di Irene Auletta
Sei tornata dopo aver trascorso qualche giorno fuori casa. Ti aspetto davanti al Centro e ti vedo arrivare, ancora sul pulmino, con lo sguardo di chi cerca di capire quale sarà la prossima tappa.
Non hai il tempo di reagire come fai di solito, mettendo una certa distanza e, appena mi vedi, mi abbracci sorridendo mentre ti sussurro all’orecchio il mio bentornata.
Nel tragitto in auto, la distanza arriva comunque e, dopo poche parole scelgo come sempre il silenzio, anche perché tu non potresti aggiungere nulla, con le parole, alle narrazioni che mi hanno fatto le educatrici, raccontandomi di giorni belli.
Non è facile stare in un silenzio che non racconta la tua parte ma gli anni e il loro trascorrere , anche in questo caso, sono diventati cari maestri.
E così le domande rimangono lì, nella mia mente. Ti sei divertita? Hai fatto cose belle? Sei stata bene?
Allora mentre guido, ti prendo per mano cercando di far passare proprio da lì le mie emozioni e i miei pensieri. Tu accetti subito il contatto, non mi lasci e rimani per tutto il tempo del tragitto mano nella mano.
Noi abbiamo imparato a parlarci e ad ascoltarci così. Ci sono cose belle che non si possono raccontare se non tenendoci per mano.
Certo non è semplice vederti un po’ persa in un mondo altrove ma, stavolta, sono più serena perché ho capito che questa è la tua strada per potersi ritrovare.
Io sono sempre qui. Pronta ad esserci e pronta a lasciarti andare.
Ma quanto è bella la libertà Luna?




Lascia un commento