Educare in tempo di crisi

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Di Igor Salomone

E siamo al primo episodio del podcast. L’avventura è iniziata! So che è strano per chi è abituato a leggere un blog vedersi proporre l’ascolto di una voce. Ma in realtà confido sulle grandi opportunità che questo media offre.

Io ascolto podcast nei momenti più disparati: mentre faccio attività fisica, sistemo casa, faccio la spesa e altri momenti che non è necessario elencare. In fondo un podcast è una radio, per la precisione una radio on demand che ascolti quando vuoi e come vuoi. Attenti! quando si inizia diventa una droga.

A ogni modo se il progetto di Pillole pedagogiche vi attira, non avete che da scaricare gli episodi con una delle tante app dedicate e ascoltarveli con tutta calma. Questo non poteva che essere focalizzato sull’emergenza virus nella quale siamo tutti immersi. E la domanda non poteva che essere: come funziona l’educazione in un momento come questo?

Il podcast crescerà in virtù dei vostri contributi. Ascoltate questa puntata sino in fondo e lo capirete.

Scrivetemi qui, o, meglio ancora, su Telegram all’indirizzo @igorsalomone

Buon ascolto!

Uscire di casa digitando

5 commenti

 

 

di Igor Salomone

Il mondo si può sovvertire in un batter di ciglia.  Un mese fa, in una giornata di sole come questa, sarei stato al lavoro invece che in un parco a passeggiare. E avrei sofferto. Oggi sono chiuso in casa invece di essere in un parco a passeggiare. E soffro uguale. La differenza è che oggi anche i parchi sono chiusi. 
Un anno fa, in questo periodo, ero con la valigia in mano spessissimo fuori casa e con un desiderio costante: tornarci. Oggi sono chiuso in casa con un unico desiderio: uscirne. 
Forse non sono mai contento. Forse posso cogliere il valore dell’esser sempre in giro e del tornare a casa come corollario, ma anche il valore dell’esser costretto a casa che mi spinge a inventare ogni modo possibile per uscirne creativamente. Come scrivere questo post. 

Voglio dire, possibile che non avere un cane e non fumare riduca ulteriormente le mie ragioni per la libera uscita? Dopo dieci anni e passa di felice astinenza da giornali, sono persino tornato all’acquisto quotidiano di un quotidiano, pur di poter arrivare sino all’edicola. Sorbendomi per giunta lo sguardo ironico dell’edicolante, sempre lo stesso di dieci anni fa, che sembra dirmi: ti stavo aspettando…
Al di là dell’organizzare meeting in balcone, e che fortuna ad averceli, ho un bisogno fottuto di uscire. Come, credo, 60 milioni di miei concittadini.  Secondo me è per questo motivo che ci stiamo aggrappando a ogni mezzo di comunicazione a distanza, dal buon vecchio telefono alle videoconferenze.

E sta accadendo veramente di tutto: nonni in skype, discussioni su quale sia la piattaforma più adatta per le videochat, riunioni di lavoro virtuali, didattica on line, flash mob non solo organizzati in Rete, ma anche realizzati a distanza, videoracconti, tutorial, dirette Facebook.  Se il Covid arrivava fra qualche anno tra 5g , realtà virtuale e realtà aumentata probabilmente ci spingevano persino a visite digitali a casa di parenti e amici. Magari potevo persino passeggiare nel mio parco preferito, senza muovermi dal salotto.  Comunque spero due cose: primo che non si ripresenti, secondo che tutta questa enorme novità non ritorni nel cassetto appena finita l’emergenza. 
Dipenderà tutto da come l’avremo affrontata. 
Ma ci pensate come staremmo se per comunicare con il nostro mondo avessimo a disposizione solo la tv per essere informati e un telefono fisso, a parete, con il disco per comporre i numeri e magari con il duplex che ti faceva contendere la linea con il tuo vicino, creando spesso conflitti condominiali mica da ridere?
Insomma, stiamo messi molto meglio e ora tutti quelli che per anni hanno tuonato contro i social, ringraziano il cielo che i figli reclusi con loro possono restare in contatto con compagni di scuola, amici e fidanzati invece di star loro sul collo h24. Non dimenticatevelo appena il Covid se ne va, per favore.


Ho anch’io il mio bell’elenco di cose che cercherò di non dimenticarmi. Per esempio sto facendo delle riunioni e delle supervisioni in teleconferenza. Per anni attaccati al valore della presenza fisica, improvvisamente costretti alla distanza, l’incontro telematico sorprende per le novità che produce.  Mai viste riunioni così efficienti: turni di parola rispettati, focalizzazione sul compito, cazzeggio sempre presente, anzi reso frizzante dal vedersi su un monitor, però piacevolmente auto limitato, logorrea pressoché  impossibile, tensione alla sintesi. Insomma, quello che anni di team building non sono riusciti a creare, è bastato non sedersi attorno a un tavolo per realizzarlo.  Per non parlare dell’assenza dei corpi, o meglio, della loro essenzializzazione: del corpo in videochat sono presenti solo mezzobusto e voce. E scopri che se non c’è il corpo, ci sarà meno empatia, ma anche che le tensioni conflittuali si stemperano di brutto. E il compito comune sale in primo piano. Evviva!
Non me lo dimenticherò e non lo farò dimenticare. Gli incontri in videochat dovranno restare il più possibile, i vantaggi che stiamo scoprendo sono troppi per farci fregare ancora una volta dalla buona vecchia relazione faccia a faccia valida sempre e comunque, anche per dirsi cose che si potevano scrivere o fare sproloqui che si potevano anche comprimere in un video e inviarlo. Se ci riusciremo, alla fine ne guadagnerà proprio la relaziona faccia a faccia, mondata di tutti gli utilizzi inutili e dedicata alle questioni per le quali ha un senso essere nello stesso spazio ognuno con il proprio corpo.
Per non parlare della quantità di video che gira, anche tra operatori e utenti, e delle dirette Facebook, stasera per esempio ne avrò una, attivati per fare ciò che sino a poche settimane fa richiedeva lo spostamento di n persone, sempre difficile da concretizzare e spesso con risultati deludenti. Non credo che quegli incontri pubblici vadano sostituiti dai webmedia, però stiamo sperimentando che si può fare anche altro. Quindi vediamo di continuare a farlo e di scoprire il nuovo che permettono. 


Insomma, costretto a casa conto la mia volontà ma con il mio assenso, devo uscirne in qualche modo, e se l’uscio a disposizione è il mio Mac o il mio iPhone, non posso che varcarlo percorrendo ogni via possibile.
Approfitto quindi di questo post per dirvi che mi sono appropriato di un altro webmedia: il podcast. Era già nell’aria da parecchio tempo, ma la situazione attuale ha creato una tempesta perfetta per portarlo finalmente alla luce. Ecco a voi quindi: Pillole pedagogiche. Il cui motto è: se vuoi fare educazione, devi sapere come è fatta. 
Un podcast è un grande strumento, mi permetterà di mettere a disposizione gratuitamente i miei contenuti in una forma agile, non invasiva e ordinata. Ma, sopratutto, renderà possibile l’interazione con gli ascoltatori. Al momento ho pubblicato la puntata zero, la trovate anche qui, buon ascolto e sappiatemi dire.

 

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