la grazia tra le pieghe di Irene Auletta

Alla ripresa delle varie attività dell’anno si è affiancato il riavvio delle mie lezioni Feldenkrais. Due sole lezioni e il mio corpo sembra già ricordare quanto interrotto prima della pausa estiva mostrando al tempo stesso l’incredibile velocità con cui, le nostre consolidate abitudini posturali, si riaccomodano in breve tempo nelle loro antiche posizioni.

L’invito di Angela, la nostra insegnante, si ripete familiare. Fate poco, molto lentamente, ponendo più attenzione all’ascolto del processo che al risultato del movimento. E, ricordatevi di respirare, ascoltando fin dove arriva il vostro respiro.

Già. Sembra tutto facile e normale detto così ma, in realtà, sappiamo bene che le corse e le preoccupazioni di tutti i giorni sono poco generose e tendono a occupare ogni pertugio libero, sotto forma di tensioni, fiato corto, rigidità del corpo.

Le cose che accadono non possiamo impedirle ma possiamo provare ad incontrarle  ed affrontarle con grazia. Così nella prima lezione Angela ci guida durante i movimenti e le configurazioni che ci inviata a provare e sperimentare.

Penso alle immagini di grazia che scorrono nella mia mente in contrasto con la durezza che ha accompagnato la mia educazione insieme all’invito a perfezionare corazze  multiformi per affrontare il mondo e le sue difficoltà. Certo, a volte le corazze aiutano ma, per definizione, restituiscono al corpo intero quell’immagine di rigidità che mi pare si allontani parecchio dall’idea di grazia che si cerca in questi movimenti. Dove può essere la grazia in quella mascella serrata che trattiene rabbia e dolore? Il quel sorriso teso che vorrebbe essere altrove, magari alla ricerca di nuove preghiere possibili?

Ritorno alla lezione. Mi sono distratta troppo fra mille pensieri, riprendo il movimento e con esso il respiro che, per fortuna, stavolta riesce a farsi spazio andando oltre la barriera delle tensioni. Qualche piccolo dolore nel corpo mi invita ad una maggiore cautela e ad un rinnovato rispetto verso questo amico caro così intensamente abbracciato alla mia anima.

All’orizzonte intravedo già nuove porte e originali fessure. Là, dove attente paziente la grazia.