In silenziodi Irene Auletta

Come tanti, in questi giorni ho seguito le vicende dei carabinieri coinvolti nella recente sparatoria avvenuta a Roma. Ieri sera, quasi per caso, ho incrociato la dichiarazione della figlia di uno dei due, una giovane donna che, in questo mondo confuso e a tratti patetico, ha scelto la dignità. Ne parla stamane un bell’articolo di un quotidiano e mi continuano a rimanere in testa lo sguardo e le parole di quella breve intervista di ieri sera.

I toni pacati e moderati del dolore, quasi a ricordarci che le urla televisive degli ultimi anni hanno gran poco a che fare con l’autenticità e la forza dei sentimenti. Il dolore è una cosa seria, molto seria.

Mi colpisce una domanda di un giornalista che stamane risento in un commento in radio. Ma lei perdona chi ha fatto questo gesto?

Non posso fare a meno di chiedermi quali strani collegamenti ci siano tra il cervello e la lingua di questa persona e di chi, allo stesso modo, può anche solo pensare di porgere un simile interrogativo ad una figlia che sta seguendo con evidente preoccupazione l’evoluzione della gravissima situazione del padre.

Eppure, proprio in questi giorni, le parole di questa giovane donna sembrano gettare  luce su un’altra parte di questo nostro sofferente paese. Persone che si impegnano nel loro lavoro, che affrontano tragedie e perdite, che credono ancora nel futuro possibile.

Forse il perdono non abita nelle loro case perchè quello di cui si occupano ogni giorno è di gran lunga più urgente. Mi auguro che in una di queste, di quel padre e di quella figlia, entri un raggio di luce.