da autismo…quando tutti le sono corsi incontro stringendola in un abbraccio virtuale non sono riuscito a trattenere le lacrime….credo di essermi chiesto cosa stesse provando lei..cosa avrebbe provato davide al suo posto..cosa stavano provando i suoi genitori…
per assurdo ho pianto in quel momento e non ho pianto quando ho assistito ai “canti” di Davide…eh sì Irene cara…queste festine/recite…per noi genitori..sono veramente “provanti”…chissà l’anno prossimo..Davide sarà nei “grandi”…chissà se sarà protagonista di qualche attività che mi farà piangere come un bambino…
Dic 19, 2013 @ 16:44:23
benvenuto nel clan dei genitori piagnoni!! 🙂
grazie per averlo raccontato e condiviso … ci vuole cuore per farlo.