note e silenziodi Irene Auletta

Siamo in auto e subito, come ogni mattina, mi chiedi di ascoltare la musica. Ti piace tanto e non mi dai neppure il tempo di accomodarmi mentre le tue mani hanno già toccato tutti i pulsanti possibili.

La tua immancabile faccia appoggiata, quasi spalmata, al finestrino, in questi ultimi tempi è stata sostituita da quella che a me pare una strana e innaturale postura, che porta tutto il corpo quasi a voler aderire alla portiera.

Stai seduta bene, guarda che sei tutta storta, cosa fai rannicchiata così contro la portiera? Come sempre domando a te per chiedere a me. Cosa vorrà dire questo tuo comportamento che di certo si allontana parecchio dall’immagine della ragazzina “a modo” seduta comodamente a fianco della mamma?

Eri piccina quando, attratta dalle altalene, distribuivi equamente il tuo piacere tra il farsi dondolare dal seggiolino e il rimanere in piedi con l’orecchio premuto contro le sbarre di ferro della loro struttura. Strana bambina, sembravano sottolineare ogni volta gli sguardi altrui di adulti e bambini. Poi un giorno ho messo il mio orecchio vicino al tuo e ho scoperto un mondo inesplorato di suoni e di vibrazioni. Ecco cosa stavi ascoltando tesoro, è bellissimo!

Al termine di una lezione Feldenkrais la nostra insegnante ci invita ad ascoltare i cambiamenti del corpo, prima e dopo la seduta. Stupitevi e meravigliatevi di tutti i piccoli cambiamenti che, attraverso questo nuovo ascolto, vi permetteranno di trattenere nuovi apprendimenti.

Così oggi, ferma al semaforo, provo a imitarti e di nuovo il mio corpo scopre i tuoi segreti. La musica attraverso gli altoparlanti, va oltre le orecchie, si diffonde nelle portiere e, attraverso le vibrazioni che si possono ascoltare standoci appoggiate, racconta di nuove melodie. Mi guardi e ridi quando capisci che alla fine, ho smesso di parlare, ho provato e ti ho raggiunto, anche solo per un attimo, nel tuo mondo.

Stupore e meraviglia, scoperta e possibilità. Ma come ho fatto a non arrivarci prima?
Ogni giorno imparo qualcosa e tu cara figlia, pazientemente, mi aspetti.

Quando si dice cuore.