don-milaniSarà, come ha scritto Don Milani, che l’obbedienza non è più una virtù. La mia anima radicalmente libertaria, non può che esserne felice. Ma con la fine dell’obbedienza ci stiamo giocando anche senso del dovere e responsabilità. E questo mi rende profondamente infelice. Innanzitutto come padre. E’ una straordinaria disciplina quella del separare ciò che io vorrei mia figlia facesse da ciò che in ogni caso va fatto, indipendentemente dai miei e dai suoi desideri. E’ una disciplina della libertà e del rispetto innanzitutto, che chiama in causa ogni genitore da secoli. Quindi è bene praticarla e io, mi piaccia o meno, la pratico da quindici anni, ormai.

Ma con mia figlia le cose si riducono all’osso e fatta la tara, rapidamente, non ci vuole molto, di ciò che di quando in quando vorrei facesse ma che può anche non fare, resta ciò che deve essere fatto: vestirsi, lavarsi, andare in bagno, prendere le medicine. Anzi: farsi vestire, farsi lavare, farsi portare in bagno, farsi dare le medicine. E qui non ce n’è per nessuno. Ma mia figlia, a quanto pare, non è capace di obbedire. Il che mi obbliga a riconsiderare il tema dell’obbedienza, perchè se non è una virtù obbedire, non riuscire a farlo appare una disabilità vera e propria.

Come si fa a imparare che certe cose devono essere fatte, in ogni caso, piaccia o non piaccia? Non piegarsi alla volontà dell’altro sempre e comunque, grande virtù certamente, significa distinguere tra obblighi e assumere in prima persona quelli necessari. Ma bisogna arrivarci. E come ci si può riuscire senza un passaggio di obbedienza? Come farà mia figlia a capire che alcune cose vanno fatte “perchè sì”, se non riesce a capire che vanno fatte perchè glielo dico io?

Non so come ne uscirò, ma vorrei dire a tutti i genitori che possono permettersi l’obbedienza, di non chiederla a sproposito, ovvero quando non c’è un vero obbligo, di non mascherarla dietro lo stile “è per il tuo bene”, e di non evitarla come la peste per motivi ideologici o preoccupazioni affettive. anche quando è necessaria.

L’obbedienza non è più una virtù, è vero: è un lusso. E non va sprecata.