Insomma, avete presente quando uno dice che il motore funziona? Sali sull’auto, giri la chiave, il motore parte e si assesta velocemente al minimo mentre tieni la frizione schiacciata, oppure sei in folle. Nessun rumorino fastidioso, il tono è quello giusto, i giri anche, così non si imballa e non urla. Poi parti, prima-seconda-terza…cambio e movimento sono scorrevoli, niente salti, strattoni, borbottii o comunque cose sinistre di varia natura. La marcia procede liscia e provi il sottile piacere delle cose che funzionano. Funzionano, appunto. E basta.

Niente di prestazionale in tutto ciò. L’accellerazione da fermo? chissenefrega. Velocità massima? altrettanto. Spunto in sorpasso, ok serve, ma se tutto funziona come deve, l’avrai. Anche se non ti riuscirà di spettinare il malcapitato che stai superando.
La differenza tra una prestazione e il funzionamento è che della prima ti accorgi generalmente quando l’ottieni, del secondo quando non c’è. Ma se ci fai attenzione, “sentire” il funzionamento di qualcosa dà un piacere sottile e intenso. Corpo compreso. Anzi di più perchè quando il corpo funziona senti due cose: che funziona e il piacere per il fatto che funziona.
Invece nelle palestre l’orizzonte fondamentale è la performance. Il risultato. Magari ottenuto addirittura a discapito del buon funzionamento, magari ottenuto portandolo a livelli estremi, che di solito preludono al malfunzionamento successivo. Bene, si tratta solo di capire se in circolazione ci sia una domanda di “buon” funzionamento invece che di prestazioni. Perchè se c’è e riesco a intercettarla, riempio la mia di palestra…